Omelia (26-03-2023)
diac. Vito Calella
Ravvivare la vita nello Spirito Santo

L'esperienza di "morte" causata dalla depressione
Il radicale scoraggiamento di chi ha perso la speranza di un nuovo inizio è una esperienza di "morte".
La maggior parte del popolo di Israele, esiliato a Babilonia, viveva in stato di depressione.
La visione delle ossa inaridite nella valle rappresenta chiunque strascini la sua vita senza speranza: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: "Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti"» (Ez 37,11).
Aggiornando la visione: di fronte alle innumerevoli guerre in atto nel mondo, di fronte alla violenza scatenata dal sistema del crimine organizzato, sostenuto dal commercio di armi e di droga; di fronte alla distruzione della natura e ai cambiamenti climatici, di fronte al sistema finanziario globale, basato sull'idolatria del denaro, di fronte alla tragedia della fame per milioni di persone nel mondo; di fronte all'emergenza idrica, ci sentiamo come il popolo d'Israele, esule a Babilonia, che si identificò in quella terribile visione della pianura piena di ossa secche. Guardando alla nostra Chiesa cattolica, la visione delle ossa rinsecchite può corrispondere allo scoraggiamento di molti cristiani riguardo alla loro partecipazione attiva nelle proprie comunità. È il rifiuto di vivere responsabilmente la vocazione battesimale, crismale ed eucaristica, ripiegando su un'esperienza individualistica della propria fede, alimentando una spiritualità personalizzata, conforme alla ricerca fatta su google. È in profonda crisi l'immagine di una Chiesa ministeriale, dove ognuno trova il suo posto specifico attraverso il servizio gratuito in un'attività pastorale. Mancano catechisti, animatori di gruppi giovanili, coordinatori della pastorale sociale. Di fronte a un invito a servire con gratuità e gioia, la risposta più forte è; "NO".
L'esperienza di "morte" denominata: dominio della carne
La parola di Dio, attraverso l'apostolo Paolo, ci mette in guardia da questo pericolo: «Fratelli, quelli che quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio» (Rm 8,8). Vivere secondo la carne significa diventare schiavi dei propri istinti egoistici, basati sulla lotta istintiva per la sopravvivenza, che genera l'atteggiamento egoista della paura; nella lotta per garantire il dominio sul proprio territorio, che genera l'atteggiamento egoista del potere; nella lotta istintiva per la continuità della propria specie, che genera l'atteggiamento del piacere del rapporto sessuale, vissuto egoisticamente, con relazioni di uso e consumo degli altri. Pertanto, una radice del male sta nella coscienza e nell'esercizio della libertà individuale di ogni essere umano. La coscienza umana, com la libertà di poter decidere e agire in nome del proprio egoismo, si esprime simbolicamente nella Bibbia attraverso l'organo del cuore. Nel libro della Genesi, dopo il racconto del diluvio universale, l'autore sacro ci offre una delle chiavi di lettura dell'origine del male e del peccato nel mondo: «Il Signore [...] disse in cuor suo: "Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall'adolescenza» (Gn 8,21b).
Il lutto per la morte fisica di una persona cara
L'evento della morte improvvisa, causata da una grave malattia o a causa di un incidente sul lavoro o sulla strada, è sempre un lutto difficile da accettare, poiché la morte improvvisa tronca una bella storia di rapporti d'amore veri, di amicizia sincera, rivelando che l'essenziale della pienezza di vita è la relazione d'amore, rispettosa dell'altro.
È quanto accadde a Gesù quando seppe della morte del suo amico Lazzaro, a causa di una grave malattia. Il racconto evangelico ci rivela la sincerità dei sentimenti umani di Gesù: «Quando Gesù vide piangere Maria e anche quelli che erano con lei, si commosse profondamente e rimase molto turbato» (Gv 11,33). Davanti al sepolcro di Lazzaro, chiuso per quattro giorni, «Gesù pianse» (Gv 11,35); «Ancora una volta Gesù si commosse interiormente» (Gv 11,38a). Come Gesù, ognuno di noi ha già vissuto l'esperienza radicale dell'attraversamento del lutto, perché c'era un vero rapporto di comunione e di rispetto con chi terminava il suo pellegrinaggio terreno.
