Omelia (23-04-2023)
don Michele Cerutti
L'arte dell'accompagnare

Mi piacerebbe essere un pittore per rappresentare la scena che si presenta all'inizio di questo famoso brano evangelico.

L'arte si è soffermata in particolare sulla scena finale quando Gesù condivide la fraternità.

Pensiamo al Caravaggio nei due sue celebri quadri uno visitabile a Londra alla Galleria Nazionale, l'altro alla Pinacoteca Brera di Milano.

Quello più famoso è quello londinese, sicuramente più ricco di quello milanese, dove Cristo è rappresentato con le fattezze del Buon Pastore, mentre i due discepoli mostrano stupore, Cleofa si alza dalla sedia e mostra in primo piano il gomito piegato; l'altro, Giacomo il Maggiore, vestito da pellegrino con la conchiglia sul petto, allarga le braccia con un gesto che mima simbolicamente la croce, la sua mano destra è troppo grande, ma serve per dirigere l'occhio dello spettatore verso Cristo. Anche il braccio di Cristo, proteso in avanti, vuole mostrare una profondità spaziale.

Mentre la scena iniziale la immagino con due uomini chini e tristi sotto un sole alto e la sabbia che si alza in alcuni punti dove sembra esserci dei mulinelli di vento e questi due in movimento non si danno pace e in fondo Gesù che li guarda.

Sì proprio così il Maestro che conosciamo per il suo temperamento caratterizzato da sensibilità anche Lui triste scorge questi suoi due amici presi dalla disperazione.

Anche Gesù nel vederli da lontano così affranti avrà pianto, ma poi si sarà fatto forza e avvicinandosi a loro avrà asciugato qualche lacrima per farsi loro compagno.

Sono tristi i due discepoli e motivi ne hanno perché vedere l'uomo, a cui hanno posto fiducia per anni, morire in quella maniera in mezzo a due malfattori li ha messi in crisi tenendo conto anche che serpeggiava in loro il vedere Gesù come un liberatore politico e ucciso dagli invisi romani deve essere stato un colpo duro.

Gesù non si perde d'animo e si fa compagno di viaggio. La reazione la conosciamo tutti è quella di chi sul momento preso dalle sue preoccupazioni non riconosce l'interlocutore.

Si incamminano questi tali verso un villaggio Emmaus, piccolo centro, di cui sappiamo da Giuseppe Flavio essere un villaggio in cui si trovavano i soldati licenziati da Vespasiano.

Emmaus è luogo in cui si trovano i delusi e gli allontanati e questi due discepoli si considerano tali.
Non c'è più speranza, ma solo grande rassegnazione e con questi sentimenti non resta che chiudersi nel proprio mondo.

Il compito di Gesù non è semplice. Far rialzare la testa a due disperati, ma sappiamo che "nulla è impossibile a Dio" (Lc 1,37).

Il discorso è stato lungo, ma i due si fanno trascinare per cercare qualche appiglio per trovare qualche spiraglio.

Camminare sul far del giorno in quelle terre non è semplice perché il caldo si fa sentire. Luca non ci dice se si sono fermati anzi ci parla di una camminata che li ha condotti fino al villaggio.

Sappiamo che Gesù dona in abbondanza quella Parola sostegno di quel procedere senza inciampo.
Parola che costituisce come ci dice la lettera agli Ebrei arma a doppio taglio perché da un lato ci giudica, ma dall'altro ci incoraggia.

Quando giunge sera i due discepoli giungono a Emmaus e colpisce come Gesù, che sul momento vuole rientrare viene invitato a restare.

Il sentimento di tristezza cede il passo al discernimento. Quella Parola inizia ad agire nel cuore dei due e occorre qualche segno in più per capire meglio.

Gesù non disdegna l'invito e questa è occasione per spezzare il pane.

La Parola rimanda all'Eucarestia le due mense a cui veniamo richiamati in ogni celebrazione.

