| Omelia (10-12-2025) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci parla di un invito, di una promessa e di un impegno. Gesù si rivolge a tutti coloro che sono stanchi e oppressi. Certo, c'è da fare una prima distinzione tra una stanchezza che è santa, che è quella di chi si fa dono per gli altri, e quell'altra stanchezza che diventa oppressione di chi è schiavo della propria volontà, del proprio egoismo, di chi vive fuori dalla volontà di Dio. Ecco a costoro Gesù fa un invito: venite a me e io vi darò ristoro. Gesù invita e promette. Il suo invito non è per togliere, ma per donare. Noi spesso pensiamo che Gesù abbia poco a che fare con la nostra vita, che siamo noi che portiamo avanti il mondo, che senza la nostra presenza nulla si compie! Il cercare di portare avanti le cose senza Dio, dall'alto del nostro orgoglio, prima o poi ci appesantisce di una stanchezza che opprime. Quando arriva il momento in cui noi non possiamo fare più nulla, come ad esempio una malattia, una morte, tutto ci crolla addosso. Abbiamo pensato di poter combattere da soli tutto ciò, abbiamo cercato di non pensarci, finendo per ritrovarci stanchi, oppressi e con un senso di fallimento addosso. Ecco, in questo particolare momento Gesù ci invita e ci promette, e perché si realizzi questa promessa di ristoro ci mette alla sua scuola: «imparate da me che sono mite e umile di cuore». L'umiltà e la mitezza si imparano, non è un qualcosa che ci è donato senza nessuno sforzo, senza nessun allenamento. Umiltà che nasce dal comprendere che siamo nulla senza Dio, che nulla possiamo. Mitezza che nasce dal non ribellarsi, dal non arrabbiarsi sempre con la vita e con gli altri per le cose che non vanno, ma di tirare fuori l'insegnamento che ogni situazione bella o meno bella porta in sé! Domandiamoci allora in questo momento cosa ci opprime e come stiamo reagendo, se stiamo accogliendo l'invito di Gesù o se ci siamo chiusi in noi stessi. Preghiamo il Signore che ci aiuti a rendere sempre più il nostro cuore simile al suo! «Gesù promette di dare a tutti "ristoro", ma pone una condizione: "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore". Che cos'è questo "giogo", che invece di pesare alleggerisce, e invece di schiacciare solleva? Il "giogo" di Cristo è la legge dell'amore, è il suo comandamento, che ha lasciato ai suoi discepoli (cfr Gv 13,34; 15,12). Il vero rimedio alle ferite dell'umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull'amore fraterno, che ha la sua sorgente nell'amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell'arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo» (Benedetto XVI). |