Omelia (04-01-2026)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Sir 24,1-4.12-16; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18

Vi è nell'uomo una esigenza dell'assoluto, un intimo desiderio di Dio. Lo stesso fenomeno dell'ateismo mette in evidenza più la critica di una falsa religiosità che non una vera e propria scettica incredulità. Quando non si crede in Dio, non poche volte ci si affida a mistiche invertite, a surrogati religiosi, a quelle espressioni che il filosofo Gentile chiamava « religioni atee». Vi è nell'uomo l'ansia di una ricerca, una radicale inquietudine che lo volge a un riposo nella luce, nella verità, in un autentico amore. Vedere Dio, conoscerlo, stabilire col Signore rapporti d'adorazione e di provvidente benevolenza. Si desidera che Dio si manifesti, che si renda visibile.

Potremmo enucleare dal vecchio e nuovo Testamento una teologia del «volto» del Signore. Nei Salmi continue, ininterrotte, pressanti sono le invocazioni: « Vedrò il volto di Dio» (42, 3), « contemplerò il tuo volto» (17, 15). « Il tuo volto, o Signore, io cerco» (27,8). « Non nascondere il tuo volto al tuo servo» (69, 18). Quanta inquietudine quando Dio sembra lontano: «Io hai nascosto il tuo volto, ed io sono stato turbato» (30, 8) « Se nascondi il tuo volto vengono meno» (104, 27): vengono meno speranza e fede. Con profonda tristezza Isaia asserisce che i peccati «hanno fatto nascondere il suo volto» (59, 2; 64, 6); e Geremia afferma che agli infedeli d'amore Dio « mostra le spalle e non il volto» (18, 17). « Il popolo deve camminare alla luce del volto del Signore» (Sl. 86, 16) e per questo si prega: « Il Signore faccia brillare la luce del suo volto su di te» (Num. 6, 25), « risplenda il volto sul tuo servo» (Sl. 31, 17), « splenda il tuo volto sul santuario» (Dn. 9, 17) in modo da poter ripetere: « Mi nascondo al riparo del tuo volto» (Sl. 31, 21). È un volto che « inonda di gioia» chi lo contempla (Sl. 21, 7), alla sua luce è la salvezza (Sl. 44, 44).

La prima lettura sembra rispondere a questo desiderio: desiderio che l'oracolo di Dio nei patriarchi e nei profeti aveva sollecitato e che faceva parte della alleanza. La Sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto, e a questa sapienza ci si rivolge. Si legge nel libro del Siracide: «La sapienza loda sé stessa, si esalta in mezzo al suo popolo. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, si glorifica davanti alla sua potenza: Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e ho ricoperto come nube la terra... prima dei secoli, fin da principio, egli mi creò... mi sono stabilita in Sion. Nella città amata mi ha fatto abitare: in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso nella porzione del Signore, sua eredità» (Sir. 24, 1-4, 12-16).

Dio per la sapienza ha creato e ordinato tutte le cose, ha insegnato all'uomo a ben vivere moralmente e religiosamente (« il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece piantare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele »). Israele trova nella Scrittura, nella Legge l'espressione della Sapienza divina.

Gesù è la Sapienza incarnata di Dio, il Verbo del Padre fatto Uomo che prende dimora in mezzo a noi. È questo l'annuncio evangelico (Gv. 1, 1-18). La Sapienza personale un tempo nascosta in Dio, quantunque governasse l'universo, dirigesse la storia, si manifestasse indirettamente nella Legge e nell'insegnamento dei sapienti e rivelata in Cristo Gesù. In questa rivelazione i libri sapienziali del Vecchio Testamento assumono una portata definitiva. « Nessuno ha mai veduto Dio, proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui l'ha rivelato» (Gv. 1,18), e Cristo Gesù, volto visibile del Padre, rende possibile agli uomini che si uniscono a lui di partecipare alla sapienza divina e di venire introdotti nelle intimità di Dio.

Gesù, infatti, è « luce che illumina ogni uomo», che «a quanti l'hanno accolto ha dato il potere di divenire figli di Dio». È luce e vita: «in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini... Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo». A chi ha bisogno di salvezza e di redenzione ripete « venite a me» (Mt. 11, 28 ss.). È Sapienza che si concede ai piccoli, a chi è docile alla rivelazione del Padre (I Cor. 2, 10-16; 12, 8), che viene rifiutata (« venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto») e crocifissa («hanno crocifisso il Signore della gloria »; - I Cor. 1, 8).
Anche oggi si parla, non soltanto nel linguaggio, della «morte» di Dio, della sua alienazione dal mondo, della insignificanza del suo dono salvifico, e si riguarda alla fede e alla morale cristiana come scandalo» e «follia». Gesù ha condannato questa sapienza dei sapienti che è « terrena, animale, diabolica» (Giac. 3, 15), opponendo quasi per scherno ai dotti e ai disquisitori del secolo la Sapienza della croce (I Cor. 1, 17-25). A questa Sapienza creatrice e redentrice dell'universo noi dobbiamo rivolgerci a perfezione e salvezza. Ci invita l'apostolo Paolo con un grande inno di lode a Cristo Gesù per l'opera di redenzione da lui compiuta che ci permette di essere « figli adottivi di Dio, santi e immacolati». È un testo da celebrarsi come una invocazione e una preghiera: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere sui figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto».


Dopo questa testimonianza celebrativa l'impegno a vivere quanto abbiamo ricevuto; impegno di gratitudine a Dio e impegno di costante e ininterrotta preghiera perché possiamo nella conoscenza praticare e attuare i doni concessi da Dio in Cristo Gesù, in modo da poter tendere alla eredità dei santi: «Perciò, io, Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi (scrive agli Efesini), non cesso di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi» (Ef. 1, 3-6.15-18).


Vi sono nelle lettere apostoliche pagine così immediate, così ricche della sapienza di Dio, così suggestive nella loro stessa forma letteraria, da rendere insufficiente ogni commento. Non resta che accoglierle, come sono, segni sacramentali della fede e aprire « gli occhi della nostra mente» per comprendere quale «tesoro di gloria» essi racchiudano e « a quale speranza noi siamo chiamati».


Revisione di Vita:

Come singolo, come coppia, come famiglia, come comunità, come viviamo il nostro rapporto con Dio per essere sostenuti, con la preghiera e la speranza, nell'operare con fede il nostro agire caritatevole verso il prossimo?


Claudio Righi