Una Eucarestia senza Parola sarebbe un segno sganciato, mentre una Parola che non rimanda al grande segno della condivisione diventa vuota.

Parola ed Eucaristia e i discepoli riconoscono in quel compagno di cammino il Cristo.

Gesù scompare dalla loro vista perché adesso è il momento dell'annuncio.

I discepoli ritornano a Gerusalemme dagli altri compagni che erano rinchiusi per paura dei Giudei e affermano di aver visto il Signore e di poter attestare che è Risorto.

Questo che si apre è il momento della responsabilità che rimanda all'annuncio.

La gioia cristiana consiste in questo compito dopo aver fatto esperienza si è inviati ad annunciare.

Essi sono colpiti in particolare dallo spezzare il pane, che rimanda all'Eucaristia, ma ancor di più rimanda alla carità.

Virtù principale che distingueva i cristiani che venivano riconosciuti e stimati per l'amore vicendevole. Si diceva di loro "Guardate come si amano" e i pagani si convertivano perché vedevano la bellezza e l'importanza del loro volersi bene. L'amore si vede, non è virtuale, è reale. I pagani vedevano i cristiani che mettevano in pratica l'amore di Dio e l'amore del prossimo, cioè che realizzavano il comandamento di Dio, così ne venivano attratti.

La Scrittura spiegata nei dettagli, ma la concretezza dell'amore reso visibile attrae ed è questa la bellezza dell'essere discepoli.

Gesù ci insegna uno stile che è di prossimità da un lato senza timore si fa vicino li vede affranti nel dolore e si fa compagno.

Inizia la fase dell'ascolto della loro sofferenza e poi presenta loro le Scritture.

Fa seguito la reciprocità della carità con i due che lo trattengono preoccupati con il giungere della sera che possa, sulla strada del ritorno incappare nei briganti e con la condivisione del pane da parte di Gesù stesso.

Quella strada che da Gerusalemme porta nelle diverse direzioni ne ha visti di uomini e donne presi da preoccupazioni e da interrogativi, ma anche è stata spettatrice di grandi gesti di carità.

Persino la Sacra Famiglia su quella strada si è trovata a cercare quel Figlio che era rimasto in città e dopo tre giorni di ricerche affannose lo ritrovano tra i dottori del Tempio che lo interrogano.

Su quella strada briganti senza scrupoli cercano disperatamente persone da braccare e rapinare come nella parabola del buon Samaritano l'unico che si è fatto vicino al malcapitato e lo si è caricato sulle spalle e messo sul proprio cavallo per poi portarlo in un albergo dove si è impegnato a pagare le spese di vitto.

In un'altra scena, tratta dagli Atti degli Apostoli, Filippo si avvicina a un eunuco che si interroga davanti a una pagina di Isaia e il diacono spiega punto per punto i dubbi e le domande che abitano questo etiope che ha respirato di Gerusalemme e sulla strada di ritorno vuole capire e fare sintesi di quella esperienza.

Questo funzionario riceverà il battesimo e potrà tornare dalla sua Regina come uomo nuovo.

Quanti volti tristi ho trovato nella mia esperienza di sacerdote e che hanno ritrovato poi il coraggio di ritrovare ciò che si era perduto la fede o per la malattia propria o di qualche caro o per qualche momento di disperazione familiare.

Esperienza questa che si vive nel confessionale quando si ritrova un sorriso perduto sentendo l'abbraccio di misericordia del Signore.

Ne avrei da raccontare di aneddoti, ma la stessa esperienza l'ho vissuto io stesso quando ricercando un senso nelle cose ho trovato chi si è fatto vicino nel mio cammino e mi ha aiutato a leggere la mia vita e mi ha fatto conoscere la vocazione alla vita sacerdotale.

Questo brano ci richiama alla responsabilità di essere anche noi a nostra volta compagni di viaggio di chi troviamo sulla strada per aiutarlo a comprendere che cosa lo abita.

Con uno stile di accompagnamento, di ascolto e di consiglio.