| Omelia (12-02-2023) |
| diac. Vito Calella |
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La libertà che schiavizza e la libertà che libera La libertà è uno dei doni più grandi che gli esseri umani hanno. La libertà ci rende simili a Dio stesso e superiori a tutte le altre creature viventi in natura. La libertà è un potere vero ed effettivo: permette a una persona di realizzare ciò che ha deciso. Ciascuno di noi può scegliere una possibilità tra le tante che si presentano. Possiamo discernere e giudicare ciò che è bene o male per noi e per coloro che ci circondano. La libertà umana può portare ognuno di noi alla morte o alla vita, può farci diventare più schiavi o più liberi, perché tutto dipende dalla nostra scelta fondamentale: abbandonarci al Padre unito al Figlio nello Spirito Santo oppure consegnarci al nostro "io". La libertà che schiavizza La libertà che schiavizza è quella di chi la esercita, affidandosi unicamente alle proprie capacità umane per soddisfare i bisogni dei propri istinti egoistici, poiché ognuno di noi è radicalmente povero e limitato. L'esercizio di questa libertà, usata solo per soddisfare i bisogni dell'io, è paragonato a mettere le mani sul fuoco. «Dio ha ha posto davanti a te il fuoco» (Sir 15,17a). Decidere da soli cosa è bene e cosa è male, senza fare riferimento all'«albero della vita» nella parola di Dio, che per noi cristiani è Gesù, nostro Maestro e Signore, è disobbedire al divieto di «mangiare i frutti di l'albero della conoscenza del bene e del male» (Gn 2,17). È avere l'orgoglio e la superbia di voler bastare a se stessi nella vita, senza prendersi cura del proprio rapporto con Dio Creatore, Redentore e Santificatore. La persona si crede libera, ma diventa sempre più schiava dell'idolatria del denaro; è manipolato dalla mentalità di questo mondo, che riduce la dignità della persona umana a "consumatore" di tutto ciò che soddisfa i suoi istinti egoistici. La libertà che libera La libertà veramente liberante è quella della persona che la esercita affidando la povertà radicale della sua condizione umana a Dio Padre, che gli offre il dono dei suoi comandamenti, lo invita ad interpretarli imitando la libertà di Gesù e a metterli in pratica con l'aiuto essenziale e necessario dello Spirito Santo. L'esercizio di questa libertà, usata per realizzare il Regno del Padre, per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell'unità dello Spirito Santo, è paragonato a mettere le mani nell'acqua. «Dio ha posto davanti a te l'acqua» (Sir 15,17b). La scelta saggia dell'incontro orante con la parola di Dio Scegliere di consegnarci al Padre, unito al Figlio nello Spirito Santo, significa avere come riferimento guida nella nostra vita i comandamenti della parola di Dio. Abbiamo pregato con il Sal 118 (119),1-2: «Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore». Facciamo allora la scelta coraggiosa di dedicare ogni giorno momenti privilegiati di preghiera aprendo la nostra Bibbia e imparando a custodire nella nostra mente e nel nostro cuore «l'immensa sapienza della parola del Signore» (Sir 15,19a). La scelta di superare la «giustizia dei dottori della legge e dei farusei» Praticare i comandamenti della parola di Dio, secondo l'evangelista Matteo, significa «praticare la giustizia». I dottori della legge e i farisei, al tempo in cui viveva Gesù, memorizzavano i comandamenti scritti nei libri sacri della Bibbia e si vantavano di essere "giusti", insegnando e praticando una morale rigorosa. La vita diventava un incubo, poiché era obbligatorio apprendere i precetti della legge e metterli in pratica. Caso contrario, Dio puniva con castighi e malattie e le autorità religiose escludevano i peccatori dalla comunità senza mostrare misericordia e senza dare speranza di salvezza. Gesù ci mette in guardia dicendo: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli»(Mt 5,20). Non basta fare lo sforzo umano per custodire nella mente e nel cuore i comandamenti della parola