| Omelia (11-12-2025) |
| Missionari della Via |
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«Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono». Il significato di questa frase non sta certo nel dire che chi agisce con violenza verso gli altri si impadronisce del Regno dei cieli, ci mancherebbe altro! Noi vogliamo leggere questa frase sotto un duplice aspetto. Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono, nel senso che chi sa farsi violenza nel non rispondere al male con il male, anche se il desiderio è grande, allora è vicino al Regno dei cieli. Chi cerca di non sparlare anche se il desiderio è tanto si sta facendo quella sana violenza necessaria per raggiungere il Regno dei cieli. Ci è dunque chiaro che la violenza che siamo chiamati a esercitare non è sugli altri, ma su quelle cattive inclinazioni che ci portano al peccato! Ogni vizio non muore certo di morte naturale, ma ha bisogno di essere combattuto per essere vinto. Per questo s. Paolo può dire «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà» (1 Tm 4,7-8). Dall'altra parte da sempre tutti coloro che sono dalla parte di Dio si portano addosso la violenza del male che si scaglia contro di loro. Nessuna sorpresa, dunque, se quando vogliamo seguire veramente il Signore ci si scatena addosso l'incomprensione, la tribolazione e la persecuzione, la scrittura stessa ci ricorda che è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno dei cieli (cfr At 14,22). Ecco, non è facoltativo, ma è necessario attraversare molte tribolazioni! Possiamo anche allearci con il male, metterci dalla sua parte, così non staremmo a combattere con lui, in questo modo ci lascerà in pace, ma questa alleanza durerà solo questa vita e poi cosa accadrà per l'eternità? Che cosa ne avremo guadagnato? Guardiamo allora Gesù sulla croce perché da lì Egli ci insegna come combattere e vincere il male per sempre! "Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista". L'affermazione che Gesù fa nel vangelo di Matteo di oggi è da vertigini. Egli afferma che c'è qualcuno più grande di Abramo, di Mosè, di Elia. E questo qualcuno è Giovanni il Battista... Gesù sta dicendo che nel battista confluisce tutta la storia che lo ha preceduto, ma a differenza di tutti gli altri, lui ha il privilegio, la grandezza di vedere con i propri occhi la fine della promessa che sta germogliando nel compimento, che è Gesù stesso. "Tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui", prosegue Gesù. infatti la grandezza di Giovanni non è paragonabile al più piccolo del regno di Dio che proprio perché fa parte del regno di Dio ha la dignità di figlio. Ed essere figli è di gran lunga che essere il migliore degli uomini. Un figlio ha un padre. Un figlio ha una casa. Un figlio è amato. È questa la nostra forza: essere figli, anche se non abbiamo nulla della coerenza e della grandezza umana del Battista, che rimane però il segno migliore che Gesù poteva scegliersi per essere annunciato (Luigi M Epicoco). |