| Omelia (11-12-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Interrogazione Potremmo titolare il vangelo: l'interrogazione. Ogni interrogazione, a livello scolastico, è fonte di timore e di preoccupazione. Con il vangelo sottomano, ogni interrogazione diventa fonte di gioia. Perché? L'interrogazione, infatti, è occasione di rivelazione, di esplicazione ed espansione della potenza dello spirito della verità e della sua energia. Ecco perché ogni interrogazione, nella fede, diventa occasione per accrescere la potenza e l'energia del segno, cioè la testimonianza. Il mondo di oggi, con tutte le sue problematiche, è comunque positivo, perché ci interpella e ci interroga, richiamandoci all'essere segno, noi stessi, e a sintonizzarci meglio con la verità che ci rende segni. E questo non può che essere motivo di gioia. Liturgicamente, cioè nel mistero che si compie, la domenica di oggi è chiamata 'gaudete' perché invita ad esprimere la gioia finora ancora sottintesa negli eventi del mondo e degli altri che ci interrogano, ponendoci ora in esposizione per rivelare a noi stessi e agli altri la gioia della verità. Ogni contrarietà, rivisitata con la fede, diventa quindi occasione per la risposta al mondo e agli altri della verità che siamo e che viviamo. Ogni contrarietà è una maestra che interrogandoci ci invita a procedere, a maturare, a riesprimere nela vita quello che professiamo con le idee, con le parole e con le opere. Il testimone del vangelo diventa il paradigma e il modello della preparazione anche per noi, per essere a nostra volta testati e trovati degni di possedere e di riesprimere la verità che, nello spirito dell'attesa dell'avvento, si pone in cammino accanto a noi, per essere ritrovata da noi e da ogni uomo come incarnazione del mistero natalizio. |