Omelia (02-10-2005)
don Bruno Maggioni
Senza Dio l’uomo si perde

Il canto di Isaia 5,1-7 è un piccolo capolavoro, e prepara la parabola di Gesù. Il profeta si serve di un'allegoria per descrivere in profondità la monotona storia del suo popolo. Viste in superficie, le vicende di Israele sembrano varie, ma in profondità ripetono costantemente lo stesso motivo: da una parte l'amore di Dio, dall'altra il tradimento del popolo. Ma è una storia – dice Isaia – che non può continuare all'infinito. La pazienza di Dio ha un limite e ci sarà un giudizio (5,3). Dio si aspettava uva pregiata, e invece ebbe uva scadente (5,2). Fuori metafora: si aspettava giustizia ed ecco oppressione, si aspettava rettitudine ed ecco la disonestà (5,7). A questo punto non resta che il castigo: la vigna cadrà in rovina, non sarà più coltivata e vi cresceranno rovi e pruni. Ma il castigo di Dio non è mai per sempre. Le minacce di Dio sono per convertire, non per distruggere.
È chiaro che la parabola di Gesù ricalca il canto della vigna del profeta, introducendo però almeno due precisazioni. La prima è che il peccato non consiste semplicemente in una generica disobbedienza a Dio, ma nel fatto ben più preciso che vengono uccisi i profeti e, alla fine, lo stesso Messia. Si tratta di un duro giudizio su Israele, ma se Matteo lo riporta è perché costituisce un perenne avvertimento anche per i cristiani.
La seconda precisazione è che il castigo consiste nel fatto che il Regno sarà tolto ai capi d'Israele e sarà dato ai pagani. Sarà tolto ai vicini e passerà ai lontani. Anche questo è un duro giudizio, ed è un perenne monito per i cristiani. Dio è fedele al suo popolo, alla sua comunità, ma non al punto che il suo disegno di salvezza venga interrotto e che le sue esigenze di verità e giustizia vengano messe da parte. Se i cristiani rifiutano, le sue esigenze di giustizia troveranno altrove il modo di esprimersi.
A questo punto è opportuno aggiungere un'altra precisazione. Nell'allegoria di Isaia il padrone si aspettava uva pregiata e invece ha trovato uva scadente. Nella parabola invece non è anzitutto questione di frutti. I contadini non vogliono riconoscere il padrone come tale. Questo è il loro peccato. Si comportano come se la vigna appartenesse a loro. E quando uccidono il figlio lo dicono chiaro: vogliono farsi eredi e padroni. Ma rifiutando la signoria di Dio, rifiutano la pietra angolare, l'unica che tiene il mondo in piedi. Senza il riconoscimento di Dio, il mondo non sta in piedi, la convivenza si frantuma.