| Omelia (12-12-2025) |
| Missionari della Via |
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Commento su Matteo 11,16-19 Il Vangelo di oggi ci mostra quell'atteggiamento di chi critica da una parte l'austerità di Giovanni dall'altra la gioia di Gesù che mangia con i pubblicani e i peccatori. Gesù ci paragona a dei bambini capricciosi che battono sempre i piedi, che quando vedono una cosa la vogliono ma poco dopo ne vogliono un'altra. Come bambini capricciosi spesso facciamo perennemente il bastian contrario! Accadde allora e accade anche adesso. In fondo quest'atteggiamento è in tutti noi, ed è una maschera che indossiamo quando non vogliamo accogliere il Vangelo e con esso il cambiamento nella nostra vita. Ci crediamo e ci travestiamo da cristiani integerrimi per arrogarci il diritto di criticare tutto e tutti. "Questa cosa si poteva e doveva fare meglio, quest'altra cosa non andava fatta, io avrei fatto in un altro modo". Ma intanto, ed ecco l'incoerenza, non muoviamo un dito! Ma vi è anche un altro aspetto. Noi ci lamentiamo spesso, in comunità, in famiglia, tra gli amici, che gli altri non fanno nulla e dobbiamo fare quasi tutto noi. Quando invece dovremmo cogliere quell'occasione per farci in cielo borse che non invecchiano. Agiamo dunque come se tutta la perfezione di una comunità, di una famiglia, dipenda da noi, consapevoli che alla fine di questa vita il Signore non ci chiederà conto dell'agire degli altri, ma del nostro! «Signore salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall'arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall'ipocrisia di chi salva i princìpi e uccide le persone» (d. Tonino Bello). Da "Storia di una anima" di S. Teresina di Lisieux. «Un giorno ho fatto una piccola esperienza che mi ha dimostrato come non si debba giudicare mai. Fu durante una ricreazione, la portiera suonò due colpi, bisognava aprire la porta grande degli operai per far entrare degli alberi destinati al presepio. La ricreazione non era gaia perché lei non c'era, Madre cara, perciò io pensavo che se m'avessero mandato a servire da "terza", sarei stata ben contenta; la madre sottopriora mi disse proprio di andare io, oppure la consorella che si trovava accanto a me. Io cominciai a togliermi subito il grembiule, abbastanza lentamente affinché la mia compagna si liberasse del suo prima di me, perché pensavo di farle piacere lasciandole la possibilità di essere "terza". La suora che sostituiva la portiera ci guardava ridendo, e quando vide che mi ero alzata ultima, mi disse: "Avevo ben pensato che non sarebbe stata lei a guadagnare una perla per la sua corona, andava troppo piano...". Certamente tutta la comunità credette che avessi agito per natura, e non saprei dire quanto bene all'anima mi abbia fatto una cosa così piccola, rendendomi indulgente per le debolezze delle altre. Ciò mi impedisce anche di provare un senso di vanità quando sono giudicata favorevolmente, perché mi dico questo: poiché prendono per imperfezione i miei piccoli atti di virtù, potranno altrettanto bene ingannarsi prendendo per virtù ciò che è soltanto imperfezione» (santa Teresina di Lisieux). |