Omelia (12-03-2023)
fr. Massimo Rossi
Commento su Giovanni 4,5-42

Dopo aver riflettuto, domenica scorsa, sul mistero della trasfigurazione - la volta precedente
avevamo accompagnato Gesù nel deserto, luogo di solitudine e di tentazioni -, oggi assistiamo
all'incontro del Signore con la donna Cananea, presso il pozzo di Sicar. Una pagina lunghissima,
impossibile commentarla tutta, nel poco tempo a disposizione.
In breve: Gesù arriva con i Dodici in un villaggio della Samaria e si ferma poco fuori, ove sorge un
pozzo a riprendere fiato, affaticato dal viaggio e dal caldo, mentre i suoi vanno a fare spesa. Una
donna arriva ad attingere acqua e Gesù le chiede da bere. Una scusa come un'altra per attaccar
bottone e annunciare il Regno dei Cieli.
Attenzione ai preti! sono maestri nel saper cogliere ogni occasione per parlare di Dio... Ironia a
parte, il quarto evangelista racconta questo episodio per introdurre un tema a lui molto caso: la sitio
Christi, la sete di Cristo.

Ne parla qui, e ne parlerà al termine del Vangelo, descrivendo la scena della crocifissione, allorché
il Signore, pochi istanti prima di morire, "disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un
vaso pieno di aceto; (i soldati) posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna
e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «È compiuto». E,
chinato il capo rese lo spirito."
(19,28.30).
La sete di Gesù è da interpretarsi come bisogno di ricevere acqua, ma anche come desiderio di
donare
lo Spirito Santo. L'uomo Gesù ha bisogno di ricevere, il Cristo vuole donare! Questa
duplice valenza è già presente nel brano di oggi: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che
ti dice: Dammi da bere, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva.".

Per il Messia, la sete di dare lo Spirito è assai più violenta della sete di ricevere acqua. È un
bisogno che letteralmente lo consuma, e per il quale morirà. Il suo ultimo respiro è proprio lo
Spirito Santo, la sua stessa vita divina che il Nazareno effonde su Maria e l'amico del cuore,
Giovanni, che assistono affranti ai piedi della croce, in rappresentanza di tutta la Chiesa.

Il quarto Evangelista colloca la nascita della Chiesa, sul Calvario; secondo il suo pensiero teologico,
non ci può essere soluzione di continuità tra la vita di Gesù e quella della Chiesa; muore il
primo, nasce la seconda, ma la vita è una sola, quella di Dio, che passa da Cristo alla Chiesa.
Quando il Maestro di Nazareth consegna a Pietro le chiavi del regno dei cieli, dichiara che "le porte
degli inferi non prevarranno contro la Chiesa"
(cfr. Mt 16,18): e il motivo è che la vita della
Chiesa è la vita stessa di Dio: c'è qualcosa che va ben al di là delle miserie umane di noi sacerdoti,
di noi religiosi e religiose, di noi battezzati che formiamo il popolo di Dio...
E per fortuna!
Paradigmatica, a questo proposito, è la conclusione del Vangelo di oggi: "Molti Samaritani di
quella città credettero in Lui per le parole della donna. (...) Molti di più credettero per la parola
di Gesù, e alla donna dicevano: Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi
stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo.".

Chi di noi presumesse di avere qualche merito nel predicare il Vangelo, in termini, che so, di
carisma personale, di abilità oratoria, di capacità empatica, di prontezza nel cogliere i bisogni del prossimo,... sappia che tutte le doti del mondo non sono in grado di aggiungere, né togliere alcunché alla forza intrinseca del Vangelo!
Il Vangelo è più forte delle nostre doti, ma anche delle nostre fragilità e dei nostri peccati.
Il Verbo che parla nel Vangelo e si dona nei sacramenti, è capace di infondere quell'energia che,
fosse per noi, avremmo già perduto da un pezzo...
Al capitolo 3 della sua prima Lettera, Giovanni scrive ancora: "Figlioli, non amiamo a parole, né
con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo riconosceremo che siamo nati dalla verità e
davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande
del nostro cuore e conosce ogni cosa.".

Sappiamo tutti quanto è potente la legge del desiderio, le sue dinamiche, il coraggio che (il
desiderio) può infondere nella nostra esistenza. Preghiamo allora il Signore di risvegliare in
ciascuno di noi il desiderio di Lui
; qualcosa di simile al desiderio di Gesù di comunicare lo
Spirito Santo a coloro che incontrava sulla sua strada, cogliendo l'attimo.
A volte la salvezza è questione di attimi.
Come una sola scintilla può incendiare una foresta intera, un attimo può segnare la svolta della vita.
Avete certamente visto il film "Sliding doors"... potete dunque intuire di cosa sto parlando.
Con vostro comodo andate a rileggervi il Vangelo di oggi. Io lo farò...
Chissà che aumenti il desiderio di vita eterna in noi e in coloro che oggi incontreremo.
Buon viaggio!...e attenti alle sliding doors, alle porte scorrevoli....