Omelia (07-05-2023)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Gv 14,1-12

Una domenica, la quinta di Pasqua, ricca di stimoli. Ci sarebbe molto da riflettere sul diaconato (anche se, a detta di alcuni teologi, Atti 6,1-6 non pare rappresentare l'istituzione del diaconato, va detto che ai sette uomini di condotta irreprensibile gli apostoli hanno imposto le mani ed essi si sono dedicati al servizio alle mense, per risolvere il dissidio tra ellenisti ed ebrei nella prima comunità cristiana). Ma il diacono è sicuramente un servitore privilegiato della Chiesa, non certo, come spesso viene considerato, un prete mancato, e c'è da chiedersi quando finalmente verrà istituito il diaconato femminile (ma Paolo non parla proprio di un ministero femminile quando cita "Febe, nostra sorella e diaconessa"?- cfr. Rom 16,1-4)... È vero, come affermava padre Crowdon in un romanzo di Bruce Marshall, che la storia della Chiesa è tutta una storia di lunga pazienza, ma è pur vero che le lentezze, che talvolta sono un modo per evitare di risolvere un problema, danno spesso alla parola "pazienza" l'autentico significato etimologico che richiama il patire. Uno dei compiti affidati ai diaconi è quello dell'insegnamento, che sempre più oggi si realizza con la testimonianza di vita, per essere quelle "pietre vive", splendida definizione del credente nella prima lettera di Pietro 2,4-9 che leggiamo oggi. Una "pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso". Di pietre vive oggi abbiamo urgente bisogno.

Se mi è concessa una confidenza, la pagina dell'Evangelo di questa 5a domenica di Pasqua mi è particolarmente cara. Gronda di ricordi e di commozioni quali solo Giovanni, il quale non lesina mai sull'amore e non si vergogna di esso, può suscitare. Era la pagina di Evangelo più amata dal "nostro" don Giacomino, quando il CPM era molto sviluppato in Italia e all'estero e lui era il consigliere spirituale dei cipiemme italiani, ma molto apprezzato anche da quelli europei: a noi, suoi amici, la ripeteva spesso, quasi a dirci: "Vedi? Vicino a Lui c'è un posto per me, per te, per tutti, nessuno escluso, e sottolineava quel "nessuno escluso"; un posto che Lui amorevolmente ci prepara". E questo rappresentava una sorta di sigillo di speranza per le nostre vite, anche per quelle segnate per da immani, inenarrabili fatiche. "Io vado a prepararvi un posto...". Dove, se non nella nostra stessa esistenza, in quelle vite redente ormai grazie a quel grande mistero pasquale di cui abbiamo ancora una volta fatto memoria? Per questo prodigio possiamo dunque cantare al Signore un canto nuovo, cantare non solo con cetra e con l'arpa a dieci corde (Sal 32), ma con tutte le nostre vite, ringraziandolo per la salvezza che ci ha rivelato e donato.

"Io vado...". Andare seguendo una freccia, la direzione della misericordia. Ce lo indica già la prima comunità cristiana, non decisionista a ogni costo, ma attenta e sollecita verso le situazioni più difficili (cf. Atti 6,1-7). "Io vado a prepararvi un posto...". Andare è un verbo di movimento, dice cammino, dice scrutare orizzonti inesplorati. Dice speranza. Dicono cammino le tre parole con cui il Maestro si qualifica: "Io sono la via, la verità, la vita"(cfr. Giovanni 14,1-12). Perché anche la verità, come via e vita, è un sostantivo di movimento. La vita: un lento scorrere di giorni, oltre la monotonia, alla scoperta della novità ereditata; la via, il cammino attraverso cui la vita avanza, tra mille contraddizioni, tradimenti, disillusioni, ostacoli, interruzioni, baratri vertiginosi da aggirare, come bene sa ogni famiglia; la verità, significativamente posta a mezzo a via e vita, perché anche la verità è cammino, condizione mai raggiunta in pienezza, ma posseduta solo da Dio. Noi esseri umani in cammino possiamo solo desiderarla, in una tensione faticosa, e invocarla, sapendo che questa invocazione è già il premio per questa attesa che avrà compimento solo quando, come il "nostro" don Giacomino, avremo raggiunto quel posto che ci è stato preparato.

Senza spintonarci per ottenerlo. "Nella casa del Padre mio ci sono molti posti", dice Gesù. Per tutti, davvero tutti. Lui si è fatto carne proprio per questo.


Traccia per la revisione di vita.

- Via, verità e vita... È l'evangelo, la buona notizia, per ogni coppia e per ogni famiglia. Quanto c'è di buona notizia nella nostra vita quotidiana?

- Quanto c'è di risurrezione nella storia del mondo che ognuno di noi, da versanti diversi, contribuisce a narrare?

- Quanto siamo consapevoli di essere "pietre vive", come ci richiama Pietro (1 Pietro 2,4-9) con la sua solida concretezza? Quanto siamo disposti a lasciarci scartare per diventare, come il Maestro, "pietre angolari" punto di riferimento credibile per le generazioni che ci sono state affidate?


Luigi Ghia - Direttore della rivista "Famiglia Domani"