Omelia (21-12-2025)
diac. Vito Calella
“Dio in uscita” e “noi in uscita” a partire dal “sì” di Giuseppe e Maria

In questa quarta domenica di Avvento, Cristo risuscitato ci invita a contemplare il "Dio in uscita" che viene a realizzare il suo disegno di salvezza e, di conseguenza, "noi in uscita", perché siamo chiamati ad essere missionari dell'annuncio del kerygma pasquale, avendo come modello di riferimento il "sì" di San Giuseppe, associato al "sì" della Beata Vergine Maria, sua promessa sposa.
Dio in uscita
Papa Francesco, nella preghiera dell'Angelus del 20 settembre 2020, disse: «Dio è sempre in uscita, in cerca di noi. Non è chiuso. Dio esce. Esce continuamente alla ricerca delle persone perché non vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d'amore». «Dio è sempre in uscita»: questo significa contemplare la "diaconia" del Padre, unito al Figlio nello Spirito Santo. Il nostro Creatore, Redentore e Santificatore si fa servo dell'umanità, prendendo per primo l'iniziativa e uscendo per offrire la salvezza a tutti, senza voler escludere nessuno; vuole donare pienezza di vita a tutte le sue creature umane, a partire dai più poveri, esclusi e sofferenti. Ciò si è già compiuto nella storia di questo mondo con l'evento della venuta del Figlio eterno di Dio Padre, che ha assunto la nostra natura umana nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo. Il Cristo risuscitato ci parla questa domenica del compimento del mistero dell'incarnazione del «Verbo di Dio che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14) nella versione del Vangelo di Matteo. È come se il racconto di questa domenica fosse una continuazione del racconto del Vangelo di Luca sull'annuncio dell'angelo a Maria, proclamato l'8 dicembre, solennità dell'Immacolata Concezione. In Lc 1,26-38 abbiamo avuto l'opportunità di contemplare il "sì" della Beata Vergine Maria. Questa domenica, in Matteo 1,18-24, contempliamo il "sì" di San Giuseppe. Il "sì" di Giuseppe è importante quanto quello di Maria. Giuseppe era discendente del re Davide e permise che tutte le promesse degli antichi profeti, che annunciavano la venuta del re Messia, discendente della casa di Davide, si compissero in Gesù. Una di queste promesse è quella del profeta Isaia, risalente al tempo del re Acaz. Lo stesso evangelista Matteo, ispirato dallo Spirito Santo, annuncia: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,22-23 compie l'oracolo di Is 7,14b). La «genesi» di Gesù Cristo nel grembo di Maria è un nuovo inizio, una nuova creazione, perché il Figlio eterno di Dio Padre si presenta con il volto umano di Dio e il volto divino dell'uomo. Pertanto, apprezziamo le parole di questo evento: «Ecco come nacque Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18). Sappiamo che il fatto più importante del mistero dell'incarnazione del Figlio eterno di Dio Padre, per opera dello Spirito Santo, è la risurrezione del corpo crocifisso di Gesù, che era stato deposto nel sepolcro. Anche la risurrezione di Gesù è opera dell'azione vivificante dello Spirito Santo; Gesù non è risorto da solo, ma è stato risuscitato per volontà di Dio Padre e con la potenza dello Spirito Santo! Il centro della nostra fede è il mistero pasquale di Nostro Signore Gesù Cristo. Il "sì" di Maria e di Giuseppe è il fondamento dell'«obbedienza della fede» (cfr Rm 1,5a) dei dodici apostoli, degli altri discepoli di Gesù e di tutti coloro che hanno creduto all'annuncio kerygmatico riguardante Gesù Cristo, Salvatore dell'umanità. Tra questi, contempliamo oggi la luminosa testimonianza di san Paolo. Scrivendo la sua Lettera ai Romani, egli ci invita tutti ad essere missionari, in uscita.
Siamo in uscita!
