| Omelia (03-03-2002) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Dalla Parola del giorno Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete». Come vivere questa Parola? La donna di Samaria che Gesù interpella al pozzo di Sicar è una creatura divorata dalla sete. Non certo solo sete d'acqua, ma di amore. Delusa da ben cinque uomini, non era approdata ancora all'uomo fedele a cui darsi in un vero matrimonio in cui l'amore è per sempre fedeltà. Neppure conosceva il Dio vivente. Per lei la religione era questione di luoghi dove andare ad assistere ai riti, alle cerimonie religiose, dove pagare tributi alla sacralità. La samaritana era tutta un groviglio di desideri, di frustrazioni, di sofferti aneliti, era - in certo senso – la personificazione della sete esistenziale. Di tutte le seti. Anche di quelle del mio cuore profondo. E' incredibilmente profondo e consolante che Gesù dica anche a me, come a lei, "L'acqua che io ti darò zampillerà in te sino alla vita eterna". Ed è così perché la fonte non è fuori: né sui monti di Samaria né a Gerusalemme o chissà dove. La fonte, il pozzo profondo è dentro. E' nel fondo del mio cuore che Gesù, abitando in esso, fa sgorgare continuamente acqua viva. Oggi, vivrò con particolare dedicazione di tempo e di impegno contemplativo, il mio rientro al cuore. Guarderò nel guazzabuglio dei miei desideri, della mie ferite, dei miei insoddisfatti bisogni. E sentirò Gesù dirmi: "Se tu conoscessi il dono di Dio!". "Venite a me, voi che siete affaticati e stanchi, io vi ristorerò" (Mt 11,28). Mi abbandonerò all'onda viva di questa parola operante in chi crede, in me che voglio credere. La voce di un Padre della Chiesa Tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti amai! E' vero, tu eri dentro di me, e io fuori. Tu eri con me e io non ero con te. Chiamasti, gridasti, squarciando la mia sordità; sfolgorando il tuo splendore dissolse la mia cecità; esalasti una fragranza che mi ha rianimato e ora anelo verso di te; ti gustai e ho fame e sete di te; mi toccasti e bruciai della tua pace. S. Agostino |