Omelia (17-03-2002)
don Roberto Rossi
Io sono la Risurrezione e la vita

"Io sono la Risurrezione e la vita. Chi crede in me non morirà in eterno"

Il nostro rapporto vitale con Cristo Salvatore si fa sempre più profondo, in questo itinerario quaresimale. Cristo che si è fatto solidale con la debolezza degli uomini (dalle tentazioni nel deserto alla morte sulla croce) è il Figlio di Dio. Egli è l'acqua per la nostra sete, la luce per le nostre tenebre, la vita nella nostra fragilità e nella nostra morte. Questo itinerario quaresimale ci aiuta a prendere sempre più coscienza di ciò che è avvenuto in noi attraverso il Battesimo e di ciò che siamo chiamati a vivere, nella grazia e dignità di figli di Dio, passati dalla morte alla vita, in Cristo Gesù.

Questa quinta domenica di Quaresima è come un annuncio e un anticipo della Pasqua. Il tema fondamentale della liturgia odierna si riassume, infatti, in una sola parola: risurrezione. - Nella prima lettura "risurrezione" è un'immagine potente a cui fa ricorso il profeta Ezechiele per ridare speranza ai suoi compatrioti sfiduciati: l'esilio è come una "morte", ma lo spirito di Dio può fare l'impossibile: "Aprirò le vostre tombe e vi risusciterò...". - Nel Vangelo la "risurrezione" diventa un fatto reale e un segno: Gesù richiama alla vita Lazzaro, morto da quattro giorni, e proclama: "Io sono la risurrezione e la vita...". - La seconda lettura richiama l'evento della risurrezione di Gesù, operato da Dio Padre mediante il suo Spirito: quello stesso Spirito di Dio che "ci fa passare dalla morte alla vita" nei sacramenti e che costituisce anche per noi principio e garanzia di risurrezione al di là della morte.

Oggi tutto parla di risurrezione e di vita. Il Vangelo ci presenta Gesù che si immerge totalmente nella condizione di morte che regna nel mondo e nel cuore dell'uomo. Lo fa dal momento dell'incarnazione, assumendo la nostra natura corruttibile e mortale. Oggi lo vediamo davanti alla tomba del suo amico Lazzaro. Nell'amico è rappresentato l'uomo che cerca un senso alla sua esistenza e vede nella morte il suo inesorabile destino. Cristo, Signore della vita, incontra questo destino di morte dell'uomo e lo vince. La morte non sarà più l'ultima parola, ma per i credenti in lui sarà solo il passaggio dalla vita mortale ad una vita incorruttibile ed eterna. Lazzaro, "risvegliato" da Gesù, torna vivo e il suo uscire dal sepolcro è profezia di quell'alba, il mattino di pasqua, in cui le donne, andate con oli profumati ad imbalsamare il corpo di Cristo, riceveranno l'annuncio che colui che cercavano è risorto.

Gesù, venuto a conoscenza della malattia del suo amico afferma che non è "per la morte ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato".

L'incontro di Gesù con Marta è il centro del racconto. "Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Al termine del dialogo Marta professa la sua fede, il suo abbandono fiducioso in Gesù che proclama: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà". "Tuo fratello risusciterà". "So che risusciterà nell'ultimo giorno". "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi tu questo?". "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che deve venire nel mondo". La fede è l'unica condizione posta da Dio per la risurrezione: Marta è invitata da Gesù a prendere una decisione che sfocia in queste parole: "Sì, io credo".

Gesù vuol far capire a Marta: se tu credi, la frontiera della morte è superata e abbattuta. Davanti a Cristo, Signore della vita, non conta più nessuna cosa di questo mondo, neppure la morte. Cristo è Dio e solo Lui può dire: Io sono la risurrezione e la vita.

Gesù scoppia in pianto di fronte alla tomba di Lazzaro. La piena fiducia nel Padre non dispensa da tutto il dolore umano. Gesù è solidale con tutte le nostre sofferenze le nostre morti: in tali situazioni ci è accanto per salvarci.

Gesù disse: "Togliete la pietra"; poi gridò: "Lazzaro vieni fuori!". E' il suo comando, è il momento in cui ci fa conoscere la potenza infinita del suo essere Dio.

Anche noi siamo chiamati a esprimere la nostra fede, come Marta: Io credo Signore che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. Credo che tu sei la Risurrezione e la vita. Credo che attraverso la morte - quando verrà - mi farai partecipe della tua vita per sempre, perché hai detto: chi vive e crede in me, non morirà in eterno.

Di fronte a certe filosofie o ideologie, di fronte alle sottili tentazioni che si presentano spesso con un certo fascino orientale. noi crediamo alla vita dopo la morte come ci assicura Cristo Signore, o ci lasciamo andare alla convinzione che con la morte finisce tutto, oppure crediamo alla reincarnazione o ad altre teorie del genere?

"Tu sei la mia vita Signore! Credo, aiutami a credere sempre di più e salvami!"