Commento su Lc 2,15-20
Come vivere questa Parola?
Siamo finalmente giunti a Natale. Ci siamo arrivati con un itinerario nel quale siamo stati accompagnati dai profeti e, in questi ultimi giorni, dai familiari di Gesù. Natale è sempre un giorno discreto - almeno per quanto riguarda la liturgia. Solenne, certamente, ma senza le esagerazioni con le quali è sottolineato dal mondo del commercio. Perché Dio che viene nel mondo non fa rumore, non usa amplificatori, non posta qualche messaggio social in modo da attirare l'attenzione. Il suo "magnetismo" coinvolge i semplici, coloro che hanno il coraggio di lasciare le proprie abitudini, il proprio rifugio per dire: «andiamo [...] vediamo questo avvenimento».
Natale comporta la decisione ad uscire, a non a rimanere chiusi. Esattamente come ha fatto il Figlio di Dio che è sceso in mezzo a noi, che ha scelto di venire a condividere la nostra vita per portarla con Sé nel cuore di Dio. Tuttavia, rispettando la nostra libertà e riempiendo i nostri occhi e il nostro cuore di uno stupore mai sperimentato. Meraviglia alla quale la parola di Dio di questi ultimi giorni ci ha preparato permettendoci di vincere quell'inerzia che vorrebbe classificare anche la novità come qualcosa di già conosciuto.
Una novità che andrà continuamente richiamata alla memoria e soprattutto al cuore, esattamente con l'atteggiamento di Maria, che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».
Sostiamo lungo la giornata e nei prossimi giorni davanti al presepio. Immedesimiamoci nella persona di Maria e di Giuseppe e contempliamo il Dio che si è fatto Bambino. Affidiamo a Lui le nostre preoccupazioni, diamo del "tu" a Dio perché Lui vuole così, vuole la nostra attenzione e continua a trattarci con quella tenerezza con la quale da sempre ci accudisce.
La voce di un cardinale
"Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio... Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: "Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia!".
Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive» (J.P. Sartre, Bariona o il figlio del tuono).
Dio si è fatto uomo. E diventato un bambino. In questo modo egli adempie la grande e misteriosa promessa secondo la quale sarà «l'Emmanuele, Dio con noi». Dio si è fatto così vicino a noi, è diventato così facile da accostare, che ognuno può sentirsi a suo agio con lui. Diventando un bambino, Dio ci propone di dargli del tu. Ha abbandonato ogni lontananza e inaccessibilità. Non è più irraggiungibile per nessuno. A meno che qualcuno si sia posto tanto al di sopra degli altri che nessuno possa più dargli del tu, che un bambino, un bambino sconosciuto, nato in una stalla, non possa più entrare nella sua vita. Dio è l'Emmanuele. Diventando un bambino, ci propone di dargli del tu"
Joseph Ratzinger, Dio si nasconde in un bambino
Don Stefano Vanoli SDB - [email protected]
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