| Omelia (24-09-2023) |
| don Giampaolo Centofanti |
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Una parabola che libera dalla gabbia delle apparenze, dei meriti, dei paragoni, del prestigio... L'uomo si può attaccare a queste cose perché desidera essere amato. Ma le apparenze sono vie ingannevoli: cosa te ne fai dei tuoi titoli, del tuo prestigio, dei tuoi fasulli meriti (perché senza la grazia di Dio non si può nulla) senza l'amore vero? Quello che dà vita davvero è costruire rapporti belli nella semplicità della vita quotidiana, volersi bene davvero. Talora una ragazza molto carina deve imparare a non lasciarsi ingannare da chi la vuole usare senza vero amore, può sperimentare insicurezza perché si sente un involucro non amato dentro, come persona e poi nella vita concreta questa scissione porta malessere. La vuota bellezza manifesta il suo triste inganno. Una ragazza con meno pretendenti trova un amore vero e sta molto meglio, serena e semplice nelle cose essenziali. Dio sa come portare per mano ciascuno e persino la santità dunque può venire vista in modo efficientistico, funzionalistico, mentre magari una persona che non è stata portata in una più profonda maturità qui sulla terra in cielo sarà più vicina a Dio di San Francesco. Primi ultimi e ultimi primi significa uscire dai paragoni, dalle competizioni, dai meriti, dalla degnità e dalla indegnità e nello scoprire la logica di Dio, quella di un amore meraviglioso, che è vero concreto e senza inganni. |