Omelia (16-07-2023)
don Giampaolo Centofanti


Gesù sparge seme con abbondanza e il seme è lui stesso. Una persona una volta mi ha detto che secondo lei non è possibile che non ci siano altri esseri consapevoli nell'universo perché non è possibile che sia così come infinito, pieno di stelle, per nulla. E invece Dio è proprio così ci riempie di amore, di doni, molti dei quali nemmeno mai conosceremo.
Com'è bello aprirsi per grazia alla fiducia in questo amore meraviglioso non perderselo e su queste scie non perdersi nemmeno l'amore di altre persone mentre la sfiducia non ce lo fa vedere.
Talora la delicatezza di Dio viene proprio attraverso di te agli altri. Una mamma mi chiede perché Dio ha dato la fede a lei e non al figlio. Ma Dio ha dato la fede a lei proprio anche per il figlio. Forse non è ancora il momento che si manifesti a lui più esplicitamente ma intanto comincia a respirare questo amore, questa fiducia. Proprio come le stelle del cielo.
Anche Dio può capitare di sentirlo lontano o addirittura come se si allontanasse. In questo brano vediamo che Gesù si allontana un poco dalla riva su una barca. Ma lo fa per amore, perché la gente possa camminare quel tanto che le è possibile, anche solo 10 metri, sulle acque della fede, ossia si metta in ascolto proprio per poter ricevere l'aiuto in cui tanto spera. Dio non ci dà cose meccanicamente ma nella sua sapienza talora sa che abbiamo bisogno di aprire il cuore allo Spirito per poterle ricevere perché altrimenti magari non le riconosceremmo, non le accoglieremmo non le lasceremmo crescere con amore.
E infatti Nella parabola del seminatore vediamo che la prima tentazione ad opera del diavolo non è direttamente di indurre una persona a compiere il male ma quella di eliminare Dio. Tolta la sua luce, la sua Parola, sarà ben più facile poi al demonio confondere la persona e portarla su una strada sbagliata.
Gli inganni che possono toglierci Dio sono di ogni genere. Un signore dice che non vuole andare più a messa più perché tradisce la moglie e gli pare un ipocrisia andare in chiesa. Ma noi non andiamo in chiesa perché siamo bravi ma perché abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio. Incoraggiato quell'uomo continuò ad appoggiarsi a Dio e fu liberato molto presto da quella debolezza.
Si può, altro esempio, ritenere inutile ascoltare la Parola perché dice sempre le stesse cose. Ma quando come si può si comincia a viverla ecco che essa comincia a parlare in modo nuovo. È questo il motivo per cui quando la leggiamo spesso ci troviamo quello che avevamo già capito. La parola si manifesta in modo sempre nuovo quando la accogliamo nella vita concreta. Per questo Gesù parla in questo brano di, nel testo greco, "con prendere" la Parola, ossia di metterla insieme con la vita concreta. Le parole di Gesù sono sempre profondamente rivoluzionarie. Non è l'intellettualismo che oggi sta svuotando per esempio l'Europa. Né si tratta di concetti da capire col cervello e mettere in pratica con le proprie forze. Invece la parola è un seme che cresce delicatamente, a misura della specifica persona, e conduce verso il compimento, proprio come dice il profeta Isaia nella prima lettura.