Omelia (10-03-2002)
padre Ermes Ronchi
No alla teologia del castigo

Il vangelo racconta la conquista della luce. Quante volte ho visto spegnersi occhi intelligenti e acutissimi che dicevano di vedere e prevedere anche il domani. Basta una lacrima e i contorni delle cose si oscurano e gli orizzonti si spengono. Basta il velo di qualche lacrima, un evento doloroso che preme e diventiamo come ciechi, il cielo si fa nero e ogni strada è senza uscita. Gli occhi che portano lontano vanno conquistati, non sono un prodigio di nascita. Gesù non cessa di ripeterlo: il Vangelo è là per coloro che vogliono imparare e vedere oltre la superficie dei fatti e delle cose. La vista va conquistata, la capacità di vedere oltre le apparenze va raggiunta. Come? Guardando la vita come la guarda Dio: l'uomo guarda le apparenze. Dio guarda il cuore (1 Sam 16,7) Come? Posando come Gesù il cuore e le mani sul volto del fratello che soffre. In realtà è la luce che cerca me, che mi si fa vicina, che mi passa accanto e mi vede: Gesù passando vide un uomo cieco. E subito inizia tutta una piccola liturgia di dita, di acqua, di saliva e di fango, liturgia di Cristo attorno al viso di un cieco, attorno al nuovo tempio di Dio che è il corpo dell'uomo. Chi è colpevole, lui o i genitori? Gesù lascia ad altri l'analisi del male, lui guarisce; annulla la teologia del castigo (non è Dio che spegne gli occhi dei suoi figli, non è lui che manda il cancro) e ritorna alla teologia della creazione, a un Dio ancora e sempre intento a fare e a rifare l'uomo.

Spero tanto di essere diverso dai Farisei che il Vangelo oggi ci mostra. Sì, perché di fronte alla gioia di un pover'uomo che vede per la prima volta il sole e gli occhi di sua madre, anche gli alberi, se potessero, applaudirebbero, anche i fiumi batterebbero le mani, come dice il salmo. Loro, no. I Farisei sanno la teologia e la morale e dimenticano la vita; sono i puri che non perdono mai la testa, perché non si commuovono mai. E facile essere credenti senza bontà; è facile anche essere teologi e preti senza bontà. È facile ed è mortale. Funzionari delle regole ed analfabeti del cuore. Difensori della sana dottrina e indifferenti al dolore. Ma è l'uomo la strada maestra della Chiesa, sempre. I Farisei guardano alla teologia e non vedono l'uomo e il suo miracolo. Mettono Dio contro l'uomo ed è il peggio che possa capitare alla religione.

L'essenza etica del cristianesimo è il valore assoluto di qualsiasi persona umana. L'opposto di ciò che pensano i Farisei di sempre. C'è più vita nel grido di un uomo ferito che in tutti i libri. Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso (Dostoewskij), e vedrai oltre le apparenze, vedrai l'essenziale invisibile agli occhi.