Omelia (12-02-2023)
padre Paul Devreux
Commento su Matteo 5,17-37

Ritengo che c è una frase molto importante e da capire in questo Vangelo, per poi provare a metterla in pratica: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli."

Partiamo dalla fine:"Non entrerete nel regno dei cieli". Il regno dei cieli è il regno di Dio, non solo in cielo, ma anche qui in terra. Quindi il tema è quello di entrare nel regno di Dio sin da oggi, cercando di vivere in comunione con Lui.

Secondo: La giustizia degli scribi e dei farisei. Cos'è? E' quanto di meglio riuscivano a fare per amministrare la giustizia, esattamente come facciamo noi oggi, e sappiamo quanto sia difficile. Il criterio di fondo è: Occhio per occhio, dente per dente. Il Mahatma Gandhi ne denunciava i limiti, dicendo che occhio per occhio rende tutti ciechi, ma rimane quanto di meglio riusciamo a fare, perché significa mettere un limite alla vendetta o richiesta di giustizia. Equivale a dire che non posso cavare due occhi o uccidere chi mi a tolto un solo occhio, e quindi è già un grosso passo avanti. Oggi si dice che la pena deve essere proporzionata al danno, e per questo non posso sparare a chi mi entra in casa solo per rubare.

Come si fa a superare questo concetto di giustizia? Attenzione: superarla non significa abolirla ma migliorarla.

Solo con l'amore. Dio lo fa con me tutti i giorni, amandomi anche se non me lo merito. I Genitori lo fanno continuamente con i figli, sopportandoli e perdonandoli. Praticamente accettano di rimetterci, semplicemente perché il loro amore per i figli, è più grande del loro desiderio di giustizia.

D'altra parte basta rovesciare la frittata e domandarci: "Qual' è il grido del mio cuore quando ho torto? quando è evidente che ho sbagliato e fatto del male? Misericordia! Misericordia Dio e perdonatemi fratelli". Questo è la giustizia che desidero per me, e allora perché non desiderarla anche per gli altri? Solo perdonare mi mette in comunione con Dio e mi fa vivere nel suo regno. Implica che considero più importante il recuperare il fratello, accettando di rimetterci, come Dio fa con me, piuttosto che farmi giustizia. Solo questa strada è costruttiva perché cavare l'occhio a chi mi ha ferito non da pace ne a lui, ne a me. Ma non significa neanche chiudere un occhio. Significa impegnarsi per cercare di farsì che l'atro si senta amato tanto da rinunciare a fare del male, come per esempio fanno i cappellani nelle carceri.

Solo l'amore e il perdono possono fermare la catena del male, quando si innesca. Ma attenzione: è una scelta che posso fare io, cosciente di tutte le volte che il Signore ha perdonato me, dandomi nuove opportunità di vivere ogni volta che ho sbagliato.
Misericordia chiedo e quasi pretendo, perché so che senza di essa la mia vita si ferma.

Ma ripeto: questa è una scelta che posso fare io, per superare la legge, ma non posso pretenderla dagli altri. Se qualcuno sta subendo un torto, devo aiutarlo. Non posso dirgli che deve perdonare e così lavarmene le mani.

Occhio per occhio... E' meglio che niente, ma Gesù punta a salvare chi ci ha fatto del male, perché per lui è un figlio di Dio, come noi.

Buona domenica.