Omelia (06-01-2026)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12

" Cercare, Camminare, Cambiare" ed è Epifania, ossia " apparizione, manifestazione, credere".


La Chiesa festeggia la prima apparizione e manifestazione di Gesù alle genti. Appare, si manifesta nelle apparenze di un bambino, povero, figlio di poveri, davanti a re e a sapienti. Povero, vuol essere accolto alla maniera dei poveri. " Cercate il Signore, tutti voi poveri (anawim) della terra", aveva detto il profeta Sofonia (2, 3), e Isaia: « Gli umili (anawim) si rallegreranno sempre più nel Signore» (39, 18). Si può essere re, sapienti, e avere un'anima da povero, cioè una disposizione interiore alla voce di Dio, una umile e docile obbedienza al suo Spirito. La consolazione di Israele, la redenzione di Gerusalemme si rivela a coloro che hanno l'anima aperta e disponibile al Mistero: « Colui che non riceverà il Regno di Dio come un fanciullo, non vi entrerà» (Mc. 10, 15). Poveri di spirito, a somiglianza dei pastori, sono i magi. In loro, non ostante il possesso della cultura e della scienza, alla sapienza umana si unisce una povertà spirituale che è un aspetto della fede, che è fiducia, speranza, letizia, attesa religiosa cui non manca il dono di una rivelazione divina.

Appena veduto un segno luminoso in oriente i magi partono senza esitare, in pieno abbandono alla visione ricevuta.

Di fronte alle disquisizioni farisaiche dei dotti e dei sapienti, alle computazioni cronologiche degli scribi e dei dottori della Legge, possiedono l'umiltà della vera ricerca. Un desiderio inafferrabile li spinge a seguire l'invito della stella. Il silenzio che li avvolge è amore alla verità, come per la Verità affrontano le sofferenze che debbono sopportare nel lungo viaggio verso Betlemme. Una gioia profonda li anima nel cammino. Soltanto quando si è fedeli alla vocazione divina si può godere: « gavisi sunt gaudio magno valde», «perché il Signore si compiace nel suo popolo, e glorifica gli anawim salvandoli» (Ps. 29, 4).

Per riconoscere, Gesù occorre avere occhi disposti alla luce. " Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te" (Is. 60, 1). È una luce che illumina e guida all'interno le anime. « Omnis gloria eius ab intus ››. Solo a chi ama, a chi è fedele d'amore, il Signore rivela sè stesso. Solo a chi si fa " piccolo" come un fanciullo, in una dolce e sincera infanzia spirituale, si aprono i misteri della fede.

Quanti di noi, ingombri come siamo di presunzioni culturali, di miraggi ideologici, sarebbero partiti alla luce della stella? È una illusione, avremmo ripetuto. Un inganno. Oppure, simili agli scribi e ai dottori della Legge di Gerusalemme, pur intravedendo al di là della letteratura, la presenza della profezia, ci saremmo soffermati inerti e pigri, paghi della nostra scienza, incapaci di metterci in cammino verso Betlemme. Si può leggere esegeticamente il vangelo, i libri della rivelazione, e non riuscire a muovere i propri passi verso la Salvezza che è venuta, che viene.

Il Salvatore è venuto, e non dobbiamo "aspettare un altro". L'Incarnazione continua nella Chiesa. Non si pensa mai abbastanza per le feste natalizie che Gesù rinasce sui nostri altari nel sacramento della Eucarestia, in una natività umile, sotto le apparenze del pane e del vino, in un modo povero e insieme umile e misterioso. Avvertiamo la novità di questa perenne presenza, che si dona a ciascuno di noi in una forma intima e come cibo spirituale nel nostro peregrinare verso l'eternità? Godiamo di questo memoriale del Signore che fa di ogni chiesa una Betlemme?

E' necessaria la fede come ai pastori, come ai magi, per riconoscere Gesù e godere della sua rinascita nei nostri cuori. «Entrarono, racconta Matteo dei magi, nella casa, e videro il bambino con Maria sua madre; e prostratisi lo adorarono. Quindi, aperti i loro scrigni, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra›› (Mt. 2, ll). Noi forse avremmo esitato ad aprire gli scrigni, davanti ad una condizione depressa del bambino così a lungo desiderato e atteso!

Il Natale di Betlemme come il natale sacramentale si rivolge a tutti. Di questa universalità della salvezza sono un segno i magi. Già il profeta Isaia aveva preconizzato l'evento di una Gerusalemme « rivestita di luce», «luce in mezzo alle genti»: «Ecco le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni, ma su di te risplende il Signore, la sua Gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere... i tuoi figli vengono da lontano... tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore» (Is. 60, 2 ss.).

La stessa universalità afferma San Paolo: «Questo mistero... è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo» (Ef. 3, 5-6). Salvezza a tutte le genti, annunziano gli angeli nel cielo di Betlemme. Salvezza per tutti è il Corpo e il Sangue che il Signore dona nella cena pasquale nel sacramento eucaristico. Salvezza rivolta a tutti i popoli è il vangelo della Chiesa missionaria nel mondo.

Per partecipare a questo mistero di salvezza è necessario rendersi «piccoli», «fanciulli» come Giuseppe e Maria, come i pastori e i magi. Solo i poveri in spirito, gli umili di cuore godono dell'epifania del Signore. Possono vivere in una città, in mezzo alla folla, solitari e universali nei rumori del mondo, come un monaco che vive nella quiete di un monastero.

