| Omelia (21-12-2025) |
| don Alberto Brignoli |
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Grazie, Giuseppe! In questo periodo dell'Anno Liturgico, abbiamo sentito narrare più volte (dalla Liturgia della Parola ma anche dai formulari, dalle preghiere, dai canti) il momento in cui l'angelo Gabriele reca l'annuncio a Maria. Ma c'è un'altra annunciazione, forse non così gloriosa perché avvenuta in un modo tutto sommato semplice e ordinario, come semplice e ordinaria fu la vita del suo destinatario, Giuseppe, un umile falegname della Galilea, al quale fu annunciato in sogno che sarebbe diventato custode della storia della salvezza. Un sogno, come quelli che tutti noi facciamo più volte nella vita; un sogno non del tutto pacifico, il suo, perché gli viene spiegato come mai la sua fidanzata, la sua promessa sposa, Maria, una ragazzina del suo stesso villaggetto di Nazareth, fosse rimasta incinta non per opera sua. Oggi queste cose ci fanno sorridere, e sono relegate all'ambito del gossip: con chi mai sarà andata quella ragazza, che tutti ritenevano per bene, a modo, figlia di una coppia di persone semplici, da qualcuno ritenuti addirittura appartenenti alla classe sacerdotale? Ci sarebbe da farne il copione di una telenovela! Ma a quei tempi non si scherzava: si rischiava l'accusa di impurità, se non addirittura di adulterio, e la condanna alla lapidazione era lì, dietro l'angolo. Certo, a detta sua un angelo si era presentato da lei spiegandole che Dio aveva già pensato a tutto: lei e Giuseppe non avrebbero assolutamente infranto la Legge di Mosè, perché su di lei era disceso lo Spirito Santo in persona con tutta la sua potenza, per cui quel bambino sarebbe stato identificato come Figlio del Dio altissimo, uno al quale nulla risulta impossibile, neppure far rimanere incinta una donna anziana e sterile come Elisabetta, la sua parente di Ain Kharim, moglie del vecchio sacerdote Zaccaria. Di fronte a questi fatti, Maria allora ha detto "sì" a questa richiesta così misteriosa e incomprensibile dell'angelo di Dio. D'accordo: ma adesso? Come la mettiamo con il parentato, il villaggio, i sacerdoti e gli scribi, pronti subito a cogliere qualcuno in flagranza di reato contro la Legge? Ammesso che questa storia dell'angelo fosse vera, adesso bisognava fare qualcosa, per lo meno prima che se ne andassero i mesi in cui ancora nessuno si accorgeva di pance che lievitavano... Chissà quante piallate alle mani, quante martellate sulle dita, quante tavole di legno tagliate storte, in quei mesi di lavoro! E chissà quante domande, nella testa del povero Giuseppe: "Dio che fa questo proprio a me? Dio che sceglie me - anzi, nemmeno me, la mia promessa sposa - per compiere la promessa di dare un Messia a Israele? Come faranno a credermi gli amici, i colleghi, i pettegoli di Nazareth? Chi crederà mai a questa storia? No, è chiarissima la cosa: Maria mi ha tradito, Maria ha abusato della mia fiducia... E se invece qualcuno le avesse fatto del male, e lei per paura o per vergogna si rifiutasse di dirmi la verità?". Immagino le notti di Giuseppe, passate a rivoltarsi su un giaciglio, a tormentarsi per darsi una risposta, a cercare di calmarsi, ma invano... Lui, però, non l'avrebbe mai ripudiata: la amava troppo, non avrebbe mai permesso che venisse condannata alla lapidazione, lei e il bimbo che portava in grembo... No, impossibile tutto questo, per lui: e allora, da uomo giusto qual era, applica la Legge, ma con la più grande dose di amore che si possa immaginare. Decide di ripudiarla, ma in segreto, rompendo il contratto matrimoniale senza dare troppe spiegazioni, così lei avrebbe potuto legalmente cercare di ricostruirsi una vita senza di lui, donandosi totalmente a un altro sposo oppure a Dio, dato che era lui la causa di tutto e quindi, magari, l'avrebbe voluta tutta per sé. E decide di farsi da parte, senza clamori e senza caos mediatici: se a quei tempi ci fossero stati i social, Giuseppe avrebbe cancellato tutti i suoi account, così nessuno avrebbe sparlato di loro. E così, lascia tutto nelle mani di Dio: il quale, però, decide di rimescolare le carte e lo ritira in ballo nella vicenda... Manda da lui, in una di quelle notti tormentate, lo stesso angelo, gli rispiega tutta la faccenda, gli dice come sono andate esattamente le cose, gli chiede di salvare la faccia di fronte alla Legge e alla società, assumendosi la responsabilità di questa paternità (che vergogna... chissà le comari di Nazareth: "L'hanno fatto prima di sposarsi!"), gli chiede di dare il suo cognome a questo figlio (così, da buon Messia, sarebbe stato discendente di Davide... e magari Dio avrebbe fatto in modo anche di farlo nascere a Betlemme...), di dargli pure un nome, Gesù (un bel nome, "il Salvatore", un nome che lungo i secoli diventerà uno dei nomi più pronunciati della storia): per cui, a Giuseppe non resta che portare Maria a casa sua qualche mese prima del previsto. Certo, umanamente parlando non è una bella cosa, e non è neppure semplice da accettare. Eppure, l'angelo ha detto a Giuseppe le due parole più belle che un uomo giusto, onesto, saggio, coscienzioso e profondamente innamorato della sua ragazza, avrebbe voluto sentirsi dire dal suo Dio in quella situazione: "Non temere". Il timore è nemico di Dio: solo l'amore vince sempre. Giuseppe può dirsi a ragione il miglior marito e il miglior padre della storia: ma credo che a lui questo importasse poco. A lui importa di fare ciò che è giusto agli occhi di Dio, e senza dire una sola parola, prende in casa con sè la sua sposa e il suo bambino... anzi, il "loro" bambino in arrivo. L'umanità non smetterà mai di dire "grazie" a Giuseppe, uomo del silenzio e della fiducia in Dio. |