| Omelia (22-10-2023) |
| fr. Massimo Rossi |
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Commento su Matteo 22,15-21 La pagina di Vangelo che ci propone questa XXIX Domenica è straconosciuta! "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.". Quante volte abbiamo incontrato persone che ostentavano una tal sicumera, saccenza, presunzione e chi più ne ha più ne metta!... Un mio confratello li chiama scherzosamente "ViceDio"... Ci sarà certamente capitato anche di conoscere gruppi (cattolici) che nutrono una venerazione e devozione per il loro fondatore al punto di scambiarlo, o addirittura identificarlo con Dio... e nelle loro riunioni, invece di leggere il Vangelo, leggono gli scritti del Maestro. Capita, quando si confondono i piani umano e divino, quando si circonda una persona di un'aura di santità, di perfezione, di esemplarità in vero inarrivabile,... In occasione dell'incontro con un giovane che lo aveva salutato chiamandolo ‘Maestro buono', Gesù prontamente reagì: "Perché mi chiami buono? nessuno è buono, se non Dio solo." (cfr. Mc 10,17-18). Naturalmente distinguere l'uno dall'altro non significa opporli, o metterli in concorrenza; il delirio di onnipotenza - lo sapevano bene Dedalo e Icaro - che cova (spesso) nel cuore di coloro che governano, rende schiavi delle proprie smanie di potere e, prima o poi, si ritorce contro... Ai tempi di Gesù, Cesare Augusto Imperatore era considerato alla stregua di un Dio: il divino Augusto! La domanda che i Farisei rivolgono a Gesù, se sia lecito o no pagare il tributo a Cesare, nasconde più di una insidia... Ma a nulla valgono i tentativi maldestri di captatio benevolentiæ dei rappresentanti del sommo sacerdote, inviati a interrogare il Nazareno, per coglierlo in fallo e poterlo denunciare: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno...". Gesù non è un ingenuo, né uno sprovveduto: "Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?". Allargando il discorso, la Parola di oggi ci mette in guardia non soltanto dalla tentazione di divinizzare un uomo elevandolo al di sopra di sé. Dobbiamo imparare a non confondere il piano naturale con quello soprannaturale, la storia presente con l'eternità: questa è la vera lezione! Ma anche qui, attenzione! distinguere non significa separare, tantomeno giudicare migliore o peggiore,... e neppure opporre il piano naturale a quello soprannaturale, disprezzando il primo e canonizzando il secondo. Bene scrisse il filosofo e teologo Dietrich Bonhoeffer, denunciando la falsa alternativa tra radicalismo e compromesso, che consiste in entrambi i casi nella drastica separazione e inconciliabilità tra realtà ultime - quelle eterne - e penultime - quelle terrene -. Distinguiamo il piano umano da quello divino per evitare qualsiasi confusione! Fideismo e laicismo sono due eccessi da evitare. Il laicismo, da non confondere con la laicità, in nome di una sostanziale negazione di Dio e dei suoi progetti (di salvezza) per gli uomini, propugna la completa indipendenza e autonomia dello Stato nei confronti di qualsiasi fede religiosa e di confessione gerarchicamente organizzata. Dal canto suo, il fideismo, privilegia in forma irriflessa e aprioristica, la fede sulla ragione, delegittima l'autonomia del piano umano e riconosce a quello divino diritto assoluto di cittadinanza nelle cose terrene, a cominciare dalla politica e dalla gestione della società. So di avere aperto un vaso di Pandora, portando alla vostra attenzione questioni che possiedono risvolti teologici, filosofici, antropologici, politici, e, ultimamente, soprattutto economici. Non è il momento per affrontare tutto sto po po di roba: desidero solo ricordare prima a me e poi a voi che la presente pagina di Vangelo allude alla vastissima problematica che possiamo sintetizzare con l'eterno dilemma Dio/uomo, due verità da mantenere in costante tensione dialettica "et et", e mai opporre "aut aut". Ho appena citato l'economia: i teologi usano spesso l'espressione ‘economia della salvezza', ad indicare il progetto di Dio che abbraccia tutta l'umanità, di più, l'intera creazione. Soltanto mantenendo l'economia dell'uomo e l'economia della Salvezza, in reciproco dialogo, fondato sempre sul rispetto delle diverse libertà - quella di Dio e quella dell'uomo - e competenze, la nostra comunità umana può costituirsi e sopravvivere. Quando la tensione feconda tra queste due polarità si affievolisce e viene meno, le leggi economiche della produzione, con tutto ciò che ne consegue, estendono il loro dominio su tutti gli aspetti della vita sociale. E così Cesare ha il sopravvento su Dio; Dio scompare dalla scena della storia e rimane Cesare. Ed il tributo a Cesare costa sempre di più! C'è ancora un fatto a cui mi permetto di accennare in dirittura di arrivo... Una visione della realtà che abbia perduto di vista la dimensione escatologica, ogni riferimento alla vita eterna, inevitabilmente finisce per applicare anche alle realtà spirituali il principio economico-contrattualista del ‘do ut des': come si pagano le tasse a fronte dei servizi resi dallo Stato ai contribuenti, così è anche nel rapporto di fede. La convinzione che, in fondo, basti pagare per acquistarsi il Paradiso è ancora molto diffusa: alludo al capitolo delle indulgenze, una materia delicatissima e non sempre immune da eccessi e strumentalizzazioni da parte della Chiesa; a cui si collega la questione delle Messe votive, dei suffragi,... Più in generale, la mentalità secondo la quale si può beneficiare dei favori celesti a suon di rinunce e sacrifici... Il Verbo eterno è sceso sulla terra, affinché, ascoltando la Sua parola e seguendone l'esempio, gli uomini fossero rapiti alle cose del Cielo. Vivendo pienamente questa nostra storia tragica e meravigliosa, come ha fatto Lui, nel bene e nel male, anche noi impareremo a mantenere orientati il cuore e la mente oltre l'orizzonte finito di questa vita. Viviamo pienamente le realtà terrene, consapevoli tuttavia che non sono ultime ma penultime; ecco il segreto per essere ammessi a godere della realtà ultime, le cui tracce - i segni dei tempi - il Vangelo ci insegna a riconoscere nel quotidiano. |