| Omelia (06-11-2005) |
| don Remigio Menegatti |
|
Ha sete di te, Signore, l'anima mia (219) Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature La prima lettura (Sap 6, 12-16) esalta la sapienza, e suggerisce l'importanza di cercarla e la facilità di trovarla. Infatti attraverso di essa Dio desidera entrare in contatto con quanti desiderano comprendere e seguire le sue proposte; queste hanno come obiettivo la salvezza dell'uomo. Lui che non rimane chiuso nella sua divinità, ma esce invece incontro a noi, perché la nostra ricerca non risulti vana e i nostri desideri si dissolvano in un'illusione. Il vangelo (Mt 25, 1-13) presenta la parabola delle 10 ragazze che attendono il ritorno dello sposo; ciò che fa la differenza è la prudenza che nasce dalla saggezza. Per chi desidera veramente incontrare Dio, che del resto viene incontro per invitare alla sua festa di nozze, nessuna situazione crea una difficoltà tale da impedire questo incontro. Appare chiaro l'ultimo invito di Gesù: "Vegliate dunque...". Salmo 62 O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anéla la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua. Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode. Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. Nel mio giaciglio di te mi ricordo penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all'ombra delle tue ali. Il salmo inizia con una professione di fede: "tu sei il mio Dio", e prosegue con un'invocazione che manifesta il desiderio di stare con il Signore. Un bisogno profondo, intenso, tale da assomigliare alla terra riarsa, che attende la pioggia per fiorire e donare i frutti. È tutto l'uomo, anima e corpo ("la mia carne") a provare il desiderio intenso del Signore. Un desiderio che si alimenta nel ricordo dei doni ricevuti: "sei stato il mio aiuto". Notte e giorno ci si coinvolge in questa ricerca: "all'aurora ti cerco", "nel mio giaciglio di te mi ricordo, penso a te nelle veglie notturne". È come un pensiero fisso che però crea serenità, e non paura. Il ricordo dei suoi doni apre alla preghiera: "nel tuo nome alzerò le mie mani...e con voci di gioia ti loderà la mia bocca". La preghiera diventa pubblica nel pellegrinaggio al santuario, per sciogliere il voto rivolto a Dio nel momento del bisogno, quando ha manifestato la richiesta all'Altissimo. Un commento per ragazzi "Questa notte restiamo svegli; aspettiamo l'alba!" è un bel proposito che anima certe giornate estive, nelle vacanze con la famiglia o al campo con il gruppo parrocchiale. Ci si prepara, si pregusta l'avventura e l'assoluta novità, si assapora il gusto di sentirsi grandi, di essere capaci di questa impresa. Un'avventura veramente bella, se non succede che poi, il giorno dopo, il cielo si rivela così nuvoloso che a mala pena ci si accorge che il sole è sorto. Pazienza, non possiamo farci niente! Non siamo i maghi della pioggia! Una delusione decisamente più grande ci prende quando l'avventura sfuma non tanto per motivi meteo, quanto invece per la nostra stanchezza. Pensavamo che fosse più facile; credevamo che seduti attorno al fuoco a cantare e parlare non ci sarebbe venuto sonno, che il freddo del mattino, anche in estate, non sarebbe stato più intenso della nostra volontà. E così può succedere che ci risvegliamo, indolenziti e infreddoliti quando il sole è abbastanza alto nel cielo. Peccato! Ma si può sempre ritentare domani. Ci sono infinte altre possibilità. Questo non avviene invece per le ragazze che attendono l'arrivo dello sposo. Non ci si sposa tutti i giorni! E non si può riprovare domani quello che non ha funzionato oggi. Bisognava pensarci prima; dimostrare molta più prudenza e saggezza. Non per nulla Gesù – che assume il ruolo dello Sposo per la Chiesa, sua sposa (Ap 22,17) – conclude con un chiaro invito alla vigilanza: "Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l'ora". Un giorno e un'ora che non devono spaventare: non si tratta di una tragedia da evitare. Si parla di festa di nozze e si annuncia un dono, un motivo di gioia. È un invito importante quello che ci viene rivolto dallo Sposo; un invito che abbiamo accolto con entusiasmo, che ci ha dato la carica. Un entusiasmo non superficiale, legato solo al gruppo; se vanno gli altri vado anch'io; aspetto a vedere cosa decidono i soliti leaders del gruppo. La solidarietà, in questo caso, non è una qualità da valorizzare. Si tratta di decidersi, anche da soli, perché il dono è troppo importante per rischiare di perderlo. Un dono affidato a tutti, perché tutti noi siamo invitati a queste nozze e ne traiamo motivo di gioia. "Beati gli invitati alla cena del Signore", ci sentiamo dire ogni domenica nella messa. Non fermiamoci, per carità, alle prime parole della risposta; non prendiamo troppo sul serio il "Non son degno". Se mai andiamo oltre ripetendo anche "di' soltanto una parola e sarò salvato". Siamo come chi, sapendo bene di aver sonno e di rischiare di rinunciare alla festa, chiede la compagnia di Gesù per non addormentarsi e ritrovarsi escluso. Un suggerimento per la preghiera Signore, vogliamo essere svegli; ragazzi che riescono anche nelle imprese più importanti; ragazzi che accettano, e superano, nuove sfide. Rendici attenti alla tua Parola, capaci di ascoltarla e generosi nel rispondere; rendici vigilanti per non mancare le grandi occasioni in cui tu ci vieni incontro e ci offri l'occasione per crescere nella tua amicizia. Tu ci inviti alla tua festa perché la tua casa sia piena della nostra vivacità, e manifesti la grandezza del tuo amore; un amore che non conosce confini e limiti. |