Omelia (01-08-2025) |
Missionari della Via |
Accogliere la verità da qualsiasi parte arrivi. Ecco una "sfida" che ci lancia il Vangelo di oggi. Gesù ovvero il Figlio di Dio, Dio fattosi uomo, non è riconosciuto né accolto nella sua patria perché pensavano di conoscerlo già. Lo valutano con criteri umani, peraltro molto superficiali: "è il figlio di un falegname, i suoi parenti abitano qui... come può pretendere di insegnare a noi? E se Lui è questo e niente più, da dove gli viene tutta questa sapienza?". È un rischio frequente: appiccicare etichette agli altri, misurarli in base a criteri molto relativi e, soprattutto, non essere disposti ad accogliere la bellezza che emerge da loro. Perché? Probabilmente per difendere la propria immagine! Ammettere che quella persona riesce meglio in qualcosa o ne sappia di più sarebbe uno smacco al proprio orgoglio. E così si diffondono tante banalità, si chiudono gli occhi davanti ai talenti degli altri, si tappano le orecchie ai suggerimenti preziosi che ci vengono offerti, con il rischio di calpestare la verità che ci può raggiungere per bocca di tutti, anche del più smarrito e semplice di questo mondo! Se ciò vale nel campo delle relazioni, quanto più vale in quello della fede: il rischio è pensare di conoscere già Gesù per quelle quattro cose sentite al catechismo da piccoli oppure per quelle idee che ci siamo fatti. Il pericolo è di snobbare Colui che è il sommo bene, la salvezza, la liberazione! Quante persone, ad esempio, hanno un'idea distorta di Dio, un Dio punitivo, che chiede prestazioni, al quale non si ha piacere di avvicinarsi. In tal caso, la fede diventa l'ennesimo ambito della vita in cui bisogna sfornare prestazioni per essere all'altezza e sentirsi meritevoli di qualcosa, vivendo così una religiosità pesante, asfittica, anziché una fede gioiosa e liberante. Per non rimanere imbrigliati in tutto ciò, abbiamo bisogno di entrare in una prospettiva di conversione del nostro modo di pensare, lasciandoci evangelizzare dalla vera immagine di Dio che ci offre Gesù; abbiamo bisogno che la relazione con Lui e il frequente contatto con la sua parola purifichino le nostre idee su di Lui. Perciò non dobbiamo dare per scontato di "sapere già" quanto piuttosto occorre farsi domande, "sapendo di non sapere", desiderosi di entrare in un'intimità sempre maggiore con il Signore, lasciandoci stupire dalla sua bellezza e dai suoi riflessi che possono raggiungerci attraverso tutti, anche attraverso gli ultimi! «Soffermiamoci sull'atteggiamento dei compaesani di Gesù. Potremmo dire che essi conoscono Gesù, ma non lo riconoscono. C'è differenza tra conoscere e riconoscere. [...] In realtà, non si sono mai accorti di chi è veramente Gesù. Si fermano all'esteriorità e rifiutano la novità di Gesù. E qui entriamo proprio nel nocciolo del problema: quando facciamo prevalere la comodità dell'abitudine e la dittatura dei pregiudizi, è difficile aprirsi alla novità e lasciarsi stupire. [...] Ma senza apertura alla novità e soprattutto - ascoltate bene - apertura alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un'abitudine, un'abitudine sociale. Ho detto una parola: lo stupore. Cos'è, lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l'incontro con Dio: "Ho incontrato il Signore". Leggiamo il Vangelo: tante volte, la gente che incontra Gesù e lo riconosce, sente lo stupore. E noi, con l'incontro con Dio, dobbiamo andare su questa via: sentire lo stupore. È come il certificato di garanzia che quell'incontro è vero, non è abitudinario» (Papa Francesco). |