| Omelia (24-03-2002) |
| Totustuus |
|
Domenica delle Palme - Ciclo A Nesso tra le letture In questa domenica si svolge la processione, semplice o solenne, che commemora l'entrata di Gesù a Gerusalemme. Il vangelo che si proclama all'inizio della processione mette in rilievo che Gesù è il "Figlio di Davide", importante titolo messianico, e sottolinea che Egli è il Re umile, giusto e vittorioso che restaurerà la città di Gerusalemme. Il clima della processione è festoso, ed è pure un'anticipazione profetica del trionfo definitivo di Cristo sul peccato e sulla morte nel suo mistero pasquale. Le letture della Messa, invece, ci spongono le condizioni che saranno necessarie affinché Cristo realizzi questo trionfo. La prima lettura ci presenta il Servo dolente con le sue sofferenze e la sua ammirabile disponibilità davanti al sacrificio (prima lettura). L'inno Cristologico della lettera ai Filippesi si incentra sull'umiltà e l'obbedienza filiale, fino alla morte di croce di Gesù (seconda lettura). Infine, il racconto della passione secondo san Matteo ci mostra Cristo come un re che, pur nella sua regale maestà, è stato respinto dal suo popolo e dai suoi ministri, ed è da questi condotto a morte. Tuttavia, nonostante sia stato respinto, Egli è la pietra angolare sulla quale si erge l'edificio dalla Chiesa nascente, (vangelo). L'obbedienza filiale fino alla morte per amore è ciò che unifica ed emerge dalla liturgia di questo giorno. Messaggio dottrinale 1 - La processione. La quaresima è stata un cammino di conversione che la Chiesa ha realizzato alla sequela di Cristo, suo Capo, nella sua ascensione verso la città di Gerusalemme. Ora arriva il momento di fare l'entrata solenne nella città sacra. Cristo stesso è presente nella processione per mezzo della croce che precede il camminare dei fedeli; è presente nel vangelo che si proclama proprio all'inizio della processione; è presente, infine, in chi presiede la liturgia processionale. Questa processione è uno splendido simbolo del fatto che Cristo cammina accanto a ciascuno di noi nel nostro peregrinare verso la patria definitiva. La promessa biblica "Io starò con voi" trova qui una sua felice espressione. Allo stesso tempo, la processione dei fedeli si dirige, allo stesso tempo, verso Cristo, che si immolerà nell'altare. La proclamazione della passione secondo san Matteo ci mostra il percorso di dolori che Gesù dovette sopportare per amore verso di noi, peccatori. Lo sguardo dei fedeli, pertanto, si volge amorevole a Cristo, amico delle nostre anime, agnello immolato che ha dato la sua vita in riscatto per noi. San Bernardo dice che nella processione è rappresentata la gloria celeste, mentre nella Messa diventa chiaro quale sia la strada è per raggiungerla. Se nella processione vediamo cioè con chiarezza la meta verso la quale dobbiamo arrivare, la patria del cielo, la passione ci mostra la strada e le condizioni che sono necessarie: la persecuzione, l'obbedienza umile, la passione dolorosa. L'ideale sarebbe scoprire entrambe le realtà: patria celesta e strada per raggiungerla, nella sua dimensione Cristologica. Cristo che cammina con noi, Cristo che cammina davanti a noi, aprendoci la porta dei cieli, Cristo che cammina e soffre e soffre tra noi, che siamo il suo corpo. 2 - La fede in Cristo nella passione di san Matteo. In Matteo scopriamo una prospettiva Cristologica. Gesù afferma chiaramente davanti al Sommo Sacerdote che Egli è il Messia, il Signore, e che in lui si realizzano le promesse del Regno e si instaura una nuova alleanza (26,64). Egli si mostra padrone delle sue azioni, e si offre liberamente al sacrificio d'amore. Quando si trova nel Getsemani potrebbe chiamare una legione di angeli (26,53), ma non lo fa: va liberamente a compiere la volontà del Padre. La corona di spine, il manto di porpora, la canna sistemata nella sua destra evidenzieranno, in modo paradossale, la sua maestà e regalità. Nella sua passione Cristo è re e regna. Attraverso le sue sofferenze Egli è Re, e salva gli uomini. Cristo il nostro Re! Solo Matteo presenta gli eventi della passione in termini escatologici: il tremore della terra, l'oscurità, i sepolcri aperti... La tenda del tempio che si lacera, simbolizzando che i sacrifici dell'antica alleanza sono stati superati da un sacrificio eccellente, e che è stata costituita la nuova alleanza tra Dio e gli uomini, attraverso il sangue di Cristo. Quella croce, che sta al centro della storia, è, contemporaneamente, il fine della storia. Suggerimenti pastorali 1 - La vita umana è la strada lungo la quale scopriamo