Omelia (12-03-2023)
diac. Vito Calella
Invito alle nozze della Santissima Trinità con noi

Il cammino catecumenale delle prossime tre domeniche
A partire da questa terza domenica di Quaresima, siamo invitati a rivivere l'intenso cammino che facevano gli antichi catecumeni nell'immediata preparazione alla celebrazione del loro Battesimo, che si realizzava nella Veglia pasquale. Oggi siamo invitati a scoprire «la fonte di acqua viva che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14b): lo Spirito Santo già presente nel tempio vivo del nostro corpo. La parola di Dio rivelata attraverso l'apostolo Paolo, nella lettera ai Romani, ci offre la chiave e la lettura del Vangelo di oggi, in cui ci viene presentata la meravigliosa catechesi dell'incontro di Gesù con la Samaritana (Gv 4). L'acqua viva dello Spirito Santo è già in noi: «La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
Domenica prossima saremo invitati a risvegliare lo "sguardo" essenziale della nostra appartenenza a Gesù Cristo, luce del mondo, per rafforzare la nostra comunione con Dio nostro Padre, che ha già stretto la nuova ed eterna alleanza con tutta l'umanità, attraverso la morte e risurrezione del suo Figlio, l'Amato (Gv 9). Il cammino di fede del cieco nato è la sintesi del nostro cammino di liberazione dalla cecità provocata dal nostro cuore di pietra, ancora incapace di incentrare coraggiosamente la vita quotidiana su Gesù Cristo, Signore della nostra vita.
Nella quinta domenica di Pasqua, ascoltando il racconto della risurrezione di Lazzaro (Gv 11), saremo invitati a rinnovare la nostra fede nella risurrezione, per vivere una vita nuova secondo lo Spirito Santo, liberandoci da una vita secondo la carne, perché siamo condizionati e resi schiavi dai nostri istinti egoistici.
Il matrimonio della nuova ed eterna alleanza, libero da idolatrie passate e presenti
L''incontro di Gesù con la Samaritana è la celebrazione del matrimonio della Santissima Trinità con tutta l'umanità, con ciascuno di noi.
La Samaritana rappresenta ciascuno di noi, rappresenta l'umanità che vive l'esperienza drammatica dell'infedeltà al suo vero sposo, che è il nostro Dio creatore, liberatore e santificatore: il Padre unito al Figlio nello Spirito Santo.
Al tempo di Gesù, i Samaritani erano etichettati dai Giudei come popolo eretico, poiché la storia di quella gente, sin dal tempo della distruzione del regno di Israele da parte degli Assiri, era stata segnata da una mescolanza di tribù e divinità. Gesù, infatti, rivela la complicata situazione matrimoniale di quella donna: «Non hai marito, perché hai avuto cinque mariti» (Gv 4,18). L'evangelista Giovanni sapeva che la terra di Samaria, dopo l'esilio del popolo d'Israele provocato dagli Assiri, fu invasa e popolata da cinque popoli, ognuno dei quali portava i propri idoli, come ci racconta il riassunto del secondo libro dei Re: «Gli uomini di Babilonia si fabbricarono Succot-Benòt; gli uomini di Cuta si fabbricarono Nergal; gli uomini di Amat si fabbricarono Asima; quelli di Avva si fabbricarono Nibcaz e Tartach; quelli di Sefarvaìm bruciavano nel fuoco i propri figli in onore di Adram-Mèlech e di Anam-Mèlech, dèi di Sefarvàim» (2Re 17, 29-31). La Samaritana rappresenta un popolo che ha fatto della propria fede un miscuglio, una brodaglia di credenze, e questo non ha contribuito a fare della religione una vera esperienza di liberazione.
Oggi possiamo dare un altro nome agli idoli portati nella terra di Samaria da tutti quei popoli stranieri.
La cultura dominante del nostro tempo porta l'idolatria del denaro, l'idolatria della droga e dell'alcool, l'idolatria dell'edonismo e del consumismo sfrenato, l'idolatria del progresso tecnico e scientifico irrispettoso della natura, l'idolatria dell'individualismo provocato dal nostro accesso al mondo della i social network, che ci rende schiavi dei nostri telefoni cellulari e connessi ad una marea di informazioni.
