| Omelia (13-11-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Il talento della paura La paura oggi ci frena in tutto, anche nella fede. Succede che invece di esprimere la fede, la comprimiamo perché nessuno la veda, la nascondiamo sotto il terreno del mondo. E allora, la fede non vive e non ci fa vivere, e non ci permette più di far fruttificare i doni che abbiamo. Diventiamo inermi e fannulloni, incapaci e inadatti ad ogni lavoro. La paura ci ricorda che non siamo onnipotenti, che abbiamo bisogno di uno che ci curi, che ci guidi e ci sorregga e corregga, che ci richiami, anche in modo energico, a riprenderci il dono della vita e della gioia, superando ogni paura. La paura, quindi, è già un talento, in effetti, se vissuta oggettivamente. In quanto ci permette di valutarci e di pesarci come siamo in realtà, e non come crediamo di essere. Grazie alla paura, possiamo ricorrere alla fede, e alla autenticità di essa. La paura, che ci domina ogni giorno, può diventare anche il talento che ci spinge all'interesse vero, a raddoppiare e a triplicare le realtà. La paura ci spinge...verso l'alto e verso il basso, verso il negativo o verso il positivo. Dipende da noi lasciarci gestire e schiavizzare, imbambolare da essa; oppure, coglierla come propulsione catalizzatrice verso il meglio di noi e degli altri. La paura è un carburante efficacissimo verso ciò che noi la guidiamo. La parabola evangelica non solo ci richiama a non aver mai paura, ma è altamente rinnovatrice e rivoluzionaria nel nostro mondo e modo di vivere, in quanto ci invita a cogliere ogni realtà che sta alla porta della nostra vita come realtà da trasformare in potenza rinnovante per noi e per il mondo. La parabola ci invita a cogliere i talenti che si raddoppiano, triplicano e moltiplicano a dismisura e con abbondanza nella vita, e che forse non sappiamo ancora vedere, cominciando a riconoscerli anche nelle realtà negative e disgrazianti, che forse per noi sono proprio oggi le più preziose e interessanti per far fruttare noi stessi e il mondo. La parabola ci invita ad aprire gli occhi e il cuore al grande tesoro che anche oggi la vita ci riversa con abbondanza. |