Omelia (12-02-2023)
don Michele Cerutti


Il Santo Padre, Papa Francesco, richiama molto spesso i presbiteri alla responsabilità della predicazione. Non vi nascondo che la Parola di Dio questa domenica ha lo scopo di provocarmi perché mi invita a un sano esame di coscienza perché la predicazione è vera e autentica se chi la propone la sa vivere sull'esempio di Gesù che in questo discorso della montagna si mette in prima linea vivendo punto per punto ciò che chiede di vivere.

Non basta dire non ho ucciso nessuno oppure non commetto adulterio. Non basta dire quindi rispetto i comandamenti.

Il salto che bisogna fare è passare dal rispetto formale alla pienezza che è l'amore.

Non uccidere, non vuol dire solo non ho ammazzato nessuno, ma domandarsi col mio parlare ho diffamato?

Il Santo Padre da questo punto di vista ci esorta a ridurre il chiacchiericcio che porta poi agli eccessi del distruggere il fratello.

Non lo si fa fuori fisicamente, ma si crea terra bruciata intorno. C'è un episodio della vita di San Filippo Neri che mi rimane sempre in mente. Una volta in un mercato il Santo incontrò marito e moglie, noti per il loro parlare male delle persone. Filippo li provocò chiedendo loro di portare un pollo non spennato in casa sua. Nel tragitto qualche penna cadde da terra e una folata di vento disperse le piume. Il Santo chiese a questa coppia di recuperare le penne perdute, ma questi risposero che era impossibile.
L'occasione fu quella di richiamare questi alla responsabilità di quello che il loro parlare provocava disperdendo menzogne.

Il nostro parlare rischia di essere come queste piume che disperse non si possono più raccogliere.

Non ci sono ambienti in cui questo male non è entrato.

Pensiamo all'ambiente di lavoro dove per far carriera bisogna tagliare all'altro le gambe con il nostro parlare calunnioso e diffamatorio.

Pensiamo al linguaggio dei mezzi di comunicazione dove il frapporsi di voci nei dibattiti spingono poi l'uno o l'altro ad accuse gratuite.

Gli ambienti ecclesiali a volte rispecchiano la nostra società e quindi il nostro modo di affrontare le questioni e anche qui non mancano piccoli sgambetti fatti di parole non belle e che non edificano il fratello anzi lo demoliscono.

Ci prepariamo al tempo di Quaresima con i propositi che questa ci pone per prepararci alla Pasqua e forse il digiuno a cui sottoporci veramente è quello dall' astenerci dal chiacchiericcio e penso ne gioverebbe la nostra salute spirituale.

Il brano evangelico va oltre. Mi ricordo qualche anno fa una signora affermare, dopo aver ascoltato questo brano, l'inattualità dell'invito di Gesù oggi.

Non commettere adulterio vuol dire vivere con la purezza dello sguardo.

Oggi non mancano motivi di inquinamento dell'immagine e la Parola ci invita proprio a riscoprire uno stile di dolcezza proprio anche negli sguardi.

Il Signore ci ha donato gli occhi, ma anche le palpebre per chiuderli.

Non vuol dire andare a testa bassa o con i paraocchi, ma saper vedere con purezza ciò che ci circonda.

Colpisce come oggi un film non possa andare avanti se due persone non sono a letto insieme e non ci rendono partecipi della loro intimità.

Purtroppo tutto ciò influenza le nostre relazioni.

Interpelliamoci su cosa voglia dire oggi vivere i comandamenti dando questi un'anima non una semplice formalità.

Il perno del tutto è la legge dell'amore.