Cosa fare di fronte a queste tre esperienze di morte?
Cosa fare di fronte alla nostra impotenza, vedendo il perdurare delle guerre, il dramma senza fine della fame e della sete di moltitudini; la folle audacia della distruzione della natura, le sofferenze causate dalle ingiustizie sociali, il pericolo della droga, l'immenso potere del sistema finanziario basato sulla vendita delle armi e sull'idolatria del denaro? Cosa fare di fronte alla schiavitù del peccato, a causa della radice del male che è il nostro egoismo, che ci provoca ad assumere stili di vita secondo la carne? Cosa fare di fronte al dolorosissimo lutto per la morte di una persona cara e veramente amata?
Gesù, risurrezione e vita, per la sua fedeltà alla comunione con il Padre
Gesù si rivela a noi oggi, attraverso il dialogo con Marta: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11,25-26). Queste sono meravigliose parole di speranza.
Vita piena è il Padre unito al Figlio nello Spirito Santo.
Gesù è la sorgente della vita eterna perché tutta la sua esistenza è stata segnata dalla fedeltà della sua comunione con il Padre, con la forza unificante, vivificante e santificante della gratuità dell'amore divino, chiamata "Spirito Santo".
Nell'eternità, prima di assumere la nostra condizione umana, divenendo Verbo eterno del Padre fatto carne (cfr. Gv 1,14), il Figlio era "uno" con il Padre e questa feconda comunione di vita si rivela in tutta l'opera della creazione dell'universo, sia nel suo macrocosmo, sia nel suo microcosmo.
Durante la sua missione nel mondo, Gesù, vero Dio e vero uomo, mantenne la sua comunione con il Padre operando la sua scelta di nutrirsi della volontà del Padre: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34). Per la sua fedeltà fino all'ultimo respiro nella sua comunione con il Padre, il corpo morto di Gesù fu risuscitato dopo la sua morte in croce. Dio Padre risuscitò per sempre il corpo di Gesù crocifisso con la forza dello Spirito Santo, con la forza vitale della comunione.
Oggi abbiamo accolto la testimonianza dell'apostolo Paolo: «Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8.11). Lo stesso Spirito Santo, che fa vivere il Figlio, eternamente in comunione con il Padre, ospitando tutta la nostra umanità nella Santissima Trinità, è la vera sorgente della vita eterna. E vive già dentro ognuno di noi!
Il racconto della risurrezione di Lazzaro ci viene offerto perché ognuno di noi possa fare la professione di fede in Gesù Cristo, come fecero Marta, Maria e tanti Giudei, testimoni del risuscitamento di Lazzaro.
La professione di fede in Gesù Cristo, morto e risorto, in eterna comunione con Dio nostro Padre, è la condizione essenziale per celebrare il Battesimo.
Professare la fede in Cristo significa riconoscere il dono già effuso nei nostri cuori dello Spirito Santo: «Noi viviamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito Santo, se davvero lo Spirito Santo abita in noi» (Rm 8,9a). La condizione per appartenere veramente a Cristo è vivere ravvivando la presenza dello Spirito Santo, che già abita in noi.
Per mezzo dello Spirito Santo, in Cristo Gesù troviamo «ogni grazia e abbondante redenzione» (Sal 129,7).
O Spirito Santo, sii vincitore sulle forze del nostro egoismo, affinché la vita piena si manifesti in uno stile di vita di sobrietà e rispetto per il prossimo, liberandoci dai vizi che ci rendono schiavi e vigilando a non ripetere i peccati del passato.
Facci intusiasmare per un servizio pastorale gratuito, riscoprendo il valore della nostra vocazione e missione battesimale, crismale ed eucaristica, che ci porta ad essere membra vive del corpo ecclesiale di Cristo.
Aiutaci a vivere una fede impegnata per la vita degna di ogni essere umano e per il rispetto delle creature del mondo. Amen.