| Omelia (19-12-2025) |
| Missionari della Via |
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Davanti al Vangelo di oggi, ci soffermiamo su come anche le persone ritenute credenti, compresi i sacerdoti, possono avere i loro momenti di incredulità. A volte siamo così legati ai nostri schemi, che impediamo a Dio di operare l'impossibile anche nella nostra vita! A Zaccaria viene portato l'annuncio di Dio da parte dell'angelo, ma è così legato alla tradizione, alla fattibilità che possa nascere la vita dal grembo di sua moglie sterile e ormai avanti con l'età, che finisce per rimanere muto. Come può uno annunciare le meraviglie di Dio se non ci crede neanche lui? Così siamo noi, siamo incapaci di parlare, di portare speranza, perché noi per primi non crediamo. Non siamo più credibili, perché noi per primi con la nostra vita e con le nostre parole, siamo diventati profeti di sventura, intenti solo a guardare le cose che non vanno in questo mondo. Non ci sappiamo più stupire, abbiamo ucciso la speranza nella nostra vita e cerchiamo così di ucciderla anche negli altri. A gente che si sposa come regalo di nozze diciamo di fare attenzione perché tante coppie si lasciano. Ai giovani sposi diciamo di non fare subito figli che prima ci si deve sistemare. Poi diciamo di non farne più di uno o due perché poi non si possono mantenere! Anche per la vocazione religiosa, abbiamo da ridire: chi si consacra, ha avuto una delusione! Abbiamo dimenticato che ci si può sposare con poco, che non vale la pena indebitarsi. Abbiamo dimenticato nella nostra opulenza, nei nostri beni che abbiamo eretto a divinità a cui chiedere la vita, che i nostri antenati hanno cresciuto figli non certo nella ricchezza materiale. Abbiamo dimenticato che nelle cose piccole e spesso nascoste si nasconde la felicità, anzi più che dimenticato non ci crediamo proprio! Oggi vogliamo chiedere la grazia di non lamentarci di ciò che non abbiamo, ma di saper gioire delle cose che abbiamo e che non sono di certo scontate! |