| Omelia (23-04-2023) |
| fr. Massimo Rossi |
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Commento su Luca 24,13-35 A soli 15 giorni dalla Domenica di Risurrezione, eccoci nuovamente a riflettere sulla pagina di Luca dei discepoli di Emmaus. Ma prima, una parola sul cap. 2 degli Atti degli Apostoli, un passo del discorso che Pietro pronuncia dinanzi agli Israeliti, accorsi fuori dal cenacolo nel giorno di Pentecoste: il Principe degli Apostoli parla a nome degli Undici, ed esprime la convinzione del gruppo riguardo ai fatti della passione del Signore; anche di questo abbiamo trattato 3 settimane fa, in occasione della solennità delle Palme: la morte di Gesù - dichiara Pietro - fu un crimine commesso dai Giudei. Come vi dissi, da questa affermazione iniziale, prese avvio la teologia sulla morte e risurrezione di Gesù, la quale, in pochi anni, sarebbe approdata ad una nuova e ben più sconcertante scoperta: la morte di Gesù fu necessaria, affinché il Figlio di Dio entrasse nella sua gloria. Ed è proprio la rivelazione che il Risorto fa ai due di Emmaus: "Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui.". Non si tratta di fatalismo; la morte di Gesù, così come la nostra, è integrata nella vita di ogni persona, rappresenta un passo necessario, decisivo e soprattutto funzionale alla salvezza, tanto nostra che del Nazareno. Un disegno imperscrutabile dell'Onnipotente ha previsto il passaggio, la pasqua, attraverso quella porta, dalla vita presente a quella futura: non si tratta di cesura, bensì di sutura! ciò che unisce i due segmenti dell'esistenza umana, il primo limitato, contingente, il secondo eterno. Attraversando la porta stretta della morte, abbandoniamo le coordinate (storiche) spaziotemporali, ed entriamo in una dimensione non meno reale, non meno concreta di quella fisica. Anche il Figlio dell'Uomo affrontò la morte e, reso perfetto, come afferma l'autore della Lettera agli Ebrei, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (5,9). Venendo ora al Vangelo, colpisce il cambiamento dello stato d'animo dei due di Emmaus, man mano che il Signore ‘ricapitola' la sua vicenda personale alla luce delle profezie: un cambiamento forzato dal duro rimbrotto iniziale del Maestro: "Stolti e tardi di cuore nel credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!". A volte ci vuole un bello -...brutto? - scossone - che so, una disavventura, una disgrazia, un tzunami emozionale,... - per schiodarci dal nostro stato mentale-emotivo, rimettendo in moto testa e cuore. Un po' come quando suona la sveglia e il sonno della notte lascia il posto ad una nuova giornata; non piace a nessuno! - soprattutto di lunedì... -, ma è necessario per il nostro bene. Non sempre, ciò che richiede il nostro bene è anche piacevole... Infine l'Eucaristia! una volta a tavola, il Risorto prese il pane, pronunciò la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e....... si aprirono loro gli occhi, e finalmente lo riconobbero. Vogliamo parlare di iniziazione cristiana? Il Maestro si affianca ai discepoli, strada facendo, e li interroga sull'argomento della loro conversazione: in realtà, la sua domanda è un modo come un altro per ‘misurare' lo stato, la salute della loro fede. Questo primo passo è fondamentale, nel camino di maturazione cristiana! non si parte dalla dottrina, ma dall'esperienza, dal vissuto personale di ciascuno. Ebbene, quella notte, il vissuto personale dei discepoli era pesantemente intriso di tristezza, di sconcerto, di delusione, di rancore nei confronti di Colui che prima li aveva illusi facendo loro balenare l'avvento del Regno di Dio, ma poi li aveva abbandonati, cadendo nella trappola delle autorità religiose: fosse stato davvero il Messia, non si sarebbe lasciato abbindolare così ingenuamente... Il punto di partenza, sul quale Gesù imposta il suo insegnamento è la constatazione che la loro fede primitiva altro non era che un cumulo di macerie... Beh, come inizio non c'è male!! Ma il Signore non si spaventa: e con la pazienza di un Santo - è proprio il caso di dirlo! - ricomincia da zero. Non dobbiamo dare mai nulla per scontato, nulla per acquisito! Anche i migliori cristiani vanno in crisi! Non di rado, ascoltando un fedele, ho dovuto, mio malgrado, constatare che tutto ciò che credevo ormai assodato e incrollabile in fatto di fede, era bastato un evento negativo improvviso, per cancellarlo... come se avessi parlato invano, per anni! Una grande lezione di umiltà, per tutti i ministri del Vangelo. Del resto, Santa Madre Chiesa ha inventato apposta l'Anno Liturgico, proprio nell'ottica di (questa) singolare pedagogia del Cristo: ogni anno l'insegnamento ricomincia da capo: prima il tempo forte di Avvento, poi il Natale, cui segue la Quaresima e i misteri della Pasqua; nella speranza, che, anno dopo anno, il seme gettato con ostinazione, con perseveranza, con fedeltà, con amore,... produca il suo frutto. Non solo e non certo per il lavoro del pastore, fosse anche il più capace e il più santo! Ma per la fede nella Grazia di Colui che porterà a compimento l'opera da Lui iniziata. Il vero e unico seminatore è Cristo! A noi l'umile docilità dello strumento... |