| Omelia (21-05-2023) |
| padre Paul Devreux |
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Commento su Matteo 28,16-20 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Oggi i testimoni siamo noi. Cosa posso dire di aver visto e che quindi posso testimoniare? Posso dire che Gesù ha patito anche per me, perché si è lasciato rifiutare e dimenticare da me per anni, pur di farmi capire quanto mi vuole bene e quanto è gratuito il suo amore. Se Gesù si lascia rifiutare, è proprio per farmi capire quanto è disponibile nei miei confronti. E non solo si è lasciato rifiutare, ma ha anche avuto il coraggio di ripresentarsi tutto piagato, con i segni della sua Passione, come ha fatto con Tommaso, con Simone e con tutti i discepoli. Disposto a farsi ancora rifiutare. Convertirsi significa cominciare a guardare in faccia questo Gesù morto e risorto, per sperimentare il suo perdono. Posso anche testimoniare che tante volte l'ho frainteso, pensato che volesse delle cose gravose da me, ma ogni volta mi ha dimostrato che da me non vuole assolutamente niente, e se mi propone qualche cosa, è sempre solo per il mio bene. Per ogni fraintendimento, ti chiedo di scusarmi Signore. Da tutto questo ho capito che la sua volontà è solo quella di vederci felici, e il suo agire sarà sempre in funzione solo di questo. Dio non strumentalizza nessuno, neanche a fin di bene. Di questo posso essere testimone tutti i giorni, pregando che molti possano fare la stessa esperienza e diventare testimoni dell'amore gratuito di Dio per noi. E' bene che ognuno si domandi come può rispondere a questo richiesta di Gesù di testimoniare le sua morte e risurrezione oggi.
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