Omelia (19-03-2023)
don Roberto Seregni
Figli della luce

Leggendo il Vangelo di questa quarta domenica, mi viene spontaneo pensare che il cieco sia l'immagine di ognuno di noi. Siamo ciechi, ci stiamo distruggendo con le nostre mani, stiamo correndo verso un precipizio e non ce ne rendiamo conto. Davanti a noi, solo il buio. E continuiamo a correre. Verso chi, o verso dove, è un mistero.
O forse siamo come i farisei. Siamo convinti di vederci benissimo, di saperne una pagina in piú del libro, di tenere tutto sotto controllo e invece siamo ciechi. Ciechi che non vogliono vedere. Preferiamo brancolare nel buio piuttosto che aprire gli occhi e ammettere di essere sull'orlo del precipizio.

Strano gesto quello di Gesù: "sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco" (v.6). Perché Gesù sputa a terra e fa del fango con la sua saliva? Che significato ha questo gesto misterioso?
Il maestro cosparge gli occhi del cieco con il fango della nuova creazione, fatto con la terra e il suo respiro. È un fango impastato con il DNA di Dio.
Gesù è venuto per portare a perfezione la creazione. Siamo un disastro, lo sappiamo, ma lui non ci butta via. Ci rimpasta. Ci rimodella. Ci rimette sul tornio per riportarci alla bellezza splendente della creazione. C'è un nuovo impasto, un compimento.
Lui, l'uomo nuovo, è il modello sublime della creazione.
Noi, fatti di terra e cielo, siamo nelle sue mani.

Ma la cosa straordinaria è che questo gesto non guarisce il cieco all'istante. Gesù non è uno stregone, la guarigione richiede la partecipazione attiva del cieco: "Và a lavarti nella piscina di Sìloe" (v.7). C'è bisogno di una risposta libera al progetto liberante di Dio. Se il cieco non avesse accettato di correre alla piscina di Sìloe per lavarsi, sarebbe stato solo un cieco con gli occhi pieni di fango!

Forza amici, tuffiamoci nella piscina di Siloe! Lasciamoci aprire gli occhi! Scopriremo che Dio non si è ancora stancato di noi. Sembra proprio che facciamo di tutto per mettere alla prova la sua pazienza, ma lui continua a credere in noi, rimpastarci, a rialzarci, a rinnovare la sua fedeltà d'amore. Dio non si stanca. Questa è la buona notizia.

Don Roberto