| Omelia (20-11-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Ignoranti regnanti? Il richiamo evangelico ci dovrebbe far sobbalzare: chi fa il bene e chi fa il male è incosciente: non cosciente di farlo! Ma noi non sobbalziamo e non ci smuoviamo affatto, proprio perché, in fin dei conti, anche noi apparteniamo a questa schiera di ignoranti nel bene e nel male. "Quando mai..?" Anche noi, ci richiama il vangelo, siamo ancora incapaci di vedere in atto il "regno di verità, di giustizia e di vita, regno di pace". Non crediamo che queste realtà così importanti entrino in noi, "dentro". La verità, la giustizia e la pace, la fede e la vita stessa, le vediamo tutte come realtà sopra, fuori e oltre l'umanità, non concrete e unite a noi. Ecco perché, in queste cose, noi non ci crediamo fino in fondo, e non daremmo mai né la vita né un'unghia per esse. Ed ecco perché siamo ignoranti di esse. Il vangelo ci invita all'intelligenza della vita, alla saggezza, come dono che ci permette di essere regnanti: prima di tutto su noi stessi, e quindi capaci di rendere presente il regno della verità con gli altri; e il regno del dialogo e del perdono, dell'accettazione e dell'accoglienza della vita. Essere re: ecco a che cosa ci invita il vangelo. Non solo re, ma regnanti su ogni cosa e nei confonti di ogni persona: comportarci da regnanti: mai da succubi o da sudditi di qualcuno o di qualche cosa, o delle situazioni o delle illusioni, fossero anche quelle della fede. Ecco perché il vangelo ci invita a rendere presente il "regno di libertà". Ciascuno di noi è invitato ad essere re universale: in ogni occasione e di fronte a tutti, senza alcuna accezione o eccezione. E si parte non dalla grandezza infinita degli ideali o delle astrazioni, ma da quella parte atomica che racchiude il tutto come in una biopsia: si parte dalla piccolezza, dall'ultimità, dalle cose e persone del quotidiano. Solo così siamo già regnanti adesso e qui, entrati quindi nel regno. Altrimenti, siamo in attesa e nella speranza illusoria di qualcosa che non c'è se non nei nostri ingannevoli desideri, dimenticandoci di cogliere l'occasione del presente che ci sta di fronte ora e ci sta incoronando. |