| Omelia (18-12-2025) |
| Missionari della Via |
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Del Vangelo di oggi vogliamo cogliere la grande virtù del silenzio di Giuseppe. Non troviamo nessuna sua parola nei Vangeli, per cui, il suo linguaggio silenzioso, ci chiede di ascoltare ciò che egli non ha detto, ma che ha vissuto. Il Vangelo ce lo mostra in silenzio, riflessivo, mentre cerca la soluzione migliore a qualcosa di più grande di lui. Questo è il cuore del momento: sa che senza solitudine non può esserci silenzio, e senza silenzio non può emergere la Verità. Il suo silenzio, perciò, non è vuoto, assenza di pensiero o semplice mutismo ma, al contrario, è un silenzio denso, preceduto e accompagnato dalla preghiera, alla ricerca della voce del Signore, perché Dio parla nel silenzio. Per noi che viviamo sotto un'autentica alluvione di parole, Il silenzio ci è estraneo, quasi scomodo. E se non riusciamo a fare spazio all'altro, quanto più difficile diventa riconoscere e accogliere la voce di Dio, che parla nel silenzio. Viviamo di parole inutili in famiglia, al lavoro, tra amici e spesso anche in parrocchia! Ci sono momenti in cui il silenzio ci spaventa. Fermarci davvero, smettere di correre, ci costringe a rivolgere lo sguardo dentro di noi, là dove il cuore custodisce ferite ancora aperte. E quella profondità ci intimorisce, perché ci mette davanti al dolore, alle domande sospese, alle parti di noi che non abbiamo ancora avuto il coraggio di affrontare. A volte non vogliamo ascoltare perché abbiamo paura che Dio ci venga a disturbare rivelandoci cose che noi non vogliamo fare! Spesso siamo quelli indaffarati che vanno di corsa e che hanno sempre cose da fare, senza chiederci poi cosa ne rimane di tutto ciò. Quanto poco somigliamo a Maria che stando ai piedi di Gesù e ascoltando la sua Parola si è scelta la parte migliore! Prendiamo dunque il santo proposito di ritagliarci dei momenti di silenzio perché, insieme alla preghiera, è come il respiro dell'anima! «Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall'altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all'altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l'espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l'informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio» (Benedetto XVI). |