| Omelia (16-12-2025) |
| Missionari della Via |
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La parabola di oggi si inserisce nel contesto di un acceso confronto tra Gesù e i capi religiosi che ne contestavano l'autorità. Gesù mette in guardia costoro con la parabola dei due figli che ci dice che vi sono due modi di rapportarsi a Gesù. Noi siamo sempre davanti ad un bivio nelle scelte da compiere. La prima modalità è quella del figlio che dice di no alla richiesta del padre ma poi si pente e va a lavorare. La seconda modalità è quella del figlio che dice di sì ma poi non si reca al lavoro. Questi due modi di vivere in fondo ci appartengono. Quante volte siamo come quel figlio che dice sì a parole, ma poi quando la Parola del Signore lo corregge e lo invita a cambiare fa orecchie da mercante. Sappiamo che è bene una cosa ma poi non la facciamo e non per debolezza ma per scelta. Tante volte il nostro cristianesimo è pieno di frasi fatte, di belle parole, ma poi siamo vuoti di opere buone, siamo come quegli alberi pieni di foglie ma privi di frutti. Qui non si parla di debolezza, perché quella ci appartiene, ne siamo impastati, qui si parla di un cuore corrotto, che vive nell'ipocrisia volendosi mostrare bello quando bello non è! Siamo diventati furbi e incapaci di ascoltare la voce del cuore. Poi vi è l'altro figlio, l'altro modo di agire, di coloro che fanno scelte sbagliate nella vita, ma le sanno riconoscere e si pentono. Quante volte cadiamo, ma sempre Dio ci dà la possibilità di ritornare a Lui. Abbiamo sempre la possibilità di accogliere la sua Parola nel nostro cuore. Non importa se abbiamo tanto sbagliato, se abbiamo fino ad ora detto di no al Signore nel nostro cuore, possiamo già da questo momento ripartire, ascoltare la sua Parola che ci invita a seguirlo, ad amare, a perdonare. Domandiamoci cosa il Signore in questo momento ci sta chiedendo. Siamo disposti a farlo? E non dimentichiamo il finale di questa parabola e non per paura, ma per comprendere che le nostre scelte non sono neutre ma hanno sempre una conseguenza. «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti. Dura frase, rivolta a noi, che a parole diciamo "sì", che ci vantiamo credenti, ma siamo sterili di opere buone, cristiani di facciata e non di sostanza. Ma anche consolante, perché in Dio non c'è condanna, ma la promessa di una vita buona, per gli uni e per gli altri. Dio ha fiducia sempre, in ogni uomo, nelle prostitute e anche in noi, nonostante i nostri errori e ritardi nel dire sì. Dio crede in noi, sempre. Allora posso anch'io cominciare la mia conversione verso un Dio che non è dovere, ma amore e libertà» (Ermes Ronchi). |