La luce è in loro, li guida, ed essi si lasciano guidare. Dio è autore di tutto ciò che essi dicono e fanno, perché Lui solo desiderano e pazientemente, amorevolmente servono. E in Dio servono il prossimo, l'umanità intera, donando al mondo amore puro e disinteressato, parole che operano quello che significano, opere che trasformano e creano la vera storia del mondo.


" Cercare, Camminare, Cambiare" questi semplici verbi ci chiedono di essere concreti nel volere essere "magi", non nelle cose tangibili, anche quelle, ma soprattutto in quelle spirituali, dell'animo.

Ma vediamo più da vicino che cosa significa cercare Dio. Come per i Magi, cercare Dio vuol dire camminare, fissando gli abissi del cielo e sondando i crepacci del cuore: occorre guardare in alto, guardare dentro, guardare oltre... Adattando un proverbio cinese, si potrebbe dire: " Se vuoi andare per la via diritta che porta a Cristo, lega il tuo carro ad una stella". La stella è la parola di Dio, come si legge nella stessa Scrittura. che si autoaccredita come " lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei nostri cuori" (1Pt 1,19).

Quando poi trovano il Messia-bambino. i Magi aprono gli scrigni e gli offrono i loro doni. Conoscere Dio è adorare, è ri-conoscerlo nella forma povera da lui scelta per non schiacciarci con il peso della sua gloria: e la povertà di Dio è sempre sconcertante, scandalosa! Di fronte a quel piccolo bambino - apparentemente così uguale a tanti altri i Magi hanno fatto il salto della fede e lo hanno adorato. Solo la fede permette di superare lo scandalo della ragione, perché solo la fede permette di arrivare alla conclusione giusta di fronte al presepe di Betlem: " Umano così poteva essere solo Dio". E adorare si traduce concretamente nel verbo " offrire". Offrire è "ri-donare" quanto si è ricevuto, ma il dono più gradito a Dio è la nostra povertà. Come si racconta in una delicata leggenda natalizia.


" Oltre i tre Magi, che, vista la stella, si erano già messi in cammino, c'era un quarto re. il quale si era dovuto attardare per poter preparare il suo dono. Aveva venduto tutto e acquistato tre gemme preziose: uno zaffiro, un rubino, un diamante e, montato sul suo dromedario, si era messo finalmente in cammino. Ma non ce la fece a raggiungere i primi tre, perché durante il viaggio aveva dovuto soccorrere un uomo assalito dai briganti e per pagare l'albergatore che si sarebbe preso cura di lui, impegnò il suo zaffiro. Più avanti gli capitò di incontrare un drappello di soldati che portavano a vendere schiava una povera ragazza incatenata, e per riscattarla, dette via il suo rubino. Finalmente arrivò a Betlemme. ma trovò la città a ferro e fuoco; gli sgherri di Erode stavano uccidendo tutti i bambini. Si avvicinò e fu colpito da una povera mamma che tentava di strappare il suo bambino dalle mani di un soldato. Impietositosi, diede il suo diamante al soldato che, abbagliato dal suo splendore, si lasciò sfuggire la povera donna con la sua creatura. Più tardi, passando vicino a una baracca, fu incuriosito dalla voce di una mamma che cantava una dolce ninna-nanna. Entrò e trovò un uomo che stava preparando i bagagli per fuggire in Egitto, e riconobbe Maria e il Bambino in quella mamma e nel bambino, per la cui liberazione aveva impegnato la sua ultima perla preziosa. Allora crollo in ginocchio, perché non aveva più il suo dono da offrire. Ma il Bambino tese le sue manine verso le mani vuote del re e sorrise. Non avere più nulla da offrire gli procurò la felicità; quella di prendere il Bambino tra le sue braccia..."
Infine - è il terzo messaggio dei Magi - cercare Dio è cambiare strada. l Magi non sono né turisti né vagabondi hanno cercato, hanno trovato. Poi " per un'altra strada fecero ritorno al loro paese" e certamente non si saranno tenuti la cosa per sé. Perché quando si è trovata la parola che cambia la vita, allora la gioia straripa. proprio come avvenne per loro che - racconta testualmente Matteo - " gioirono di una gioia grande assai". La parola incontrata è incontenibile e il minimo che si possa fare è passarla agli altri. ll cristiano è un portavoce, un passa-parola.

Da tante parti sale il grido: dov'è il vostro Dio? Cosa rispondi, tu fratello prete, tu monaca di clausura. tu laico impegnato nel mondo; hai incontrato Dio? Dove è la sua casa, quale stella hai seguito? Dimmelo perché venga anche io ad adorarlo; diccelo perché vogliamo anche noi fargli dono della nostra povera vita.

Credere amando, amare adorando. adorare donando, come i Magi; non è forse qui il senso di tutto?


Revisione di Vita:

Come singolo, come coppia, come famiglia, come comunità, quanto ci impegniamo, ogni giorno, a cercare, a camminare a cambiare, non solo materialmente, ma soprattutto spiritualmente, nei rapporti con il "prossimo", piccolo o grande che sia?
Claudio Righi