| Omelia (09-10-2005) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Dalla Parola del giorno Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte. Come vivere questa Parola? È una visione escatologica quella che Isaia oggi ci propone. Una visione a largo respiro, dove tutti i popoli trovano posto, perché il banchetto è imbandito per tutti coloro che accolgono l'invito, a qualunque razza o religione appartengano. Sì, non vi sono preclusioni: il cristiano, l'ebreo, il mussulmano, l'agnostico e lo stesso ateo si vedono recapitare l'invito. Le barriere le abbiamo elevate noi. Dio è Padre di tutti e da tutti vuole rimuovere la "coltre" che impedisce alla sua luce di filtrare. Una visione di gioia, quindi. Una visione a cui, forse, chi ha più dimestichezza con la Bibbia (noi cristiani) rischia di non prestare più tanta attenzione. Per questo il richiamo alla gioiosa speranza, che conclude la pericope, finisce col non avere più alcuna risonanza in noi. In effetti c'è da chiedersi: nel mondo, oggi, ha ancora senso parlare di "speranza"? E noi cristiani le riserviamo un posto accanto alla fede e alla carità? Ma può ancora definirsi "cristiano" chi ha radiato dalla sua vita questa virtù tanto importante quanto dimenticata? L'accostamento dei due versetti ci dice che la speranza cristiana è fondata in Dio e per questo non attende di sperimentare il pieno e definitivo compimento della promessa per esultare. La speranza cristiana è certezza che permette di forare la coltre tenebrosa che tenta di soffocare il mondo, e così di "vedere" e di "gioire" già sin d'ora di quanto il Signore sta attuando. Ma c'è di più: la speranza è come una piccola fiamma che ci è stata posta tra le mani perché con essa riaccendiamo nei cuore la nostalgia dell'"oltre". L'uomo di oggi rischia, infatti, di annegare nel mare della disperazione, perché non riesce più a guardare in alto, né a percepire l'intimo richiamo di un Dio che non cessa di bussare alla porta di ogni cuore. Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi soffermerò a considerare quanto spazio riservo nella mia vita alla speranza e quanto essa influisce sulla concretezza del mio vivere. La trasferisco tutta in un futuro più o meno evanescente o veramente illumina le mie giornate, permeandole di gioiosa esultanza o almeno di sereno e confidente abbandono? Signore, se le mie giornate non sono percorse dalla gioiosa esultanza che nasce dalla consapevolezza di essere nelle tue mani, già qui e ora, è perché la mia fede è debole. Ti prego, irrompi in me con la forza del tuo Spirito, rimuovi la cenere che impedisce al fuoco dell'amore di ardere liberamente e fa' che la speranza torni a illuminare i miei giorni e ad effondersi incoraggiante intorno a me. La voce di un testimone dei nostri giorni Speranza è credere nell'avventura dell'amore, puntare sugli uomini e saltare allo scuro fidando in Dio". Helder Camara |