Omelia (23-04-2023)
padre Gian Franco Scarpitta
Il cammino solidale

Credere nella Resurrezione è una fatica, anche perché la fede implica l'accettazione di verità che, fuori dalla nostra mentalità di cristiani devoti e convinti, si rivelano inverosimili e alquanto assurde. Credere comporta sempre un impegno o non indifferente, ma oggi siamo confortati dalla certezza che nella difficoltà siamo sostenuti e accompagnati e i nostri alleati in questo percorso sono due: lo stesso Gesù Risorto e lo Spirito Santo. Il primo con la sua compagnia discreta, a volte misteriosa eppure certa; l'altro per mezzo dei suoi doni e con il lume di ispirazione verso la verità e lo zelo operativo della testimonianza. Alla presenza del dubbio, dell'inquietitudine e dell'incertezza, lo Spirito ci illumina sulla presenza di Gesù Risorto e ci guida alla verità su di lui, rendendoci capaci di aderirvi prima e di testimoniarla dopo.
Il discepolo che Gesù amava, giunto al sepolcro, vide e credette (Gv 20,8), ma non aveva creduto alle parole di Maria di Magdala che aveva riferito del sepolcro vuoto. O forse aveva creduto al fatto del sepolcro i n sé, ma non alla resurrezione. Soprattutto a proposito delle apparizioni, i discepoli hanno difficoltà a credere e ad accettare la verità del Risorto, come nel caso di Tommaso che chiede prove o segni tangibili o dei discepoli odierni che camminano verso Emmaus, loro cittadina di residenza, che confabulano fra di loro di argomenti da essi ritenuti strani e insoliti: le donne sono state al sepolcro e hanno raccontato... Avevano la convinzione che il Messia sarebbe stato colui che avrebbe liberato Israele dal dominio di Roma, che ne avrebbe risollevato le sorti in senso politico e che avrebbe portato a pace eliminando una volta per tutte i conflitti armati e le guerre e le rivoluzioni. E quando Gesù in persona, senza essere riconosciuto, li avvicina, gli rivelano tutta la loro delusione. Un uomo cosi' promettente e imperioso in segni, prodigi e fatti miracolosi, alla fine ha fallito la sua missione morendo debole e sguarnito su una croce.
A loro Gesù si presenta appunto "in persona", cioè donando la sua persona e la sua carica umana e amichevole e seppure i due viandanti non lo conoscono percepiscono in lui la piacevolezza dell'incontro, la soddisfazione di conversare con una persona che si rivela familiare, sebbene non si sia qualificata e sebbene loro stessi non l'abbiano identificata. Camminare con lui suscita contentezza e loro volentieri ascoltano i suoi commenti alle Scritture. Gesù infatti non parla loro come un Maestro o come un teologo o un dottore della Legge, ma si esprime con molta familiarità conversando da amico. Già Aristotele aveva introdotto il metodo peripatetico, nel quale era possibile istruire gli alunni passeggiando lungo il porticato del ginnasio e conversando amichevolmente con loro. Gesù si mostra ulteriormente amico, solidale e rivelatore di un amore particolare che solo lui può conferire. E' nella vicinanza e nella solidarietà che vuole proporsi nostro aiuto e sostegno nei problemi e nelle difficoltà, e soprattutto nella forma di amicizia e di solidarietà colma tutte le nostre lacune di fede, in modo che il nostro credere sia un riflesso del nostro fare esperienza.
L'amore con cui Dio ha raggiunto loro e tutti quanti gli uomini nella parola delle Scritture e che adesso si esplicita nella Parola che è il suo Figlio, che ha appena riscattato l'uomo dal peccato e adesso come Risorto da' la vita.
Come si diceva, i discepoli fanno fatica ad accettare immediatamente il mistero di Gesù Risorto dai morti, sebbene lui lo avesse preannunciato continuamente e sebbene anche le Scritture avessero parlato da sempre di lui. Sarà lo Spirito Santo ad orientarli nella verità tutta intera, come leggiamo dalla Prima Lettura, che consegue all'episodio del giorno di Pentecoste: Pietro, superata assieme agli altri apostoli la paura e la titubanza, si lancia nell'annuncio della Resurrezione, commentando come il patriarca Davide sia prefigurativo della venuta del Messia e in questo lo Spirito lo rende autentico testimone oltre che assertore della verità. E' lo Spirito che Gesù ha effuso e che aveva a sua volta sostenuto e guidato Gesù sin dal suo battesimo nel Giordano, e che lui aveva reso al Padre al momento di spirare in croce. Adesso ne è diventato dispensatore perché i suoi discepoli e noi tutti possiamo pervenire alla verità tutta intera e farci forte dei suoi doni. Sempre lo Spirito supera le titubanze e le perplessità intorno alla fede, ci è di sprone e da' fiducia che quella che noi accogliamo è appunto la verità. Quella della rivelazione a cui credere senza riserve e di fronte alla quale non dobbiamo soccombere al dubbio.
Come con i discepoli di Emmaus, Gesù percorre il medesimo cammino con ciascuno di noi, mentre stentiamo a riconoscere la sua presenza e la sua incidenza nella nostra vita. Il suo presenziare a volte è enigmatico e misterioso, diventa palese, certo ed evidente allorquando lui porta a compimento i suoi progetti su ciascuno di noi. Lo Spirito Santo, fautore di doni e di carismi, ci aiuta ad individuare nella nostra vita la presenza di Gesù Risorto affinché il nostro cammino non sia confuso. E' in forza dello Spirito infatti che Gesù si mostra realmente presente e agisce in ogni situazione e solo lo Spirito può renderci edotti della sua presenza, non intellettuale ma amichevole di uomo che cammina con noi e ci accompagna senza per nulla imporsi.
Cosicché le difficoltà di fede sono ostacoli ma non impedimenti.