| Omelia (08-10-2023) |
| Missionari della Via |
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Noi siamo la Chiesa di Colui che, dopo essere stato escluso, è diventato la pietra d'angolo. Così ci dice la parabola usata da Gesù, per spiegarci la bellezza dei doni che Dio ci fa e la bruttezza di una risposta becera ma possibile, quella del rifiuto. Sì, possiamo rifiutare anche Dio stesso, scartarlo. È stata questa la sorte di Gesù, Dio fattosi uomo. Da questo dono scartato si sono aperte le porte, per cui la Chiesa è il luogo degli esclusi, di quelli che hanno bisogno, di quelli che non si sentono arrivati, che non si fanno possessori. Ciò non significa che la Chiesa è il luogo della compagnia o che entrare in una comunità cristiana dia il beneficio di accedere a un club esclusivo che genera favori o appaga i cuori solitari. Ma è il luogo in cui chi è escluso, trova il tutto, la sua compagnia per eccellenza: Dio! Certamente è un Dio che si rivela anche nel volto di tanti fratelli, ma in una comunità in Cristo, dove il tutto è la Sua presenza. Questo è un dono grande, il dono della fede. Spesso però, ricevuto questo dono, siamo come quei contadini: prendiamo gratuitamente e poi, ci facciamo possessori dei doni ricevuti, e quei doni diventano la nostra condanna. Anche la tua vocazione, come la tua stessa fede, quando diventano un possesso che ti rende superiore, geloso delle tue cose, possessore di spazi e beni, incatenato a persone che ti appartengono, incatenato a ruoli di potere, diventa condanna. Sì, tutti i doni (e il primo bene è la tua vocazione alla vita), possono diventare una condanna. Sì, tutto ciò che reputi un possesso e non uno dono, in realtà ti possiede e ti domina, ti consuma dal di dentro. Cosa ne fai della vita, del tempo, della comunità, della famiglia, degli amici, dell'amore? Li possiedi questi doni, pensi che sei tu a fare tutto, o hai imparato a custodire la bellezza di un dono? Se il possedere è il tuo criterio, non hai in dono un'eredità, ti stai appropriando di una terra non tua. I tuoi figli, i tuoi fratelli, le tue sorelle, i tuoi colleghi, la tua famiglia, la tua comunità, la tua fede, tutto ciò che credi di avere non è un tuo come possesso, ma come dono. Anche la tua vita può portare in sé una grande menzogna, ogni volta che non diventa dono e perciò viene sciupata, affogata nei vizi o manipolata dal primo avventore che le consegna illusioni. E quando tutto ruota attorno al possesso, possiamo sentirci così: esclusi dal bene, disperati senza una meta, senza capire cosa fare della nostra vita. Questa dunque è la prima cosa da fare: essere non possessori, grati per il dono della vita.
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