| Omelia (20-11-2005) |
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* Oggi celebriamo e proclamiamo Cristo re dell'universo. Tre sono le immagini che la Parola di Dio ci offre di questo re. Il nostro re è un pastore che ha cura delle pecore, le raduna per condurle al pascolo, va in cerca della pecora smarrita, si prende cura della malata. Ancora una volta l'immagine del pastore che ama le sue pecore, che vive per le sue pecore, che spende tutte le sue energie per conservare il suo gregge e proteggerlo dai pericoli. Il gregge è il bene più prezioso per il suo pastore, è la sua ragione di vita. Il Signore si confessa così legato al suo gregge da dedicargli la vita. La prima immagine ci presenta dunque un re-pastore, un re-guida, per il quale ogni pecora è un bene unico, inperdibile. * San Paolo ci mostra Cristo re potente. Tanto potente da ridurre al nulla ogni potere, da ridicolizzare ogni autorità, da sottomettere ogni cosa, da annientare addirittura il nemico peggiore di ogni essere umano che è la morte. Un Cristo riepilogatore, che ricapitola la vita di ciascuno e dell'umanità intera per dare ad essa un filo conduttore, un senso profondo in Dio. Cristo Provvidenza che nascostamente interviene nella storia personale e collettiva per riportare tutto al Padre, per purificare ogni cuore rendendolo degno di divenire dimora di Dio, perché Dio sia tutto in tutti. Cristo re di speranza nella vita che nella morte si rinnova e non si annulla. * Il Vangelo infine ci consegna l'immagine di Cristo re giudice. Quello che colpisce nel giudizio del Figlio dell'uomo è che gli uni che hanno fatto il bene e che conquistano il Paradiso così come gli altri che non hanno fatto il bene e pèrdono per sempre l'amicizia di Dio, vengono giudicati sulla loro umanità. Né gli uni né gli altri infatti hanno agito riconoscendo o disconoscendo la presenza di Dio nelle persone che la Provvidenza ha posto sul loro cammino. Si salvano coloro che hanno aiutato l'uomo solo, sofferente, povero, malato, prigioniero, perché uomo, per umanità. Che grande insegnamento! E' la mia umanità che mi salverà, non la teologia o la filosofia. Solo la compassione, la comprensione, la condivisione dell'essere uomini. L'umanità è dunque pienamente immagine di Dio. Per quanto deturpata dal male, devastata dalla sofferenza, rimane immagine del creatore. E ci salviamo se riconosciamo e ci doniamo per / a / in questa umanità. Il re giudice allora si limiterà a prendere atto della nostra situazione di persone aride, fredde e cieche o, al contrario, della nostra umanità appassionata, partecipe, operosa. * Per ritrovare la nostra umanità lasciamoci guidare da Gesù pastore. Per ritrovare l'ottimismo e la fiducia per continuare ad amare nonostante tutto, guardiamo a Gesù re potente che garantisce con il suo sigillo eucaristico l'eternità del nostro bene. Per meritarci Dio impariamo a meritarci gli uomini. Commento a cura di Stefano e Teresa Cianfarani |