| Omelia (16-10-2005) |
| padre Paul Devreux |
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E' famosa questa battuta di Gesù, oggi potremmo dire: non confondere il sacro col profano. I farisei sono convinti di aver trovato un argomento per incastrare Gesù, perché se dice che bisogna pagare le tasse è un debole, se dice che non vanno pagate è un estremista e va arrestato. Gesù risponde con molta abilità e ironia. Non voglio cercare di analizzare il senso di questa battuta, proprio perché la ritengo una battuta sì intelligentissima, ma pur sempre una battuta. Mi sembra invece molto importante domandarci perché questi farisei cercano di coglierlo in fallo? Abbiamo visto per quattro settimane ciò che Gesù predica per cercare di rivelare il volto di un Dio che ama l'uomo ed è sempre pronto ad aiutarlo. Perché tanta diffidenza? Dà noia il Dio che Gesù presenta? No, ma fa paura. Fa paura perché se provo a crederci e poi scopro che non è vero ci rimango troppo male, paura di sbilanciarsi e poi cadere nel vuoto, paura di essere deriso e tacciato di credulone. E' una paura legittimata da tante esperienze negative e umane. Dio viene per aiutare l'uomo nei suoi bisogni più vitali, ma l'uomo ha paura dei suoi bisogni per cui si difende, come un bambino adottato da poco che mette alla prova i suoi nuovi genitori, terrorizzato all'idea di affezionarsi, di crederci e poi ritrovarsi di nuovo in orfanotrofio. Tutti i giorni sento persone in difficoltà che preferiscono mettere Dio alla prova, che domandano dov'è questo Dio, perché permette certe cose e non interviene! Piuttosto che provare a pregare e a consegnare a lui le loro sofferenze e bisogni. Signore, donami di crescere nella fiducia in te e nelle tue promesse, e dona a tutti quelli che riescono a credere in te di intercedere per coloro che non ci riescono e ne hanno bisogno. |