Omelia (24-02-2002)
Casa di Preghiera San Biagio FMA


Dalla Parola del giorno
Fu trasfigurato avanti a loro [...]. Una nube luminosa li avvolse con la sua ombra.

Come vivere questa Parola?
Tra le due manifestazioni "umili" di Dio, all'inizio e alla fine del Vangelo, come Gesù Bambino e come Gesù crocifisso, ovvero tra il Natale e la Pasqua, si colloca, al centro del Vangelo, questa manifestazione "gloriosa" di Dio, la trasfigurazione. Tre i termini che l'evangelista sceglie per descriverla: "nube", "luce", "ombra". Innanzitutto, la gloria di Dio è paragonata alla nube. La nube dà l'idea di qualcosa di denso, di spesso; lo stesso termine "gloria", in ebraico, indica qualcosa di consistente, di pesante. Tra gli uomini, per lo più, la gloria è in verità una vanagloria: solo apparenza, quanto mai fragile, fumo negli occhi, inconsistente. In Dio no, la gloria è autentica, sussistente: allude a una bellezza che quanto più la tocco con mano, tanto più la scopro bella. La gloria di Dio, in secondo luogo, è luce: è cioè irradiazione di bellezza e di vita, è qualcosa di contagioso. Non si dice, forse, di un volto che sprigiona energia positiva, che è "luminoso"? Ma la luminosità della gloria di Dio convive con l'ombra. A prima vista, i due termini sono contraddittori; ma solo a prima vista: un volto, infatti, quanto più è luminoso, tanto più rinvia a una presenza insondabile che ne è la sorgente. Allo stesso modo, più si conosce una persona, più si percepisce che essa è un mistero inattingibile. Dio è una presenza luminosis-sima proprio perché inesauribili sono le sue profondità.

Oggi, nella mia pausa meditativa, contemplerò la bellezza della natura in tutto il suo splendore: proprio in essa presagirò il mistero del suo Creatore.

La voce di un esegeta biblico
I saggi non parlano mai in senso stretto di un mistero del mondo. I misteri del mondo non hanno una esistenza propria: l'uomo non vi incontra che il mistero di Dio.
G. von Rad