di Dio, praticandoli con la nostra buona volontà. Siamo chiamati ad interpretare i comandamenti dell'Antico Testamento considerando e imitando la libertà di Gesù. Interpretare i comandamenti della Legge considerando e imitando la libertà di Gesù Tre sono le scelte chiare che Gesù ha fatto quando ha assunto la nostra condizione umana: fare sempre la volontà del Padre, andare incontro ai più poveri e ai peccatori, essere distaccato da ogni bene materiale di questo mondo, specialmente dal denaro. La scelta fondamentale di Gesù è stata questa: agire in obbedienza alla volontà del Padre. La volontà del Padre è questa: condurre tutta l'umanità a celebrare la nuova ed eterna alleanza con Lui, unito al Figlio nello Spirito Santo, per farci sperimentare la fraternità universale. Dio nostro Padre vuole che ognuno di noi scopra la propria dignità di figlio amato, manifestando gesti concreti di conversione poiché tutti siamo già stati riscattati dalla nostra condizione di peccatori mediante la morte e risurrezione del Figlio suo, Gesù Cristo. I comandamenti dell'Antico Testamento erano interpretati dai dottori della Legge e dai farisei per giudicare e separare i giusti dai peccatori, i puri dagli impuri. Gesù non è venuto per abolire i comandamenti, ma è venuto per insegnare a interpretarli correttamente, perché la loro osservanza favorisca la fraternità e l'unità, nel rispetto della dignità e della situazione di ogni essere umano. Dio Padre vuole la salvezza di tutti! Non è sua volontà usare i comandamenti per giudicare chi è giusto e chi è peccatore, chi è salvo e chi è condannato alla perdizione. Gesù è venuto per mostrare il volto misericordioso e compassionevole di Dio Padre, specialmente per le persone più peccatrici, più povere e sofferenti. La seconda opzione di Gesù fu di andare incontro ai più poveri e ai peccatori. Gesù ha chiaramente fatto l'opzione preferenziale per i più poveri e sofferenti e per i peccatori, giudicati come persone maledette da Dio e separate da lui. Per questo suo atteggiamento preferenziale fu molto criticato dai dottori della Legge e dai farisei. La terza opzione di Gesù fu di essere distaccato da ogni bene materiale, specialmente dal denaro. Gesù era povero e proferiva parole dure e chiare per chi attaccava il cuore al denaro e ai beni materiali di questo mondo, perché l'attaccamento al denaro è la radice di tanti mali che accadono nel mondo, danneggiando il progetto del Padre di porre fine alle ingiustizie e di promuovere la fraternità universale. Imitare la libertà di Gesù Oggi Gesù ci insegna a rispettare gli altri senza ucciderli con il nostro linguaggio violento, aggressivo, pettegolo. Gesù ci invita a superare ogni tipo di conflitto relazionale tra di noi promuovendo gesti di riconciliazione e di perdono, che valgono più di ogni nostra fedele partecipazione alle belle celebrazioni liturgiche che si svolgono in onore di Dio. Gesù ci invita a praticare il rispetto per la persona umana, a partire dal rapporto tra marito e moglie, segno sacro di eterna comunione nella gratuità dell'amore. Per questo ha parole forti sull'uso irrispettoso dei nostri occhi e delle nostre mani, segni simbolici dei nostri desideri e delle nostre azioni, che si materializzano nella qualità dei nostri rapporti umani. Gesù ci invita ad essere sinceri nei nostri rapporti con gli altri senza dover dimostrare la verità delle intenzioni del nostro cuore con il rito del giuramento. Praticare la parola di Dio illuminati e guidati dallo Spirito Santo Tutti gli insegnamenti di Gesù possono essere realizzati solo se ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. La saggezza di questo mondo è grande e preziosa. Ma la sapienza che Dio nostro Padre ci offre con il dono dello Spirito Santo è più potente ed efficace. Invochiamo incessantemente lo Spirito affinché le nostre relazioni umane si realizzino all'insegna della gratuità del suo amore e e ci facciamo sperimentare la gioia dell'unità nella carità. |