Nell'ascoltare l'inizio della lettera ai Romani (seconda lettura di questa quarta domenica di Avvento), potremmo chiedere il permesso all'apostolo Paolo e unirci a lui nella meravigliosa avventura di essere cristiani "in uscita", e potremmo rileggere il testo sostituendo «Io, Paolo» con «Noi cristiani» e riproclamare Rm 1,1-4 nel seguene modo: «Noi cristiani vogliamo diventare servi di Gesù Cristo, apostoli per vocazione, scelti per il Vangelo di Dio. Riconosciamo che Gesù è stato promesso per mezzo degli antichi profeti. Nelle Sacre Scritture troviamo l'annuncio riguardante il suo Figlio, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, per mezzo dello Spirito di santificazione che lo ha risuscitato dai morti, Gesù Cristo nostro Signore». "Dio in uscita" ci invita a diventare missionari, cristiani "in uscita". Noi cristiani abbiamo già celebrato i sacramenti dell'iniziazione, e facciamo frequentemente la comunione con il Corpo e il Sangue di Gesù! Noi cristiani abbiamo già celebrato più volte il sacramento della riconciliazione, rinnovando la nostra fiducia nella misericordia e nella fedeltà di Dio Padre, che continua ad avere fiducia nella nostra missione di essere membra vive del corpo ecclesiale di Cristo Gesù, morto e risuscitato, per realizzare il regno di giustizia e di pace in questo mondo, nonostante i nostri peccati e le nostre infedeltà. Alcuni di noi si sono già consacrati a Cristo abbracciando la vita religiosa, sono stati ordinati diaconi, sacerdoti e vescovi; alcuni hanno celebrato il sacramento del matrimonio, desiderando essere segno luminoso dell'amore indissolubile di Cristo per la sua Chiesa. Ognuno di noi, con la sua vocazione e missione, dovrebbe essere missionario, uscendo e collaborando affinché l'annuncio della buona novella dell'amore gratuito di Dio, già riversato nel cuore di ogni essere umano con il dono dello Spirito Santo, possa raggiungere tutti, specialmente i più lontani da Dio e i più schiavizzati dai propri istinti, sentimenti e pensieri egoistici, rendendoli spiritualmente poveri, nonostante le tante sicurezze fornite dai beni materiali di questo mondo. Noi cristiani «riceviamo la grazia della vocazione all'apostolato, affinché possiamo portare all'obbedienza della fede» tutti coloro che oggi si lasciano ancora condurre dal paganesimo di uno stile di vita consumistico, materialista, edonista, trasformando la solennità religiosa del Natale in un evento commerciale che esalta la prosperità economica (cfr. Rm 1,5a). Vogliamo proporre di tornare a «glorificare il nome di Gesù Cristo» (cfr. Rm 1,5b) e, con lui, il nome della Santissima Trinità, esaltando il cammino dell'umiltà e della solidarietà a favore di quanti sono più bisognosi di aiuto materiale e di guida spirituale. Vogliamo proporci di «glorificare il nome di Gesù Cristo» lasciandoci evangelizzare dai più poveri e sofferenti che hanno già scoperto la loro dignità di figli amati di Dio Padre e ci offrono testimonianze luminose di condivisione, di fiducioso abbandono a Dio, di vera gioia per l'azione liberatrice e trasformante dello Spirito Santo, che ha già scritto dritto sulle righe storte delle loro vite.
A partire dal "sì" di Giuseppe e Maria
Vogliamo essere missionari "in uscita" a partire dalla contemplazione del "sì" della Beata Vergine Maria, di San Giuseppe, contemplando il "sì" dei santi apostoli e di tutti i santi. Essi sono in comunione con noi in una rete di preghiera di intercessione. Pregano per la realizzazione vittoriosa del regno di Dio nella storia; intercedono per la nostra perseveranza nell'essere in atteggiamento di conversione dei nostri cuori vigilanti; chiedono a Dio la conversione dei peccatori più intrappolati nelle varie forme di dipendenza. I santi hanno già raggiunto la meta ultima della pienezza della comunione. Come cantiamo nel salmo, sono coloro che, con l'aiuto dello Spirito Santo, hanno «mani innocenti e cuore puro», cessando di «volgere la mente verso il crimine» della mancanza di rispetto per gli altri, delle ingiustizie e delle guerre (Sal 23,4). Grazie alla nostra scelta di essere missionari "in uscita", possiamo sentire «la benedizione del Signore scendere su di noi e la ricompensa del nostro Dio e Salvatore» (Sal 23,5), vedendo i segni del Regno di Dio dispiegarsi in mezzo a noi.