Omelia (02-08-2025)
Missionari della Via


Erode pensa che Gesù sia una reincarnazione di Giovanni Battista! Visto superficialmente sembrerebbe assurdo ma se scendiamo in profondità possiamo vedere in quest'affermazione l'eco della coscienza, pur corrotta, di quest'uomo. Non è un caso se questa affermazione viene dopo l'uccisione di Giovanni Battista, beceramente commissionata da Erode stesso. Nel testo emerge tutta la contraddittorietà di quest'uomo noto per la sua bassa moralità: fa arrestare il Battista per volere della compagna Erodiade (moglie di suo fratello) solo perché gli rimproverava la vita adultera; voleva farlo morire ma al contempo aveva timore della folla che considerava Giovanni un profeta. Quando la figlia di Erodiade gli chiese la testa di Giovanni Erode si rattristò, avvertendo un sussulto della coscienza che lo richiamava al bene ma cede per non perdere la faccia davanti ai commensali. Insomma, chi era davvero Erode? Cosa pensava? L'affermazione sulla quale ci siamo soffermati sembra suggerirlo: in fondo lo considerava un uomo di Dio, scomodo come tutti i profeti, che aveva fatto uccidere non senza recare sensi di colpa o quantomeno di timore. Questo suggerisce come anche in fondo al cuore di un uomo moralmente corrotto risuonò il sussulto della coscienza, quella "voce di Dio" che, anche se flebile e non volutamente ascoltata, cerca di parlare al nostro cuore per guidarlo verso il bene. Il punto è avere il coraggio di ascoltarla! Ogni persona, anche non credente, è chiamata ad obbedirle: ciò significa decidersi di fronte a ciò che viene percepito bene o male. E ciò vale ancor di più per un credente, cha ha anzitutto il dovere di formarla: sì, più coltiviamo il rapporto con la parola di Dio, più ci nutriamo dell'insegnamento della Chiesa, di sane catechesi e letture spirituali, più possiamo formare e sensibilizzare la coscienza. Essa è talmente importante che il Concilio Vaticano II insegna: «Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa' questo, evita quest'altro [...] La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo (Gaudium et spes 16). Addirittura il santo cardinale John Henry Newman ne sottolineò il primato al punto da definirla: "il primo Vicario di Cristo". Con questa affermazione il santo cardinale non voleva scadere in un soggettivismo sganciato dalla Parola o dall'autorità della Chiesa ma segnalare come nella coscienza risuoni la voce di Dio, che ci guida nella scelta tra il bene e il male, e che dunque va ascoltata e ubbidita. Certo, per il mistero dell'obbedienza nella Chiesa a volte potrebbe esserci chiesto di sacrificare quello che avevamo maturato, offrendo a Dio il fiore della rinuncia alla nostra volontà; ma non di certo quando ciò che ci viene chiesto è palesemente fuori dal Vangelo e dalla verità. E ciò vale a qualsiasi livello, anche nei confronti dell'autorità nella Chiesa. Vale la pena ricordare quanto disse don Primo Mazzolari: «se la buona fede basta a giustificare la coscienza personale di chi dà il comando, non basta a far tranquilli sulla bontà di esso coloro che ne vengono impegnati per obbedienza. La coscienza non può abdicare interamente nelle mani di nessuna creatura, fosse il più grande degli uomini o il più santo. Il cristiano, pur obbedendo alle gerarchie ecclesiastiche che tengono quaggiù il luogo del Signore, non fa rinuncia alla propria anima. Non ci si salva per delega. Ognuno risponde della propria anima, come risponde del proprio prossimo. Il comandamento di qualsiasi uomo può avere qualche cosa di falso o di ingiusto, poiché il Signore, all'infuori dell'infallibilità del pontefice contenuta in termini rigidissimi, non ha garantito nessuno contro le sorprese del maligno. Quindi anche l'ultimo cittadino ha il dovere di obbedire con gli occhi aperti e coscienza vigile». Sì, e aggiungiamo, con la schiena dritta! Quante volte, davanti all'incapacità di opporsi davanti a certe richieste assurde ci si è nascosti dicendo: "bisogna obbedire", mettendo da parte coscienza, verità, carità, razionalità... a volte, purtroppo, indotti da modalità autoritarie, intrise di minacce, di insistenze, di ritorsioni. Sono dinamiche tristi, eppure note. Così facendo, però, si scambia (o si cerca di camuffare) la propria inconsistenza con l'obbedienza, preferendo alla verità il quieto vivere. Certamente si obbedisce a Dio e alle mediazioni umane a cui Egli ci affida; ma quando queste mediazioni ci conducono fuori dall'amore e dalla verità, bisogna avere il coraggio di schierarsi, con mite fermezza, anche se fa male, anche se costa, anche se c'è da pagarne un prezzo. Che l'esempio negativo di Erode possa giovare alla nostra crescita, ricordando che non c'è pace interiore senza verità davanti al Signore, e che nulla è più prezioso della serenità della coscienza davanti a Dio!