| Omelia (09-10-2005) |
| don Bruno Maggioni |
|
Se l’invitato non ha la veste nuziale Nella prima lettura della Messa il profeta Isaia (25,6-10) sogna un grande raduno di tutti i popoli. L'immagine è quella del banchetto: «Un convito di carni grasse e di vini pregiati». La nota più sottolineata è l'universalità: «per tutti i popoli». Non più l'oppressione e l'arroganza, ma la pace e la libertà: «Il canto dei tiranni si affievolisce». Questa grandiosa speranza del profeta non poggia sull'uomo, ma unicamente su Dio. È la solidità della sua Parola («una roccia perpetua»: 26,4) che autorizza a sperare anche in tempi di disperazione. E queste pagine furono infatti scritte in tempo di disperazione. Secondo diversi commentatori Gesù avrebbe raccontato la parabola del banchetto per spiegare come mai la sua predicazione veniva rifiutata dai praticanti e veniva invece accolta dai pubblicani e dai peccatori. Matteo poi, a sua volta, avrebbe ripreso la parabola per spiegare il fatto che il Regno è passato dai giudei ai gentili: voi avete rifiutato, così la salvezza è passata ai pagani. È il solito paradosso: il popolo di Dio rifiuta il Messia e il suo Vangelo, mentre gli altri, i lontani, lo cercano e lo accolgono. Questo paradosso racchiude (ed è così che noi oggi lo dobbiamo leggere) un severo e pressante avvertimento per noi cristiani: l'appartenenza alla Chiesa non ci pone al sicuro. Può accadere anche oggi che i vicini rifiutino Cristo e i lontani lo cerchino. Se però leggiamo la parabola accanto al passo di Isaia (prima lettura) allora lo spunto da sottolineare è l'universalità. I servi invitano al banchetto tutti gli uomini, buoni e cattivi, che incontrano ai crocicchi delle strade. L'appello è rivolto a tutti e la sala deve essere, comunque, riempita. Il corrispettivo ecclesiologico di questo universalismo è che la Chiesa deve rivolgere a tutti, senza distinzioni, il suo invito alla salvezza. Ma ci sono anche altri spunti. Per esempio l'avvertimento che l'ora è decisiva: non si può differire, tutto è pronto, la sala deve essere subito riempita. Di fronte all'appello del Vangelo non è permesso essere distratti né esitanti. O anche il tema del giudizio. Il re non solo punisce gli invitati che hanno rifiutato, ma giudica anche l'invitato senza la veste nuziale. Il giudizio non riguarda soltanto i primi invitati, riguarda anche i secondi, quelli che hanno accettato l'invito e possono illudersi di essere a posto. Il giudizio riguarda anche noi. L'essere entrati nella sala non è ancora una garanzia. |