Omelia (23-07-2023)
padre Gian Franco Scarpitta
Misericordia innanzitutto

Nell'ultimo decennio in ambito teologico e pastorale si è preferito insistere sulla misericordia di Dio e sulla sua condiscendenza nei confronti dell'uomo. E' un pensiero che non possiamo che accettare, anche perché smentire la misericordia e l'amore significherebbe anche rinnegare Dio stesso e i suoi procedimenti che sono del tutto opposti a quelle che sono le nostre aspettative. Nella misura in cui l'uomo si arma per la vendetta, Dio elargisce a piene mani il perdono e la grazia; mentre l'uomo si adopera con la forza, Dio procede nei nostri riguardi con mansuetudine ed estrema delicatezza; mentre l'uomo è ansioso e premuroso di risolvere questioni e misfatti, Dio ha pazienza nell'attendere che chi ha sbagliato si ravveda e torni a lui, e la sua pazienza non è paragonabile all'attesa propriamente nostra. Se l'uomo guarda con sospetto e ritrosia tutti coloro che hanno gravemente sbagliato, Dio gioisce e si rallegra per ogni singolo uomo che si voglia riconciliare con il suo Padre e Creatore. La misericordia di Dio valica tutte le concezioni di pensiero, le aspettative e gli atteggiamenti dell'uomo e neppure si può parlare di giudizio senza omettere l'amore e la misericordia. Lo dice anche San Giacomo: "La misericordia ha sempre la meglio nel giudizio"; piuttosto "il giudizio sarà senza misericordia per chi non avrà usato misericordia (Gc 2, 13). Che Dio poi venga concepito come misericordioso e Amore è anche confortevole e lusinghiero per tutti, perché proprio l'amore di Dio spinge alla conversione (Rm 2, 26) e sentirci amati e apprezzati ci sospinge sempre più verso il bene. Il libro della Sapienza (I Lettura) auspica che l'uomo faccia propria la pedagogia divina dell'amore, immedesimandosi nel perdono del peccare e nella speranzosa attesa che questi si ravveda e si converta perché Dio ha amore verso tutte le cose, nessuna esclusa.
Non possiamo che apprezzare quindi la pedagogia dell'amore e della misericordia divina. A mio giudizio tuttavia questo concetto, sebbene esaltante e degno di primato, non esclude la verità e la giustizia e nell'operare l'amore Dio non omette mai di essere giusto ed equo, seppure allontani da sé qualsiasi atteggiamento di ritorsione e di vendetta. Proprio perché è amore e misericordia, Dio non manca di rendere giusto, cioè giustificare e perfezionare, ogni soggetto umano, rendendolo consapevole dell'efficacia del bene e non omette mai di "rovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili", di "ricolmare di beni gli affamati e di rimandare i ricchi a mani vuote"(Lc 1, 52 - 53) equilibrando così l'ordine delle cose. Chi infatti accoglie l'amore e la misericordia, godrà i frutti e i benefici della misericordia, ma chi rifiuta la misericordia trovando ogni ragione per opporvisi o per banalizzarla, sarà egli stesso vittima della sua presunzione. Chi si autoesclude dalla comunione con Dio, inevitabilmente manca a se stesso e precipita nel baratro che si è costruito. Non è necessario che Dio intervenga severamente nei riguardi dell'uomo o che si vendichi o che mostri rancore e odio per il male che l'uomo ha commesso; il peccato stesso e l'ostinazione con cui l'uomo vi si dedica saranno causa della sua perdizione e della sua condanna. Dio piuttosto per amore può sempre correggere, rimproverare ed esortare (Ap 3, 19. 20) e quando pure vi fossero in lui dei ricorsi di pena, questi sarebbero sempre di carattere medicinale, atte cioè a emendare chi ha sbagliato. Che Dio ami anche la giustizia e la verità non pregiudica che egli sia amore e misericordia; piuttosto è anche approvato da Dio (ma non voluto) che quanti ostinatamente rifiutano l'amore per prodursi nel peccato e nel male verso il prossimo, siano essi stessi vittime della propria cattiveria e della propria ingiustizia. Diceva un predicatore ai tempi dei miei studi seminaristici: "Dio ti amerà sempre, qualsiasi cosa tu farai. Ti amerà in ogni caso, in ogni luogo, anche se tu non lo amerai. E se dovessi finire all'inferno, ti amerà anche lì. Perché l'inferno non sarà stato lui a volerlo per te, ma vi sarai caduto tu stesso, se avrai respinto categoricamente il suo amore." Che Dio cioè sia amore e misericordia, non esclude che esista l'inferno e neppure la giustizia, la verità e la rettitudine.
Se parla nella parabola odierna di un seminatore che aveva cosparso il terreno di semente buona, atta a produrre buon grano come frutto. Un nemico che rappresenta il maligno, ha però nottetempo disseminato della zizzania che ora cresce assieme al grano. Come descrive un commentatore di questo episodio odierno, si tratta di una gramigna malefica e perniciosa che facilmente si confonde con il grano per tutto il tempo che l'uno e l'altra sono sparse sul terreno e solo al momento della vendemmia sarà possibile distinguere il grano dalla zizzania.
Nel frattempo che l'uno cresce accanto all'altra, meglio non intervenire e lasciare il campo come sta. Dio infatti non ha la nostra fretta né la nostra premura nell'apportare soluzioni al problema; cerca piuttosto la soluzione appropriata, quella della pazienza misericordiosa che sa attendere che anche i semi di zizzania possano trasformarsi in spighe fruttuose (perché no?) e se nel frattempo la zizzania ha contaminato qualche spiga buona sa aspettare con pazienza che essa torni alla sua genuinità. Dio per amore sa attendere, pazientare e usa benevolenza. Se del resto non vi fosse anche il male disseminato nel mondo, se non avessimo occasione di peccare o di avvelenarci, come potremmo esercitare la virtù e la costanza nel bene? Se non vi fossero tentazioni o astute manovre del Maligno che tenta di distoglierci dal bene, come potremmo guadagnare nello sconfiggere il male facendo il bene?
Vi sarà un giorno, quello del giudizio, nel quale chi ha operato il male sarà vittima del male stesso e lo strumento con cui avrà colpito sarà lo stesso attrezzo con cui verrà colpito. Ferma restando la misericordia di Dio la giustizia avrà il suo meritato trionfo. Adesso però è necessario che grano e zizzania convivano insieme.