Omelia (24-09-2023)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Is 55,6-9; Sal 144; Fil 1,20-24.27; Mt 20,1-16

Il testo della parabola dei lavoratori delle ore diverse, da Matteo 20,1-16a: pongono l'Amore come strumento che supera i limiti di una giustizia legale e si è veramente giusti quando si ha la capacità d'amare.

Come può essere giusta una giustizia che fa parti uguali tra di disuguali e che un egualitarista irriducibile come Don Milani avrebbe bollato come "somma ingiustizia"? Può essere divina una giustizia, a prima vista, così poco umana relativa?

Cristo applica un rovesciamento delle parti: "gli ultimi saranno i primi e i primi saranno ultimi."

Un vero scandalo, in cui si troverebbero gli attuali nostri difensori sindacalisti e sociali che da parte dovrebbero tutelare i diritti acquisiti nel tempo dai primi, ma anche propugnare e difendere quelli degli ultimi, senza sacrificare né i primi, né gli ultimi, in termine di tempo lavorato e di compenso.

E Cristo non fa distinzione di appartenenza religiosa, politica, sociale, etnia, sesso, ecc. con tutte le sue varianti, poiché chiede una sola cosa: AMARLO con tutto se stesso, con tutto l'animo, con tutto il cuore, con tutto il corpo.


Interessante il rapporto tra i soggetti che, pur in una relazione di sudditanza, usa termini amicali, ma distaccati: "Amico, io non ti faccio alcun torto... Prendi il tuo e vattene... Non mi è lecito...?" L'agire di Cristo è a tolleranza-zero.

Non dimentichiamo che il padrone è Dio-Padre e i lavoratori della vigna, cioè noi suoi figli, ma anche "peccatori" che Lui tratta alla pari e gratuitamente, al di là del merito.

Purtroppo oggi si è persa questa gratuità voluta solo da Dio Padre, per farne solo una questione di merito davanti a Dio e agli uomini secondo le categorie, anzi in spregio a quel detto che chi vuol grande impari ad essere piccolo e umile, ma spesso il mondo religioso, politico, sociale dimentica e capovolge.


Il vantaggio dei primi è quello di aver amato il Signore, di aver lavorato per lui, di aver avuto l'impagabile onore di essere stati sempre con lui, come il figlio maggiore a cui il padre della parabola, secondo Luca, dice: "Figlio, tu sei sempre con me e ciò che è mio è tuo." Se i primi non accettano questa logica superiore, scivolano piano inclinato del giustizialismo più spietato e del miope fiscalismo: o Dio è il tuo merito, o il tuo merito sarà il tuo Dio.


Infine una breve riflessione dalla Christifideles laici di San Giovanni Paolo ll, in cui come Dio cerca, chiama, propone, assume, intensamente tutti i suoi lavoratori per la sua vigna, ma non vuole "manovalanza scadente", ma che sia un capitale lavorativo conscio che opera per fruttare una "società per azione", ma "insieme", la cui energia scaturisca dalle mani dell'uomo, dall'uomo "laico".

E questa immagine la dette Benedetto XVI a Colonia, a proposito dell'Eucarestia, della "fissione nucleare", che voleva per i laici cristiani, "...come l'energia nucleare si ottiene quando un neutrone bombarda il nucleo di un atomo e lo spezza in due e questi a loro volta si suddividono in altri due e così via, innescando un reazione a catena e liberando una enorme quantità di energia, così mi piace pensare a nuova evangelizzazione: un cristiano laico, che negli ordinari ambienti di vita, passa la parola ad un altro e questi ad altri ancora. Non è così forse che è avvenuta la prima evangelizzazione in queste nostre terre?"


Ecco per cui vescovi (nei vari gradi), sacerdoti, diaconi, laici siamo chiamati ogni ora del giorno a essere umili lavorati nella vigna del Signore, perché la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi...perché purtroppo non si percepisce, alla fine del lavoro, quale premio il Dio Padre elargirà senza fine: l'eternità del suo Amore.


DOMANDA

- Come singolo, come coppia, come famiglia, come comunità, so superare, ogni giorno, il calcolo meschino del mio interesse umano, nell'azione di carità verso il prossimo?


Claudio Righi