il valore della croce. L'ingresso festoso di Gesù a Gerusalemme suggerisce il ricordo di molti momenti dell'esistenza umana. Momenti di allegria, di pienezza, di amicizia sincera, di realizzazione personale. Momenti nei quali si sperimenta più vivamente l'amore di Dio, la vicinanza e l'affetto delle persone care, la bellezza della vita. Tuttavia, in questo camminare dell'esistenza umana, viviamo anche momenti di tristezza, di sconfitta, di dolore, di fallimento. Una malattia, la morte di una persona amata, una dolore morale, un'incomprensione... Tutto ciò ci indica che la nostra patria definitiva non è questa, e che questa vita, di per se stessa bella e degna di essere vissuta, non è altro che il prologo di una vita che non conoscerà mai il dolore. Tutto questo ci ricorda che siamo pellegrini verso la gloria eterna di Dio, e che dobbiamo continuare a camminare sempre senza arrenderci davanti alla stanchezza, alla fatica, alle pene o ai peccati di questa vita. Camminare sempre, andare sempre avanti per raggiungere la felicità eterna che, in qualche modo, ha avuto inizio già su questa terra, attraverso la nostra fede in Cristo Gesù. Non ci perdiamo per strada per il tedio della vita, ma assumiamo pacificamente che il cammino per la vera felicità passa per la croce; e non per una croce qualsiasi, ma solo attraverso quella che si vive per Cristo, con Cristo ed in Cristo. Si tratta di saper scoprire nella nostra vita gli "ingressi festosi" in Gerusalemme per allargare il nostro cuore, e camminare sulle vie del Signore. Ma, al contempo, si tratta di disporre l'anima a vivere la croce di ogni giorno, i piccoli grandi dolori della vita familiare e le pene quotidiane con amore e serenità, in unione con Cristo. 2 - L'educazione dell'infanzia Una seconda riflessione ci viene suggerita dall'immagine dei "bambini ebraici" che, tra la folla, agitano i rami al passaggio di Gesù. Dobbiamo considerare l'importanza di educare alla fede e ai valori cristiani i nostri bambini. Le giovani generazioni sono, forse oggi più che in passato, esposte all'influsso negativo dei mezzi di comunicazione. Viviamo in una cultura dell'immagine che imprime segni indelebili nell'animo dei piccoli: immagini di violenza, di terrore, di ingiustizie, di lotte fratricide tra gli uomini... che, certamente, non passano senza lasciare qualche traccia nei loro animi sensibili e percettivi. Ogni cristiano deve sentirsi responsabile di questa situazione, sentendo e facendo proprio l'anelito di imprimere nel cuore di coloro che ci sostituiranno non solo immagini positive che li aiutino a vivere e sperare, ma anche contenuti di fede, di speranza e di amore che li potranno sostenere quando arriveranno all'età matura. Questo compito è responsabilità innanzitutto dei genitori, dei familiari che costituiscono la loro casa, come una piccola chiesa domestica, dove si impara a vivere la fede. Ogni bambino è come un tesoro che appartiene a Dio, che lo stesso Dio ha affidato alla cura e alla protezione dei genitori. Tuttavia, si tratta di una responsabilità della quale partecipano anche tutti coloro che intervengono nel processo educativo: i professori, i catechisti, i parroci... Come faceva il Curato di Ars, impegniamoci a dedicare una buona parte del nostro tempo alla catechesi dei più piccoli, perché quelli che oggi sono bambini che agitano i ramoscelli d'ulivo nell'atrio delle nostre chiese, saranno domani i nuovi predicatori del vangelo, formeranno nuove comunità cristiane, consegneranno la loro vita in consacrazione a Dio, educheranno i loro figli e potranno trasmettere la fede e i valori. Arte delle arti è educare un bambino. Educhiamo i bambini come faceva Gesù: guidiamoli sui sentieri della virtù, all'amore per la verità superando ogni bugia, per il cammino del distacco dal proprio egoismo, affinché sappiano darsi agli altri. Subdole tentazioni della nostra società sono l'eccessivo individualismo e l'egocentrismo esasperato, che rinchiudono la persona in se stessa, impedendole di essere felice e di realizzarsi pienamente nella sua vita. Impariamo a stimare le risorse dei bambini: essi, i piccoli, costituiscono un esercito di apostoli per la loro semplicità, per la loro amicizia intima e spontanea con Gesù, per la loro capacità di lanciarsi senza paura nelle grandi imprese. Anche se siamo adulti e maturi, dobbiamo essere pronti ad imparare grandi lezioni dai quei frugoletti che sono spesso la disperazione come pure la gioia dei loro genitori, e che oggi agitano festanti i loro ramoscelli d'ulivo nell'atrio della nostra parrocchia. |