Il risultato di queste cinque nuove divinità della cultura moderna è il soffocamento della fonte di acqua viva dello Spirito Santo, che già abita dentro di noi. Facciamo nostro l'appello della parola di Dio, attraverso l'apostolo Paolo.
Nella prima lettera ai Tessalonicesi esorta i cristiani: «Non spegnete, non soffocate lo Spirito Santo!» (1Ts 5,19).
Il simbolismo del pozzo
Il pozzo di Giacobbe, dove avviene l'incontro di Gesù con la Samaritana, può rappresentare simbolicamente la nostra coscienza umana, oggi satura di tutte queste proposte di idolatria, che soffocano l'acqua viva e santificante dello Spirito Santo. Mediante questo dono effuso nei nostri cuori, il Padre, unito al Figlio, celebra le nozze della nuova ed eterna alleanza con l'umanità, già realizzata storicamente mediante la morte e risurrezione di Gesù. Siamo peccatori già perdonati e questa proposta di comunione si attualizza per noi nel sacramento dell'Eucaristia.
Due opzioni per liberarci dalla saturazione delle idolatrie e lasciare agire lo Spirito
Per liberarci dalla saturazione delle idolatrie del nostro tempo e lasciare che l'acqua viva dello Spirito Santo ci liberi da queste forme di dipendenza che ci rendono schiavi, la parola di Dio di oggi indica due opzioni
La prima opzione: «adorare il Padre in Spirito e verità» (Gv 4,24)
La prima opzione è la nostra preghiera personale e comunitaria, privilegiando l'incessante invocazione dello Spirito Santo e l'incontro orante con la verità del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Dopo la morte e risurrezione di Gesù, il vero tempio dove dimora la Santissima Trinità è il tempio del nostro corpo e il tempio del corpo ecclesiale di Cristo, cioè la rete di relazioni di comunione che abbiamo nelle nostre comunità. La preghiera personale e comunitaria, illuminata dalla Parola di Dio e orientata dallo Spirito Santo, ci aiuta a "sturare" il pozzo della nostra coscienza da tutte le idolatrie, a far operare la sorgente dell'acqua di vita eterna dello Spirito Santo che scorre dentro di noi. Facciamo nostra la preghiera del Salmo 94, per non indurire il nostro cuore come accadde al popolo d'Israele nella località di Massa e Meriba: «Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere»» (Sal 94,8-9). Dio nostro Padre, attraverso il suo Figlio Gesù Cristo, ha il potere di far uscire l'acqua viva del suo Santo Spirito anche dai cuori più induriti come pietre.
Ma ci vuole la scelta di ascoltare la Parola di Dio.
Scegliere come cibo il «fare la volontà del Padre e compiere la sua opera» (Gv 4,34)
L'ascolto orante della Verità del Vangelo, illuminato dallo Spirito Santo, ci porta a sentire la fame di fare la volontà del Padre e di compiere la sua opera, più che il bisogno fondamentale di saziare la fame di pane e di cibo.
Il voler fare la volontà del Padre significa voler progredire nella conoscenza e nella fede di Gesù Cristo, facendo di lui il punto di riferimento della nostra vita. La Samaritana ha progredito riconoscendo Gesù prima come «profeta» (Gv 4,20), poi come «Messia il Cristo» (Gv 4,25.29).
Voler fare l'opera del Padre significa voler diventare discepoli di Gesù per realizzare il regno di giustizia e di pace del Padre, paragonato, nel vangelo di oggi, alla mietitura del grano. Possiamo essere seminatori o raccoglitori della messe. Tutti si rallegrano: chi semina e chi miete (cfr Gv 4,36-38). Ci rallegriamo di appartenere all'unico corpo ecclesiale di Cristo, uniti in Lui, corpo e sangue, nell''Eucaristia. Ci rallegriamo ancora una volta di servire con gioia la causa del Regno del Padre.