Omelia (27-07-2025) |
don Michele Cerutti |
Dio è Padre e Misericordia Mi colpisce sempre la liturgia della Chiesa quando invita a pregare il Padre Nostro e ci dice: osiamo dire. È veramente proprio così questa preghiera sorprendente che molto spesso ripetiamo come nastri va espressa osando. Questa preghiera è così impegnativa che ogni volta che la ripetiamo dovremmo soffermarci così attentamente ad ogni parola da rimanerne incantati. Quando Simone Weil lo recita se la sua «attenzione si svia o si assopisce, anche solo un poco, ricomincia daccapo sino a quando non arriva a un'attenzione assolutamente pura». Chissà quante volte dovrei andare all'inizio ogni volta che la recito. In questa consegna Gesù ci invita a considerare come primo aspetto che Dio è Padre. La preghiera cristiana per eccellenza inizia con una espressione che per ebrei e islamici è una bestemmia per cui Gesù stesso verrà condannato. Dio per le due grandi religioni abramitiche non può essere Padre. Solo i cristiani hanno capito la forte intimità con Dio e possono permettersi di chiamarlo: Abbà. Simone Weil, di famiglia ebraica che ha conosciuto il materialismo del XX secolo, rimane affascinata dal Padre Nostro che scrive: «Fino al settembre scorso, non mi era mai capitato in vita mia di pregare, neppure una volta, almeno nel senso letterale della parola. Mai avevo rivolto la parola a Dio, né a voce alta né mentalmente. Mai avevo pronunciato una preghiera liturgica. Mi era capitato talvolta di recitare la Salve Regina, ma soltanto come una bella poesia. L'estate scorsa, quando studiavo greco con T., avevo fatto per lui una traduzione letterale del Padre nostro in greco. Ci eravamo ripromessi di studiarlo a memoria. Credo che lui non l'abbia fatto [...]. Qualche settimana dopo [... io] l'ho fatto. La dolcezza infinita del testo greco mi prese a tal punto che per alcuni giorni non potei fare a meno di recitarlo fra me continuamente. Una settimana dopo cominciò la vendemmia, ed io recitai il Padre nostro in greco ogni giorno prima del lavoro, e spesso lo ripetevo nella vigna» Quello su cui vorrei fermare l'attenzione è quello che ritengo un nodo. Ogni volta che lo recitiamo quando mi soffermo su quell'espressione che con la riforma liturgica del 2020 ci viene proposto rimango colpito e impaurito nello stesso tempo. Questa espressione è: rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi rimettiamo ai nostri debitori. Un nodo che la riforma ci ha messo perché rafforza il nostro impegno con l'aggiunta: come anche noi. Una sorta di pietra d'inciampo nel nostro pregare a nastro questa orazione consegnata da Gesù stesso. Quando ci è stata presentata la nuova versione del Padre Nostro tutti ci siamo soffermati sul non indurci in tentazione sostituito dal non abbandonarci alla tentazione. Nessuno si è chiesto su questo impegno, invece, che ci assumiamo davanti a Dio che diciamo prima di questa espressione. Rimetti a noi i nostri debiti. Penso a quante volte Dio è passato sulle mie piccole e grandi infedeltà nella mia vita anche attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Ma io sono in grado di perdonare nella stessa misura? Guardo la mia esistenza e mi accorgo che non sempre sono passato oltre ai torti subiti e non sempre ho corrisposto l'amore che Dio ha versato su di me nei confronti dei fratelli. Simone Weil ci viene in aiuto e ci offre delle riflessioni per vivere questo aspetto. Se ci attacchiamo al passato, ci attacchiamo anche ai nostri delitti e Dio, in tal caso, non può impedire l'"orribile fruttificazione" del male del passato in noi. Soprattutto, la remissione dei debiti è la rinuncia alla propria personalità autoaffermativa, a tutto ciò che chiamiamo, accettando che non c'è nulla che le circostanze esterne non possano far scomparire. Concludo con un aneddoto dei Padri del deserto: Un fratello libico venne un giorno dall'abate Silvano sulla montagna di Panefo e gli disse: «Abba, ho un nemico che mi ha fatto molto male: mi ha rubato il mio campo quando ero nel mondo, mi ha spesso teso imboscate ed ecco che ora ha assoldato gente per avvelenarmi; voglio consegnarlo al magistrato». L'anziano gli disse: «Fa' ciò che ti conforta, figlio mio». E il fratello disse: «È vero, Abba, che se egli è castigato, la sua anima ne avrà grande beneficio?». L'anziano disse: «Fa' come ti sembra meglio, figlio mio». Il fratello disse all'anziano: «Alzati, Abba, diciamo una preghiera e vado dal magistrato». L'anziano si alzò e dissero il «Padre Nostro». Quando arrivarono alle parole: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori», l'anziano disse: «Non rimettere a noi i nostri debiti, come noi non li rimettiamo ai nostri debitori». Il fratello disse all'anziano: «Non così, Abba». Ma l'anziano disse: «Sì, così, figlio mio. Perché certamente, se tu vuoi andare dal magistrato per vendicarti, Silvano non farà altre preghiere per te». E il fratello fece una metanìa e perdonò al suo nemico. |