Omelia (11-12-2005)
don Bruno Maggioni
Giovanni Battista, testimone del Dio 'presente'

Il Vangelo della terza domenica di Avvento è un passo composito, ma il suo tema è sostanzialmente unitario: la testimonianza. Questa parola costituisce il tema dei versetti (1,6-8) stralciati dal prologo, e fa da titolo alla sezione successiva (1,19): «Ecco la testimonianza di Giovanni». È fuori dubbio che questo sia il tema che l'evangelista intende soprattutto sottolineare.
Il Battista è presentato come una persona nota ai lettori. Nessun tratto biografico su di lui, né alcun cenno alla sua predicazione. La sola cosa che interessa è la sua testimonianza resa a Gesù. Con una precisazione: «Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce» (1,8). Sembra di scorgere in questa battuta una nota polemica contro certuni che esaltavano il Battista a scapito di Gesù. La stessa preoccupazione è avvertibile più avanti (1,20-21), quando il Battista afferma energicamente di non essere il Messia, né Elia, né il profeta. È semplicemente una voce che annuncia, un testimone che attira l'attenzione su Qualcuno che è più importante. Il vero testimone indica il Signore, ma subito si tira da parte. Ha paura di rubare spazio al Signore.
La testimonianza è un concetto cristianamente molto importante. Ha sempre come oggetto la persona di Gesù. È sempre ordinata alla fede: «Perché tutti credessero per mezzo di lui». Ed è sempre collocato in un contesto conflittuale, di opposizione e di giudizio. Nel nostro caso il conflitto è fra la luce e le tenebre, l'accettazione e il rifiuto. È tipico del quarto Vangelo ritenere che il processo attraversi tutta la storia umana. Ci fu il processo di Gesù, e ci furono in seguito i processi dei discepoli. Il processo è sempre aperto, tra il mondo e Gesù. La fede e l'incredulità.
Nel passo c'è una seconda sottolineatura non priva di qualche importanza. Il Battista non attira l'attenzione su un Messia assente che verrà, bensì su un Messia già in mezzo a noi e che noi non conosciamo: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (1,26). Giovanni è il testimone di un Dio già qui. La sua presenza è già fra noi, ma è da scoprire e non tutti la vedono, e perciò occorre un profeta che la additi. Ora tocca alla comunità cristiana sostituire il Battista nell'additare al mondo un Cristo già presente nel mondo.