Omelia (12-03-2023)
don Michele Cerutti


Questa notte una bimba di 10 anni piange la morte del padre, un 15enne qualche giorno fa si è avvicinato a un Vescovo e ha chiesto: Mi dia un motivo per vivere?

Un uomo in punto di morte con le lacrime agli occhi ha chiesto perdono dei suoi peccati.

Un'amica anziana conosciuta in ospedale sta combattendo la sua ultima battaglia in un hospice e i suoi parenti si alternano per tenerle compagnia.

Un vicino di casa con moglie parkinsoniana offre tutti i suoi servizi di cura e assistenza.

Sullo sfondo i terremoti, le guerre, le devastazioni e coloro che scappano da tutto questo vanno incontro alla morte in mare.

Quanti volti e storie in questi giorni ho visto e ascoltato e la pagina evangelica è la sintesi perfetta.

Una donna che incontra Gesù e gradualmente smonta pregiudizi e paure, un Maestro che l'aspetta vicino a un pozzo e basta una semplice richiesta: "Dammi da bere". Inizia così un dialogo dove la storia di questa samaritana viene alla luce.

In mezzo ci sono io come cristiano e poi come prete che davanti al dolore del mondo, mi è chiesto di essere vicino ai pozzi che il Signore mi indica per attendere gli uomini e le donne che chiedono un senso al loro soffrire.

Lo stile lo offre Gesù.

Questa pagina evangelica è per tutti, per voi, ma penso prima di tutto per me.

Che stile ho? Quello del giudicante? Quello di chi pone sugli altri i fardelli pesanti e non ne solleva neanche uno?

Gesù mostra tutta la sua delicatezza, non giudica questa donna che si avvicina al pozzo nell'ora più calda per non sottoporsi al linciaggio del pettegolezzo di chi si sente a posto con la coscienza e critica tutto e tutti dall'alto della presunta perfezione.

Una pagina evangelica che mette bene in evidenza lo stile a cui siamo chiamati quello di aiutare il fratello e la sorella nel bisogno a fare emergere le proprie difficoltà per poi ritrovare la giusta strada nella consapevolezza che ognuno ha bisogno dell'altro per rimanere nella carreggiata.

Quante volte confesso e portando sulle mie spalle, come un asino, i peccati comprendo che quel vostro vuotare il sacco comporta un cambiamento di rotta anche nella mia vita.

La confessione davanti a un sacerdote aiuta anche il ministro della penitenza a fare luce sulla propria esistenza e se sapeste quante volte questo essere dispensatore della misericordia mi ha fatto bene.

La samaritana dialoga nell'ora più calda del giorno, mentre Nicodemo aveva scelto la notte anche lui per sfuggire dagli sguardi indiscreti, ma quella volta dei suoi compagni farisei.

Il Signore ci attende ad ogni ora del giorno ci chiede soltanto di saperlo vedere e riuscire nello stesso tempo ad aprire il nostro cuore mettendo a nudo tutte le nostre preoccupazioni.

Il demonio, che la scorsa settimana abbiamo visto tentare Gesù nel deserto al termine del lungo periodo di digiuno o che nel giardino dell'Eden stuzzica Adamo ed Eva e li invita a cibarsi del frutto, non fa altro che invitarci a tenere dentro tutto di noi e a nasconderci. Adamo ed Eva sul momento si nascondono effettivamente. Il peccato è il nascondiglio a cui l'uomo tenta di fuggire da Dio trovandosi però poi in difficoltà.

La samaritana aprendosi vince tutte le sue paure e non solo ora può andare da quegli stessi del villaggio che l'additavano come prostituta e ha potuto testimoniare la bellezza di quell'incontro.

Il cristiano è chiamato a fare quello che quella donna ha compiuto ovvero annunciare un incontro, non una dottrina, non una filosofia, non una morale.

Nessuno è escluso da questo abbraccio e ancora una volta Gesù sorprende tutti parla con una donna e con una samaritana. Figura reietta dalla cultura ebraica del tempo.

Oggi forse Gesù ci sorprenderebbe se parlasse con un omosessuale, un nomade, un islamico.

Come i discepoli siamo chiamati a fare un salto di visuale perché la salvezza è di tutti.

Concludo con un'espressione che nell'Ufficio delle Letture mi ha colpito di Sant'Asterio di Amasea:

Non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, né essere pigri nel portare loro il nostro aiuto, ma che il nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che da essa si sono allontanati e che si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.

Quanta verità in poche righe e dovrebbe costituire il perno e il centro del nostro agire.

Aiutaci Signore a scoprire la Tua presenza in ogni momento e per ogni fratello rendici capaci di piegarci su di lui.