Omelia (12-03-2023)
padre Antonio Rungi
Gesù e la samaritana al pozzo della grazia

Il Vangelo della terza domenica di Quaresima, tratto dall'evangelista Giovanni, ci porta con Gesù a Sicar, al celebre pozzo di Giacobbe, dove le donne samaritane attingevano acqua per le loro necessità familiari.

In questo luogo Gesù incontra per caso una donna e con lei instaura un dialogo profondo sul significato dell'acqua simbolo della grazia che disseta per sempre la sete di ogni uomo e donna che cercano il Signore.

L'incontro, fuori di ogni schema e soggetto a facile critica alla fine si risolve in una marcia trionfale del Messia che viene accolto in città, dopo aver parlato con la donna e dopo essersi dissetato a quel pozzo, che anche per Gesù diventa motivo di insegnamento e di manifestazione della sua divinità.

Gesù legge infatti nel cuore, nei pensieri e nella vita di quella donna, travagliata da un'esistenza problematica a livello coniugale, avendo avuto 5 mariti e convivendo con un altro in quel momento. La richiesta di avere un po' di acqua è occasione per il Signore di focalizzare il suo insegnamento su qualcosa che conta davvero e per sempre.

Gesù conduce per mano quella donna che pure si era resa disponibile al dialogo iniziato da Gesù con queste semplici parole: «Dammi da bere». Gesù aveva bisogno veramente di bere, in quanto, stanco del viaggio, e in pieno giorno. Ma Gesù non ha strumenti per attingere al pozzo di Giacobbe. Nel frattempo i suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Dovevano pure mangiare qualcosa visto che si spostavano da una parte all'altra della Giudea.

Gesù quindi è solo a tu a tu con questa donna, inizialmente un po' restia al dialogo e al donare un po' di acqua e fa osservare al Maestro: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». Sappiamo che in quel tempo un uomo che non fosse il proprio marito o promesso sposo non poteva assolutamente rivolgere la parola ad altra donna. Inoltre, nel caso particolare, come evidenza ala donna, i Giudei non avevano rapporti con i Samaritani. Lei quindi che era della Samaria e Gesù della Giudea non dovevano assolutamente entrare in dialogo e soprattutto aiutarsi.

Gesù allora cerca di superare queste barriere geografiche, politiche, religiose e sociali, rivolgendosi alla donna con queste parole: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». E' evidente che questo primo passo fatto da Gesù è finalizzato a portare la donna ad una conoscenza vera della sua persona. Tanto è vero che la donna replica con una battura sarcastica: "Da dove prendi dunque quest'acqua viva, visto che non hai i mezzi per attingere dal pozzo? Ed aggiunge quello che era noto a tutti i samaritani in merito a Giacobbe, che aveva scavato il pozzo, da quale attinsero acqua lui, i suoi figli e il suo bestiame. Il dialogo si poteva fermare lì e stopparsi su questo dato di fatto, ma Gesù continua nel suo tentativo di avvicinare al suo cuore di Figlio di Dio quella donna smarrita e con tanti problemi che si portava dentro. Per cui fa osservare che chiunque beve quest'acqua naturale avrà comunque sete di nuovo, mentre l'acqua della grazia di Dio che il Signore dona a quanti sono disposti a farsi dissetare da essa, non avranno più sete in eterno. Chi beve di questa sua acqua si trasforma in una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna.

Il passo successivo del dialogo è quello che porta la donna a rivolgersi a Gesù con queste parole: «Signore dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua".

In poche parole la donna vuole trovare la soluzione definitiva al suo approviggionamento idrico.

Poi introduce un altro tema quello dell'adorazione del Dio vero e rivolta a Gesù dice: "Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». A che Gesù replica «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gesù risolve così il problema della preghiera e della contemplazione.

La donna incalza il Signore con un altro discorso quello della venuta del Messa: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Al che Gesù rivela la sua vera identità e dice: «Sono io, che parlo con te» il Messia.

Come tutti i racconti del vangelo di Giovanni anche questo si conclude con suscitare la fede negli ascoltatori. Infatti la samaritana da persona che ascolta diventa strumento di evangelizzazione e con i suoi discorsi e suscita l'interesse nei suoi concittadini i quali prendano subito contatto con il Messia. E quando lo fanno i risultati sono più entusiasmanti e sicuri, perché ai molti che credettero al racconto della donna si aggiunsero moltissimi che credettero nel momento in cui incontrarono Gesù e lo invitarono a restare in città. Gesù accetta di rimanere due giorni a Sicar. E' sempre vero che noi siamo semplici strumenti nelle mani di Dio come è successo alla donna samaritana, nonostante le sue fragilità e i suoi peccati.