| Omelia (14-12-2025) |
| don Alberto Brignoli |
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Incomprensibile Dio... Chi di noi non ha mai sperimentato, almeno una volta nella vita, una situazione per la quale si è dato da fare con tutto se stesso nel preparare a pennello un'attività o un appuntamento, studiandoli nei minimi particolari, investendo un mucchio di tempo e di energie fisiche e mentali, e poi ciò che ne esce si rivela l'esatto contrario di ciò che aveva ipotizzato? C'è senz'altro anche una buona dose di sfortuna, nelle cose della vita, ma di certo in situazioni come queste ciò che ci lascia sgomenti è la loro imprevedibilità: tu ti prepari e ti disponi in un certo modo, e la vita si manifesta e ti conduce verso tutt'altra dimensione... nella maggior parte dei casi, sono delle belle botte! Come diceva il mitico Charlie Brown, "Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande"! Ora, possiamo anche riderci un po' sopra: ma in ambito religioso, proviamo a immedesimarci in coloro che, rispondendo a una vocazione, mettono con piena onestà e convinzione tutto il loro tempo, le loro energie, e la loro stessa vita a disposizione di un Dio che poi nella storia si rivela agli uomini completamente differente da come essi lo hanno annunciato, quasi discreditando la loro testimonianza: credo sia lo smacco più grande che un uomo credente possa ricevere. Perché finché si tratta di delusioni ricevute dalle persone, ci può stare: siamo umani, e fidarci dei nostri simili è sempre un rischio. Ma quando si tratta delle promesse di Dio, annunciate da tempo, sulla scia delle quali hai indirizzato i tuoi studi, le tue ricerche, il tuo silenzio, la tua preghiera, i tuoi gesti di carità, e ti accorgi che queste promesse si rivelano l'esatto contrario? Come minimo, ti viene da chiederti se hai sbagliato qualcosa: e se in tutta onestà ti sembra di aver agito bene, allora ti chiedi se quel Qualcuno di cui ti fidavi non abbia forse cambiato le carte in tavola... La domanda di Giovanni Battista fatta arrivare a Gesù tramite i suoi discepoli dal buio di un carcere ingiusto e immeritato suona esattamente così: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?". Visitato in carcere dai suoi seguaci, Giovanni viene a conoscenza dei contenuti della predicazione e dei gesti di Gesù, il quale parlava di un Dio misericordioso, che salva tutti, che non lascia nulla di intentato pur di salvare anche il più incallito dei peccatori, che dialoga indistintamente con pubblicani e farisei... Un Dio decisamente diverso da quello che aveva predicato Giovanni, che - per riportare solo le parole più belle - domenica scorsa ci aveva parlato di "fuoco inestinguibile che avrebbe bruciato la paglia" e di "una radice posta già alla radice degli alberi" per tagliare definitivamente il male che c'è nel mondo. Del resto, Giovanni era uomo tutto d'un pezzo, e non usava certo mezzi termini: proprio per questa sua schiettezza e questa sua mancanza di riguardi, addirittura nei confronti del re Erode, Giovanni si trovava in carcere. Cos'avrà pensato dal buio di quella cella? Forse sarà stato assalito dai dubbi, dalla percezione di aver sbagliato la propria missione, di aver immaginato che il suo grido contro l'ingiustizia si è rivelato vano: "Ma che razza Dio è mai questo?". L'integrità di quest'uomo, che non a caso è il più grande fra tutti gli uomini, lo porta a non avere peli sulla lingua nemmeno di fronte a Gesù, e attraverso i suoi messaggeri vuole chiarire immediatamente le cose con il cugino rampante: "Io ti ho battezzato nel Giordano, ti ho indicato come l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, ho fatto pulizia sulla tua strada davanti a te, e tu... e tu fai e dici tutt'altro! No, Gesù: non mi torna. Gradirei delle spiegazioni". E a volte gradiremmo anche noi delle spiegazioni, da un Dio che, con tutta onestà, crediamo fatto in un modo, e poi ci si rivela in un altro... La risposta di Gesù a Giovanni non si fa attendere: "Non riferite a Giovanni solo le dolci e soavi parole che io annuncio, ma fate parlare i fatti: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, il Vangelo è annunciato ai piccoli". Vale a dire: è il compimento dell'opera di Dio, annunciata da tutti i profeti e quindi anche da Giovanni il Battista: ovvero, che Dio - l'abbiamo ascoltato nei toni gioiosi della prima lettura - viene a salvare l'uomo, viene a ricompensare le fatiche degli oppressi, viene a vendicare le ingiustizie dell'umanità, viene a ridare speranza a un'umanità che l'aveva perduta. E alla fine, Gesù chiede a Giovanni un'ulteriore prova di fedeltà: quella di "non trovare in lui motivo di scandalo". Chiede a lui, il più grande profeta di tutti i tempi, il più grande tra i nati di donna, di avere un cuore limpido e innocente, di avere gli occhi limpidi del bambino, del più piccolo sulla terra, di colui che nella logica del Regno dei Cieli risulta essere il più grande. È un Dio imprevedibile, quello di Gesù Cristo: un Dio che stravolge tutte le idee e le immagini prefabbricate che gli uomini si fanno di lui, spesso anche in buona fede e nel rispetto della stessa volontà di Dio, come fu per il Battista. A volte, abbiamo quasi la sensazione che Dio ci provi gusto a farsi annunciare in un modo e a rivelarsi in un altro; e questo lo sperimentiamo nella nostra vita di fede di ogni giorno, dove siamo messi a dura prova più sulla scoperta del vero volto di Dio che sulla nostra coerenza nell'annuncio del Vangelo. Ma in realtà, non è così: è solo questione di paziente attesa. E soprattutto, di fede: o credi e ti fidi di lui e dei suoi particolarissimi e stranissimi modi di fare, oppure questo Dio così imprevedibile ti risulterà incomprensibile e di certo ti lascerà inquieto e perplesso. Del resto, cosa avverrà a Natale, quando tutti si aspettano l'arrivo del Re dei Re, del Signore dei Signori, dell'Onnipotente ed Eterno... e si troveranno a che fare con un neonato adagiato in una mangiatoia? È proprio vero che i misteri del Regno sono rivelati ai piccoli! |